Monster Hunter - KasoKaos


#1

Indice

[details=Prefazione]Provo a proporvi questa “esercitazione di scrittura” scritta in giornata, visto che l’ho impostata non tanto per essere una vera e propria storia ad episodi, ma più un testo atto (come dice il titolo che gli ho affidato) ad esercitare le mie tecniche di scrittura.
Se vi interessa posso continuare con un’eventuale storia (che ho già pronta se dovesse servire), ma principalmente mi interessa sapere se avete trovato il testo interessante, facile da leggere o complesso: fatemi sapere che approccio avete avuto con questa lettura, se il filo del discorso si segue o ci si perde con le parole. Lasciatemi una critica in poche parole, sia essa positiva o negativa.[/details]

Capitolo 1

Era appena l’alba. Val Habar veniva svegliata dal primo sole d’estate, la stagione preferita dei paesani del luogo, dedicata al commercio e alla caccia, anche se cacciare d’estate tendeva a sfinire i cacciatori. I cittadini uscivano dalle abitazioni per recarsi sul viale della città, dove aprivano i loro chioschi: la mercante, originaria di Moga, raccoglieva alacremente i suoi articoli per esporli sul bancone; il fabbro riscaldava la forgia e dava le armi non vendute all’armaiolo, che li metteva in bella mostra nel suo angolo. Il cuoco preparava le sue spezie, il Wymporio apriva i battenti e la sala di raccolta suonò il Gong per invitare i cacciatori. Era iniziata la prima giornata d’estate a Val Habar.

Sophia, la dama della Gilda, aprì il suo chioschetto pur non appendendo alcun contratto per le missioni, visto che il vecchio cacciatore del Carovaniere aveva già completato tutti gli incarichi. Falco, il soprannome affidato dal cacciatore al Carovaniere, era fuori città, impegnato a cercare un nuovo talento. La dama andò a svegliare il cacciatore, che alloggiava nella nave della compagnia del Carovaniere: entrò nella camera e con tono rassicurante gli disse:
«Jake… Jake, svegliati. È iniziata l’estate.»
Jake, questo era il nome del cacciatore, non intendeva svegliarsi: aveva fatto baldoria la notte precedente. Inoltre, era un gran dormiglione.
«Jake - insistette Sophia - svegliati avanti, tutti sono già scesi nel viale. La mercante ha messo nuovi articoli, sai? Dovrebbero essere riviste informative, pare abbiano scoperto nuovi mostri. Non ti interessa saperne di più?»
Jake fece una smorfia, si rigirò nel letto e rimase in silenzio.
La dama allora spostò le tende, illuminando la stanza e le vecchie glorie del cacciatore: un completo da bardo della Gilda, uno stocco Santo che portava alla vita e la sua arma preferita, la Lama Susano, che lo accompagnò in tutti i suoi viaggi.
Tentò un ultimo approccio per svegliarlo, si mise a sedere sul letto e avvicinò la sua mano alla guancia del cacciatore. Una cicatrice era situata sul suo volto, che lo sfregiava dalla fronte fino al naso, passando per l’occhio sinistro. Nonostante tutto, l’occhio non aveva subito lesioni.
Sophia lo accarezzò dolcemente, passando tra i capelli folti e lunghi del cacciatore. Quando si avvicinò alla sua bocca, lui le baciò la mano, dicendole:
«È ancora la mano più morbida che io abbia mai toccato.»
Lei sorrise, lo guardò con i suoi occhi bruni che tendevano al dorato e aggiunse:
«E i tuoi baci sono ancora i più dolci e affettuosi che io abbia mai ricevuto.»
Lui aprì gli occhi: erano di un marrone scuro come i capelli, la guardò e le avvicinò una mano alla guancia.
«Non crescono boccioli di Dosbiscus così belli nel deserto. Sono stato fortunato a trovarti.» disse Jake.
«Sei stato così sdolcinato anche con le altre dame della Gilda?» chiese Sophia con tono ironico, ma leggermente inasprito.
Jake rise, uscì dalle coperte, si mise a sedere e, guardandola, le rispose:
«Nessuna merita i complimenti che io ti annovero. Dico davvero!»
Con questa risposta le si avvicinò, la baciò e si alzò. Tra loro c’era del tenero ormai da diverso tempo. Mentre lei si apprestava ad abbandonare la stanza, lui prendeva l’abito da bardo e iniziava ad indossarlo. Non passava giorno in cui non rimembrasse il momento in cui lo nominarono cavaliere della Gilda, titolo da lui ambito più di ogni altra cosa. Prese lo stocco che si dona ad ogni cavaliere e lo posizionò sulla vita, rinfoderato. Per ultima prese la Lama Susano, la sua compagna nelle avventure più pericolose ed epiche che da giovane aveva compiuto: Jake difatti quell’anno aveva festeggiato trentacinque anni e, pur essendo di sangue wyveriano da parte di padre, si sentiva già vecchio e vissuto. Guardandosi allo specchio, notò che doveva ancora farsi la barba e tagliarsi giusto un po’ i capelli, per evitare di farli crescere troppo. Prese la borsa degli oggetti e si apprestò ad uscire dalla nave, introducendosi nel viale.
In quel primo giorno d’estate il caldo era quasi asfissiante.


#2

Bella la storia magari potresti metterci anche dei combattimenti se dovesse continuare la serie, comunque a me è piaciuta molto! Continua cosi kaso :wink:


#3

Bella!!

Mi ricordo nel vecchio forum di alcuni utenti scrittori che tiravano fuori proprio delle belle storie, coinvolgenti e mai stancanti.
Questo sembra proprio uno di quei racconti.
Non ti do dei consigli sulla storia, perchè uno scrittore deve essere libero di scrivere ciò che vuole nella sua storia, ma dal metodo di narrativa mi aspetto tanto a livello di azione e colpi di scena.

“Mozzafiato” 10/10 - Ign


#4

Potrebbe essere interessante, ti consiglio di continuarla!


#5

Grazie, a questo punto proverò a proseguire nella storia, cercando di scrivere il più “periodicamente” possibile e affinando sempre di più le tecniche scrittorie :grin:


#6

Capitolo 2

Prefazione

Ok, proviamoci ancora. Faccio la mia solita prefazione, o briefing pre-lettura, dicendovi che per ora si tratta solo di esercitazione di scrittura, in questa parte ho cercato di inserire più dialoghi cambiando più spesso i personaggi. Spero sia di vostro gradimento. Vediamo come va questa volta, perché poi ci aspetta un altra prova e poi, se va definitivamente, si parte con la storia vera e propria (nel senso che da lì in poi inizio a scrivere periodicamente). Buona lettura.

Jake, attraversato l’uscio della porta, guardò in alto nel cielo: il sole non era ancora al suo apice, perciò non era ancora mezzogiorno. Abbassò poi lo sguardo verso il viale, ponendo attenzione ai vari mercanti e osservando i loro comportamenti: il fabbro stava forgiando uno spadone di ferro con i vari minerali che un giovane cacciatore aveva riportato. Prestò attenzione anche all’armatura che il ragazzo portava: era una semplice armatura in cuoio, leggera da trasportare e forniva una buona resistenza ai cacciatori alle prime armi. Jake sorrise, ripensando ai tempi in cui lui era nei panni di quel novellino. Spostò poi lo sguardo verso la commerciante che, col cuoco itinerante, un Felyne molto esperto nel settore culinario, discuteva probabilmente su qualche spezia.
Jake guardò poi verso la sala di raccolta, il luogo che preferiva di più di Val Habar: ogni giorno vi faceva un salto a scambiare due chiacchiere col maestro della Gilda e farsi uno o due boccali di birra. Per Jake, la sala di raccolta era un luogo pieno di ricordi: la prima volta che mise piede in una struttura di queste fu a Kokoto, nella sala del Villaggio. Aveva cinque anni all’epoca, e per lui fu come una rivelazione: osservò i cacciatori prepararsi ad affrontare una missione, brindare nel’ attesa e poi in fine partire. Inutile dire che il piccolo Jake provò a partire con loro, ma fu prontamente fermato dalla madre Rose, una giovane abitante della campagna. Quando il maestro della Gilda guardò il piccolo negli occhi gli disse:
«Un giorno sarai abbastanza grande per varcare quella soglia. Un giorno sarai abbastanza grande per diventare un cacciatore.»
Quel giorno giunse ai suoi sedici anni.
«Jake! - disse una voce nell’aria - Jake!»
Il cacciatore svuotò la mente dai ricordi e si concentrò sul presente. Si girò a destra e guardò il chiosco delle missioni: Sophia lo stava chiamando da un po’ ormai.
«Va tutto bene?» chiese la dama.
Jake riflettè un attimo, poi rispose:
«Si sì. Mi ero solo… Stavo… Stavo pensando a quello che ho fatto ieri sera.»
«E come pensi di poterlo ricordare? - chiese Sophia - Hai bevuto così tanto che rischiavi di ferire qualcuno se avessi provato a sguainare il tuo stocco!»
Jake rise, guardò la dama e le disse:
«Finora questa lama non ha sfiorato la pelle umana… E prego non debba farlo mai.»
La dama fece un sorriso forzato, poi aggiunse:
«Il maestro della Gilda voleva vederti. Perché non vai alla sala?»
Con queste parole, sulla bocca di Jake si manifestò un sorriso compiaciuto: quando il maestro della Gilda fa richiesta di un cacciatore può significare o una missione importante o una onorificenza. Così, senza farselo dire due volte, si indirizzò verso la sala di raccolta. A metà strada, ripensò però alle parole di Sophia, e, tra se e se, si disse:
«E se invece avessi fatto qualcosa di grave? Se volesse dirmi di dover ripagare qualche danno? Forse ho rotto qualcosa!»
Apprestandosi ad attraversare la porta della sala, Jake pregò per far sì che la seconda possibilità non divenisse realtà.
«Eccolo qui! Jake, dannazione, dobbiamo parlare di ieri!» disse il maestro della Gilda.
Fu allora che Jake perse il suo smagliante sorriso.
«Tra i boccali di birra e le canzoni cantate - continuò il maestro - abbiamo anche parlato di qualcosa di importante, che però temo di aver dimenticato… Stupido me! Tu per caso ricordi, Jake?»
In quel momento, il cacciatore emise un sospiro di sollievo, poi guardò il maestro e tentò di ricordare.
«Cosa riguardava? Questo lo ricordi?» chiese Jake.
Il maestro fece una smorfia come a far intendere che si stava spremendo le meningi, poi scosse la testa. Il cacciatore osservò intorno, cercando di guardare qualche oggetto che potesse riportare alla mente la serata passata: guardò per prima cosa il tavolo con quattro boccali di birra, dove avevano bevuto e cantato; volse poi lo sguardo alla botte, dove Jake aveva sfidato i cacciatori a braccio di ferro; guardò in giro per la sala, ma nulla gli riportava alla mente quel momento. Poi però si soffermò per un attimo sul gong da caccia, e ripenso a ciò che si dissero lì vicino:
«Allora è deciso, Jake! Partirai alla volta della frontiera! Vedrai, la Gilda sarà fiera di te!» e in quel momento della serata precedente suonarono l’enorme strumento…
Il cacciatore fu illuminato, si avvicinò al maestro e disse:
«Hai parlato della frontiera. Quale? Quale frontiera?»
Il maestro ripensò un momento, poi disse:
«Si! Si! La frontiera! Ora ricordo! - si schiarì la voce - Jake Kita, la Gilda ti invita ufficialmente nella sua base della Wyccademia alla frontiera! Anche se immagino di avertelo già detto ieri.»
Jake rimase stupito: la frontiera? La Wyccademia? Conosceva già quest’ultima, uno dei ranghi più alti della Gilda, l’Accademia addetta a studiare le creature di questo mondo. Ma la frontiera: cos’era questo posto? Lui non ne aveva mai sentito parlare.
Guardò il maestro ancora una volta e si fece spiegare cosa era:
«Una delle terre più antiche della regione, - disse il maestro - situata tra le montagne del North Elde, al confine con Goldora. Il villaggio del luogo si chiama Bherna, ha uno stile un po’ rustico ma gli abitanti sono molto accoglienti. Immagino avrai modo di conoscerli uno ad uno!»
Jake rimase in silenzio per un po’: solo in quel momento realizzò che sarebbe dovuto partire per una terra a lui sconosciuta, tra gente che non conosceva e senza un apparente motivo.
«Ora che ci ripenso, - aggiunse Jake - perché la Gilda vorrebbe mandarmi lì?»
Il capo si schiarì le idee, poi rispose:
«La Wyccademia è alla ricerca di cacciatori che la aiutino nella catalogazione dei mostri nuovi e… Beh, altre cose che fa la Wyccademia. Capisci, no?»
«Sì, sì… - disse Jake con una smorfia - Ma perché proprio io?»
«Perché sei l’unico al momento senza lavoro. - rispose il maestro - Questa è un’ottima possibilità per rimetterti in carreggiata! Non vuoi tornare ad essere il cacciatore di una volta? Com’è che ti chiamavano? La… La spada…»
«La spada di Loc-Lac.» aggiunse Jake.
Il maestro della Gilda fece un cenno con la testa e gli disse:
«Allora cosa aspetti? Va a fare i bagagli e preparati al viaggio. Dovresti partire il più presto, non vorrai far aspettare la Gilda, vero?»
Fu così che, col suono del gong, Jake uscì dalla sala di raccolta, tornando sotto al sole cocente nel viale di Val Habar.


#7

Io ti consiglio di continuare, sei molto bravo, e la storia potrebbe diventare interessante :wink:


#8

La storia mi intriga dai, i racconti dei cacciatori portano alla mente sempre bei ricordi quindi spero che vorrai continuare. L’unico consiglio che posso darti è di stare attento alle virgole, in qualche caso (giusto un paio comprendendo entrambi i racconti) erano un po’ troppe e rallentavano la lettura, invece di cadenzarla come dovrebbero


#9

Bello, molto interessante.

Aspetto ancora il picco di azione e colpi di scena!

Un consiglio, non a livello di scrittura, ma di impaginazione. Ti do 2 consigli, poi vedi tu quale utilizzare per ordinare il tutto.

Metodo 1

Scrivere tutto nel primo post come sotto:

Capitolo 1

Testo nascosto

Capitolo 2

Testo nascosto

Capitolo 3

Testo nascosto

Il codice da scrivere è
[details=capitolo1]testo nascosto[/details]

Metodo 2

Più difficile da fare, ma più “ordinato” da un punto di vista esterno.

Nel primo post inserisci

Indice

con il codice

`Indice

E nei capitoli, dove tu hai messo il numero in grande, per intenderci, puoi mettere

Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3

con questo codice

<a name="capitolo1">Capitolo 1</a> <a name="capitolo2">Capitolo 2</a>

Vedi tu quale ti piace di più, così se si dovesse superare la prima pagina, potresti comunque collegare tutte le successive alla prima.


#10

Grazie del consiglio, effettivamente tendo a mettere molte virgole siccome ritengo facciano ordine nel testo per coordinare eventi o magari cose da spiegare (non credo si possano usare le parentesi per spiegare qualcosa in un testo letterario, o almeno io non mi sono mai imbattuto in una situazione simile), però cercherò di moderarmi e di rendere la lettura più fluida.


#11

Siccome non so ancora se si può rispondere a più persone in un solo post dal cellulare, ne scrivo direttamente un altro per fare prima (perdonate i due messaggi): non sono un esperto dei formati di testo nei forum, per me era già tanto essere riuscito a cambiare colore quando mi iscrissi al primo forum ahahah
Ho impostato i testi come hai scritto, ma se clicco ad esempio sul Capitolo 2 non mi indirizza sul post in questione.
Ho sfruttato però la questione del testo nascosto per comprimere la prefazione, almeno un testo “non completamente necessario” ahahah (sono l’unico che legge le prefazioni nei libri?)


#12

Perchè hai messo i miei stessi anchor, ora li modifico io ahah

PS: credo tu abbia sbagliato a mettere i codici :stuck_out_tongue:


#13

Capitolo 3

[details=Prefazione]Proviamoci di nuovo. Dopo il tentativo fallito riprovo a scrivere e continuo la storia che ho già iniziato, cercando di svilupparla in modo più interessante e con una trama che abbia un senso. Ho modificato alcuni elementi sia nel primo che nel secondo capitolo (in particolare: la Lama Wyvern è diventata la Lama Susano e il villaggio di nascita di Jake non è più Pokke ma Kokoto), e vi consiglio di rileggerli per avere una sorta di continuità con la storia. Non riuscirò sicuramente a riscrivere quanto avevo stilato l’altra sera, ma cercherò di attenermi il più possibile all’originale. Vorrei davvero portarvi qualcosa che possa piacere, e spero che questa storia vi faccia rimanere a leggere per più di due minuti.
Detto questo, vi auguro una buona lettura![/details] Leggimi! Sono importante!

Il sole segnava il mezzogiorno nel cielo. Jake era uscito dalla sala molto confuso, ma la brezza marina che si respirava nell’aria lo riportava con la mente ai tempi trascorsi a Moga, nelle calde giornate d’estate: la Gilda lo aveva inviato ad investigare strani avvenimenti relativi ad un sinistro terremoto, per poi scoprire che si trattava di un enorme drago anziano. L’incontro con gli abitanti di Moga cambiò profondamente Jake, lo rese più aperto e socievole con chiunque gli capitasse attorno, trasformandolo in breve tempo in uno dei cacciatori più conosciuti e richiesti dalla Gilda stessa, che lo inviava in ogni piccolo villaggio che chiedeva aiuto. Ma il culmine dell’esperienza formativa del cacciatore avvenne a Loc-Lac, la grande città nel deserto di Sekumea: aveva sentito parlare molto dell’esotica cittadina che si trovava tra le distese a sud, dove i mercanti ed i cacciatori trovavano oro, birra e donne a non finire. Per Jake fu un sogno: in quella metropoli sabbiosa costruì la sua fortuna, divenendo il cacciatore simbolo della Gilda del luogo. Fu proprio lì che, a nome del maestro della città, venne nominato “Spada di Loc-Lac” per il suo contributo a mantenere la pace.
«Riesci a rimanere nel nostro mondo per più di due minuti?» chiese una voce nell’aria.
Il mercante del Wymprio strappò Jake dal suo viaggio interiore. Quest’ultimo disse:
«Sai quanto mi piaccia viaggiare con la mente.»
«Cerca di non allontanarti troppo però.» sottolineò il mercante con tono beffardo «Che ti ha detto il maestro della Gilda?»
Jake preferì non menzionare la questione con i suoi amici, volendone parlare prima col Carovaniere.
«Nulla di interessante, mi ha chiesto cosa fosse successo ieri: non ricordava nulla.» disse ridendo «Hai avuto notizie di Falco?»
«Abbiamo visto il suo pennuto svolazzare intorno al viale un paio di ore fa.» rispose il vecchietto «Se non è ancora arrivato lo farà tra poco. Sempre che non sia morto.» ridacchiò.
I due si diressero all’Arluq, la nave fortezza che usavano per spostarsi di città in città, dove il cuoco itinerante stava preparando un banchetto a base di peperoncino per il mastro fabbro e la dama della Gilda. L’odore era invitante.
«Come fate a mangiare quella roba con tutto questo caldo?» chiese il mercante.
«Siamo amanti dei gusti forti.» sorrise Sophia.
«Ma troppo forte potrebbe farti male.» commentò Jake.
«Al massimo potrei sudare.» rispose la ragazza, scambiando col cacciatore uno sguardo di complicità.
«Plepalo anche pel cacciatole?» chiese il cuoco Felyne. Jake rispose con un cenno, per poi dirigersi all’Arluq: entrò nella sua stanza, dove pose la Lama Susano sul letto e depositò la feluca sopra l’appendiabiti. Si tolse le vesti da bardo e le lasciò nella cassa, dove trovò lo scialle ed il kilt che gli erano stati donati a Loc-Lac, in segno di ringraziamento degli abitanti. Li indossò ed uscì nuovamente, sedendosi al tavolo all’esterno della nave. Prima di addentare il pasto, una goccia vi cadde sopra. Poi un’altra. Ed un’altra ancora.
Iniziò a piovere.
Mai, in tutti gli anni da quando era stata fondata Val Habar, aveva piovuto nel deserto Rekusara. L’acqua che scendeva dal cielo diventava sempre più presente, invadendo tutto il viale del commercio: in poco tempo, iniziò a diluviare. Gli abitanti fissavano attoniti il cielo: alcuni lo presero come un segno divino e cominciarono a cantare in onore degli antichi.
«Piove.» disse il mastro fabbro.
«Si, l’abbiamo notato.» aggiunse Sophia.
«Credete che sia normale?» chiese il Wyveriano.
Jake fissò i cumulonembi che si erano appena formati.
«No.» rispose «Non è un buon segno.»
Poco distante da Val Habar si formò un tifone di considerevoli dimensioni. Alla sua vista, gli abitanti cominciarono a correre alla rinfusa come Epioth spaventati. Agitati, si spostarono alla sala della Gilda, convinti della sua resistenza ed inamovibilità. I membri della Carovana si diressero all’Arluq, mentre Jake fissava attonito il ciclone che celermente si avvicinava. Dopo alcuni secondi di esitazione, mentre scrutava tra le nubi quasi alla ricerca di una causa scatenante, decise infine di rinchiudersi nella nave fortezza. I secondi che trascorsero mentre il tifone si abbatteva su Val Habar sembrarono interminabili, attimi di terrore che si percepivano nelle urla degli abitanti. Passato il peggio, i cinque uscirono dalla Carovana che non aveva subito danni, constatando la desolazione che aveva colpito il grande viale del commercio: la forgia aveva perso gran parte dei macchinari e l’emporio era rimasto senza merci, mentre i piccoli chioschi dei comuni abitanti erano stati spazzati via dalla tempesta. Jake, spostandosi tra le macerie, si diresse verso la sala di raccolta.
«Dove stai andando?» chiese Sophia.
«Devo scoprire cose è successo, e magari alla sala sapranno darmi delle risposte.» concluse il cacciatore, mentre correva verso il grande edificio rimasto intatto.
All’interno, tutti gli abitanti spaventati discutevano tra loro; Jake, messo il piede sull’uscio della porta, fu assalito dai commercianti che chiedevano aiuto. Il cacciatore rispose che avrebbero risolto la situazione, così raggiunse il maestro della Gilda.
«Che brutta situazione.» commentò quest’ultimo.
«Ho visto di peggio.» aggiunse il ragazzo «Hai idee riguardo a questo strano evento?»
«Non capisco. Non è mai successo.» rispose il maestro «Non può trattarsi di un evento qualunque. Qui non piove mai, mai! C’è sotto qualcosa, e il mio istinto mi dice che qualche mostro è coinvolto.»
«Credi che un mostro possa scatenare tutto questo?» chiese Jake.
«So di antiche leggende che parlano di mostri venerati come divinità.» proseguì il vecchio «Non è la prima volta che cambia radicalmente il clima. Alcuni villaggi lo sanno bene.»
«Quali villaggi?» chiese impetuosamente il cacciatore.
«Calmati ragazzo, è già una situazione difficile.» rispose il maestro.
«Scusami, ma devo sapere.» commentò Jake.
«Yukumo, Moga, Tanzia.» elencò il vecchio «La Wyccademia saprà darti la lista completa di tutti gli avvenimenti simili registrati negli ultimi anni. Va alla frontiera. Dì che abbiamo bisogno di aiuto. Va ora!»
Jake annuì, per poi lasciare la sala e dirigersi alla Carovana.
«Dove vuole che tu vada?» chiese Sophia stupita.
«Al confine con Goldora, Bherna. Lì sapranno dirmi di più di quanto successo oggi.» rispose prontamente il cacciatore.
«Bherna. Forse l’ho sentito.» commentò il mercante Wyveriano «Dovrebbe essere un vecchio villaggio di pastori.»
«Qualsiasi cosa sia, l’importante è che mi diano delle risposte.» aggiunse Jake.
Sollevò sulle spalle la Lama Susano e si sbrigò ad uscire, quando davanti alla porta si pose una figura a lui ben nota.
«Dove pensi di andare senza una nave?» chiese la voce profonda, con un sorriso alla fine.
«Falco!» esclamarono tutti all’unisono.


#14

Bello bello, sei di certo un gradito ritorno! :wink:


#15

bella kaso😉