[Fan Fiction] Il Bianco


#41

Ben ritrovato! Bellissima la scena dello scontro


#42

Grazie infinite! ^^

Via col prossimo. Riletto sommariamente ed eliminato gli errori più grossolani, aggiunto all’indice ad inizio pagina.

La mattina seguente, i nostri si rimisero in cammino: l’eremita aveva infine concesso loro di trascorrere la notte all’interno della sua grotta. Scesero a valle e raggiunsero un paese poco distante di nome Yuunh, dove pagarono una piccola commissione al fabbro poiché concedesse al vecchio Smith di usare la sua forgia: con essa il fabbro wyveriano si mise al lavoro per riforgiare quasi interamente l’ormai obsoleta armatura di Adam.
-Prossima tappa?- Domandò Skar, sorseggiando da un generoso boccale di birra. Adam, seduto tra lui e Luke, era vestito con una maglietta nera aderente a maniche lunghe, un paio di pantaloni del medesimo colore dall’aria comoda e delle calzature simili a pantofole con la punta vagamente arricciata.
-Per una questione puramente geografica punterei a questo.- Disse, prendendo un foglietto da una piccola saccoccia che aveva legata alla vita e mostrandolo prima a Skar poi a Luke, che scrollò le spalle.
-Beh, non è proprio vicinissimo. Dobbiamo attraversare il complesso montuoso quasi per intero, praticamente.- Osservò Skar.
-Sì, ma le altre risposte che ho ricevuto sono ancora più lontane. Vi dirò la verità, questa non mi convince moltissimo, ma mi sembrerebbe stupido doverci tornare dopo, quando ci saremo spostati veramente tanto. Siamo qui, facciamolo.- Ragionò ad alta voce. Skar annuì e prese il foglietto che Adam stringeva ancora fra le dita.
-Certo, non intendevo che non dovremmo andarci. Come hai detto tu, non avrebbe senso tornarci dopo.- Si affrettò ad aggiungere il ragazzo dagli occhi ambrati, leggendo attentamente il biglietto di Adam. Parlava di strane tempeste magnetiche accumulate sulla vetta di un vulcano sì appartenente al complesso montuoso della Cresta Agnaktor, ma esattamente dalla parte opposta rispetto a dove si trovavano i cacciatori in quel momento. Lo chiamavano il Vulcano Ghiacciato in quanto non solo ormai era inattivo da secoli, ma essendo una delle vette più alte del complesso era completamente ricoperto di nevi perenni e ghiacciai.
-Tempeste magnetiche, eh?-
-Sì. L’elemento del White Fatalis è il fulmine, pertanto potrebbe essere lui. Quelli sono solo appunti che ho preso io, ma il contatto che mi ha risposto ha parlato anche di una figura biancastra vista di sfuggita sulla vetta.- Spiegò Adam.
-E come mai ti convince poco? A parte il fatto che ci sono decine di mostri dell’elemento del fulmine, immagino.-
-Beh… l’eremita aveva chiaramente visto un drago, ed era abbastanza vicino. Ora, che quel drago fosse un Rathalos e non un Fatalis, beh, è un errore che a un vecchio eremita si può perdonare molto facilmente: per uno che non si intende della fauna, immagino che i draghi si somiglino un po’ tutti. Mentre questo… mi è stato segnalato da una fonte anonima, il che mi fa pensare che chiunque mi abbia risposto temesse di sbagliare, il che non è una premessa incoraggiante. Inoltre, parla di una “figura” che ha visto sulla cima del vulcano mentre raccoglieva erbe. Non so quanto in alto fossero queste benedette erbe, ma dubito che questa persona si sia avvicinata a più di tre o quattrocento metri da questa “figura”. Il che, mentre nevica e c’è vento, non è il massimo per dire di preciso cosa hai visto.- Esplicò il cacciatore privo della sua armatura.
-E dunque, cosa ti spinge ad andare comunque?-
-Fondamentalmente due cose. Primo, non abbiamo piste migliori. Ci sono risposte che mi sembrano più promettenti di altre, ma nessuno mi ha detto esplicitamente di aver visto un White Fatalis. In fin dei conti, una pista vale l’altra, e questa al momento è la più vicina. Secondo, la tempesta magnetica in quella zona è comunque un’anomalia: mi fa pensare che quantomeno c’è qualcosa che non va, anche se non è un Fatalis. Quindi vorrei almeno dare un’occhiata, ecco.- Terminò il veterano, facendo spallucce e sorridendo con innocenza ai suoi due compagni. Luke, impegnato a succhiare degli spaghetti da un piatto di brodo bollente, si fermò un istante solo per fargli un cenno della testa, per poi riprendere la sua occupazione. Skar scrollò le spalle a sua volta, prima di tornare alla sua bistecca.
-Ha senso.- Disse, semplicemente. Adam sospirò e si dedicò a sua volta al cibo che aveva ordinato: un succulento mezzo pollo arrosto troneggiava dinanzi a lui, con le sue vivaci tonalità dorate a contrastare sul lettino d’insalata verde brillante su cui era stato posato.
-Capperi ragazzi, voi siete già avanti. Mi avete fatto parlare troppo! Buon appetito.-

La mattina seguente, l’armatura di Adam era completamente pronta. Il suo colorito rosso sangue non era più la tonalità più presente, sebbene ancora visibile in misura minore su alcune placche: il colore che più balzava all’occhio ora era un luccicante color argento.
L’armatura risultava nel complesso più compatta, e sebbene mantenesse molti degli spuntoni rimossi a chissà quanti Rathalos, i più grossi e sporgenti erano stati rimossi. Ora i più vistosi erano i tre che montava su ciascun avambraccio, anche se venivano messi in ombra dalle due membrane spuntonate poste sulla schiena, poste chiaramente in modo che potessero assomigliare alle ali del drago infuocato. Per il resto, era un’armatura fine ed elegante, aveva perso quell’impressione quasi barbara che dava, ma ora incuteva un molto più alto timore quasi reverenziale: era l’armatura di un cacciatore che sapeva il fatto suo. L’elmo era sottile, con due protuberanze simili a corna che partivano dalle guance e si estendevano per circa quaranta centimetri in altezza, più altre due corna nere poste sulla fronte che si sviluppavano verso l’alto. Sul retro, un lungo pennacchio decorativo rosso scuro.
-La immaginavo… diversa.- Mormorò Adam, guardandola, pur ammirato.
-Beh, sì, non è più appariscente come prima, ma ti assicuro che è molto meglio. Molte placche della tua vecchia armatura ho preferito buttarle, erano piuttosto malconce, ne ho salvate il più possibile ma ovviamente non somiglia più a com’era prima.- Spiegò Smith, carezzandosi il mento.
-Io la trovo elegante.- S’intromise Skar, scrollando le spalle.
-Somiglia un po’ alla tua, Skar. Si vede che il fabbro è lo stesso.- Notò Adam, mollando una pacca sulla spalla al compagno. Smith arrossì vagamente.
-Non c’è molto da dire, la tua armatura cadeva a pezzi e ho fatto del mio meglio per sistemarla. Questa è un’ottima armatura, probabilmente è anche meglio di quella Lagiacrus che indossa Skar, come qualità di materiali. Se non ti piace, procurami altra roba e te la faccio come quella di prima.- Borbottò Smith, scrollando le spalle e facendo per andarsene. Adam si affrettò a fermarlo.
-Aspetta, non fraintendermi. È un’opera d’arte, è stupenda. Solo… quando passi molti anni indossando sempre la stessa armatura, fa uno strano effetto pensare che non la indosserai più. O quantomeno che non ha più lo stesso aspetto a cui sei abituato ed affezionato. Era grezza, pesante, barbarica se vogliamo, questa è sicuramente su un altro livello, ma… beh, ne abbiamo passate tante insieme, mi mancherà. Non volevo sembrarti ingrato, anzi, sono sicuro che mi affezionerò anche a questa.- Spiegò Adam, vagamente nostalgico. Smith parve capire e sciolse la sua espressione burbera in un sorriso velato, poi annuì.
-Vediamo come ti sta, dai.- Suggerì Skar, ricambiando la pacca sulla spalla ricevuta poco prima.

Qualche ora più tardi Adam, Skar ed il silenzioso Luke salivano e scendevano pendenze montuose più o meno pericolose. Il vecchio Smith ed il carretto erano rimasti in paese, questa volta: il fabbro gli aveva offerto vitto e alloggio in cambio di una mano con la forgia, colpito dalle abilità straordinarie del wyveriano. Vista la pericolosità sia del viaggio che della destinazione finale, Smith aveva accettato. I tre cacciatori portavano ciascuno una saccoccia contenente generi alimentari e pochi altri oggetti, anche se la borsa di Skar risultava stranamente rigonfia.
-Che hai lì dentro?- Chiese inaspettatamente la voce di Luke, in coda al gruppo. Era talmente insolito sentirlo parlare, che Adam e Skar si guardarono tra loro per circa dieci secondi, tentando di capire chi fra loro due avesse parlato.
-Luke?- Domandò quindi Adam. Egli, come essendosi reso conto di aver parlato troppo, indicò a gesti il sacco che Skar portava in spalla.
-È grosso.- Aggiunse, vedendo che nessuno gli rispondeva.
-Ah, il sacco, certo.- Skar se lo sfilò e lo aprì, estraendone due strani oggetti celesti ed arancioni dall’aria molto affilata: erano due doppie lame Lagiacrus, le parti arancioni erano le già di per sé coriacee pinne del Lagiacrus, trattate e rifinite per diventare vere e proprie armi. Una delle due sembrava semplicemente una sorta di daga con una spessa guardia integrale ed il filo arancione; mentre l’altra era un oggetto da una forma vagamente a spirale, irta di minacciosi spuntoni e munita della stessa impugnatura della daga.
-Sono due Acrus Gemelli, doppie lame che il vecchio Smith ha ricavato dai pezzi in eccesso del Lagiacrus abbattuto. Ha detto di averci lavorato nei tempi di attesa della lavorazione della tua armatura, Adam. Ho pensato di portarli, magari ci sono utili.- Luke annuì, tornando al suo silenzio di tomba, mentre Adam li osservava, colpito dalle forme elaborate delle armi.
-Nei tempi di attesa eh? Diavolo, quello Smith ne sa una più del diavolo. Guarda che roba, è bellissima.- Disse, seguendo con il dito la spirale di uno dei due Acrus. Skar ridacchiò e le rimise nell sacco.
-Già, fino ad ora sono state l’unica cosa in grado di attirare l’attenzione di Luke. È un record anche per uno come Smith.-

Due notti e due giorni di cammino più tardi, complice la fauna schiva e diffidente di quelle zone, i nostri arrivarono praticamente indenni al Vulcano Ghiacciato. Camminavano su una vasta area piatta riconoscibile come il cratere dell’ex vulcano ed osservavano una sporgenza rocciosa che saliva per un altro centinaio di metri verso l’alto, intorno alla quale si affollavano scure nubi tempestose. Sembrava che sulla vetta vi fosse un piccolo spazio pianeggiante, probabilmente non superava i cento metri quadri, ma sembrava l’ideale perché un mostro vi si posasse sopra.
-Invitante.- Commentò Skar, ironicamente, sentendosi particolarmente teso.
-Forza e coraggio, è lassù che dobbiamo andare.- Incoraggiò invece, risoluto, Adam. Luke annuì vigorosamente ed i tre iniziarono la pericolosa ma non difficilissima arrampicata. Si assestarono sul piano che veniva loro offerto, trovandolo sospettosamente liscio e levigato, quasi come se fosse stato appositamente ricavato da qualcuno.
Tuttavia, non vi era anima viva. I tre camminarono un po’ in avanti, ma non c’era molto da esplorare: niente massi dietro cui nascondersi, niente tane scavate nella roccia, niente di niente.
-Qualcosa c’è stato, è palese, ma non è qui ora. Torniamo sul cratere e osserviamo…- Esordì Adam, girandosi e facendo per iniziare la discesa, ma trovandosi faccia a faccia con muso stretto e allungato dove brillavano due spietati occhi di ghiaccio ed un minaccioso corno quasi violaceo.
Gli occhi del veterano cacciatore si spalancarono in preda allo spavento, il corno perforava l’aria avvicinandosi sempre di più, sempre di più, con una violenza che non avrebbe lasciato scampo nemmeno alla sua armatura argentea nuova fiammante. I riflessi fulminei del ragazzo lo avevano portato ad estrarre lo spadone, lo sganciò e lo fece ruotare sopra una spalla giusto in tempo per usarlo come scudo e proteggersi dal temibile attacco.
Il corno colpì la lama, staccandone un pezzo superficiale, con una potenza tale da scaraventare comunque via Adam, che tentò di ritrovare l’equilibrio in aria e piantò a terra lo spadone per non cadere giù. Luke e Skar avevano avuto appena il tempo per rendersi conto di ciò che era successo, si voltarono di scatto ed estrassero le loro armi, indietreggiando.
-Adam! È un… Kirin?- Adam ritrovò il fiato ed annuì, piuttosto preoccupato.
-Sì, è un Kirin.- Mormorò. -Credo tu lo sappia già, ma è un Anziano anche lui. Andiamoci piano.-
La creatura dinanzi a loro sembrava in tutto e per tutto un normale cavallo, eccezion fatta per il suo letale corno violaceo e per le dimensioni spropositate: era alto più di quattro metri. Era prevalentemente azzurro e bianco, aveva una folta criniera azzurra che gli si arrampicava fino a sotto il mento, facendola assomigliare ad una barba. Era talmente luminoso da sembrare quasi etereo, sembrava emanare una potente aura bianca. Il suo sguardo passò da un cacciatore all’altro, come se tentasse di riconoscerli.
Poi, accadde l’impensabile.
-Io non aspetto voi.- Udirono la bestia pronunciare, senza tuttavia vederlo aprir bocca. Era come se parlasse direttamente alle loro menti. La sua voce era pacata, profonda e mascolina.
-H-ha parlato?- Balbettò Skar, incredulo. Il Kirin volse il suo sguardo su di lui.
-Non cerco voi.- Ripetè l’essere, per poi scagliarsi a tutta velocità contro Skar, che si ritrovò a buttarsi a terra in un disperato tentativo di evasione, per fortuna riuscito.
-Diavolo, chi se ne frega! Abbattiamolo!- Skar arricciò le labbra. Abbatterlo? A stento riusciva a vederlo. Il cavallo si rivolse dunque verso Luke e lo caricò, svanendo in una folata di fulmini.
-LUKE!!- Lo spadaccino, fece scorrere il corno della creatura sulla sua lama, deviandolo all’esterno, per poi assestargli un colpo d’elsa in piena fronte, tuffarsi di lato e sferzargli il fianco con altri fendenti. Il Kirin si voltò di scatto e ai piedi di Luke esplose un fulmine che lo scaraventò via, indolenzito. Adam fece roteare il suo spadone e tornò all’attacco, infervorato. Il Kirin gli sparò un fulmine ma egli si chinò e scivolò sulla neve, evitandolo, per poi passarsi lo spadone nella mano sinistra e colpire il Kirin a rovescio, mentre si allontanava, ferendolo lievemente al fianco. L’Anziano scalciò con le gambe dietro, riuscendo a far volare via lo spadone dalle mani di Adam. Egli si affrettò a recuperarlo e lo puntò al Kirin: questi si era messo di fronte ai tre cacciatori ed aveva allargato le gambe, come a voler allargare la propria base di appoggio in previsione di un forte rinculo.
-ANDATE VIA!!- Intimò la bestia, un istante prima di far deflagrare una sorta di tempesta di fulmini che occupò tutto il campo di battaglia, colpendo ed immobilizzando tutti e tre i cacciatori insieme. Dopo qualche istante di dolore, Skar riuscì a rialzarsi.
-SKAR!- Esclamò Adam, senza tuttavia riuscire ad opporre troppa resistenza ai fulmini del Kirin.
-Ugh… La Lagiacrus… resiste molto bene… al tuono… interromperò il suo attacco… TENETEVI PRONTI!!- Ordinò Skar, avanzando lentamente, passo dopo passo, tenendo lo scudo coriaceo ben dritto dinanzi a sé. Era tremendo ma riusciva ad avanzare, riusciva ad opporsi al tuono grazie alla naturale resistenza a quell’elemento della sua armatura, tratta infatti da un mostro che lo utilizzava a suo vantaggio, proprio come il Kirin.
O c’era dell’altro?
Qualunque cosa fosse, spinse Skar a non mollare finché non fu ad un palmo dal Kirin. Gli puntò la lancia dritta in faccia ed iniziò a caricare il wyvern’s fire sulla punta della sua lancia.
Il Kirin intensificò le sue scosse, riuscendo a far arretrare Skar, ma questi non si arrese e tornò in posizione. A quel punto, prima che Skar potesse sparare, le scosse elettriche si interruppero. Il Kirin volse il suo glaciale sguardo su di lui e sferrò un’incornata micidiale alla punta della lancia.
Essa sembrò praticamente esplodere, i pezzi della fidata arma di Skar volarono via sino a lasciare Skar con un mero moncherino stretto nella mano destra. La potenza dell’incornata fu tale da spezzare anche la spallina e l’armatura che copriva il bicipite della corazza Lagiacrus, pur senza toccarle direttamente. Skar si trovò faccia a faccia con il mostro e si rese conto di quanto era inerme nei suoi confronti: in un ultimo, disperato gesto, sollevò lo scudo.
Il corno del Kirin trapassò lo scudo come se fosse fatto di cartapesta ed infranse le lamiere della Lagiacrus, trapassando il giovane cacciatore all’addome e lasciandolo senza fiato. Estrasse la sua protuberanza violacea dal corpo del cacciatore ed egli ebbe solo il tempo di osservare il sangue sgorgare dalla ferita prima che un doppio calcio lo spedisse in aria, giù dalla protuberanza rocciosa.
-SKAAAAR!!- Urlò Adam, precipitandosi in suo soccorso e facendo per tendere una mano per afferrarlo prima che cadesse, ma non riuscendo nemmeno a sfiorarlo. Il ragazzo della Costa di Moga, con gli occhi completamente sbarrati ed un colorito grigiastro dipinto in volto, precipitò a valle e venne inghiottito dal buio della notte ormai sopraggiunta. Adam si rialzò e tornò a rivolgersi al Kirin: lo caricò e gli sferrò talmente tanti fendenti da riuscire quasi a metterlo alle corde. Il Kirin svanì in un lampo e ricomparse alle spalle di Adam, calciandolo via ma riuscendo appena ad allontanarlo, senza nemmeno farlo cadere. Il Kirin scattò dunque in direzione di Luke: egli fece roteare la sua lunga katana e colpì il Kirin ad una guancia, riuscendo a sfregiarlo. Gli occhi del Kirin, in quell’istante, si ridussero a due fessure: si voltò fulmineo ed in un istante il suo corno violaceo era diventato quasi completamente rosso, del sangue di Luke.
-AAAAAAARGHH!!- Urlò quest’ultimo, prima di essere calciato via dal temibile unicorno bianco e celeste. Adam si riassestò e si voltò a guardare la scena, rimanendone paralizzato. A pochi metri da lui, la neve si era tinta di rosso. La spada di Luke era lì, ben stretta nella mano destra dello spadaccino.
Tuttavia, l’arto si interrompeva bruscamente al bicipite. Il Kirin lo aveva strappato via al povero Luke, che ora rantolava diversi metri lontano reggendosi il moncherino con aria patetica.
Ad Adam gelò il sangue nelle vene e si voltò verso il Kirin un’ultima volta. Esso gli si rivolse con il suo solito tono pacato.
-Guerriero Bianco, sei tu? Quello che cerchi non è qui. Hai dimenticato?- Adam non capì, non capiva più nulla. Fu tentato di tornare all’attacco contro il Kirin, accecato dalla rabbia, ma poi riuscì a frenarsi: Skar era caduto dal dirupo e Luke rantolava in cerca di aiuto. Cos’era più importante, uccidere quel Kirin che sembrava anzi essersi fermato o salvare i suoi amici?
Si riagganciò la spada alla schiena e corse ad aiutare Luke, inerme. Lo aiutò a rialzarsi e sfilò una cinghia dal suo stivale per stringerla sulla spalla dello spadaccino, per bloccare l’emorragia.
-Forza, Luke, andrà tutto bene.- Mormorò, guardandosi intorno, tentando di ricordarsi da che parte era caduto Skar. Di là? O forse dall’altra parte? Era difficile tenerne traccia durante uno scontro dinamico come quello. Luke, tra le sue braccia, gemette: aveva bisogno di cure al più presto. Adam si morse il labbro, strinse i pugni ed imprecò mentalmente, ma alla fine optò per la decisione più pratica. Skar poteva essere già morto, Luke era sicuramente vivo, per ora.
Si maledì, prese Luke in spalla e discese la montagna, iniziando a correre a perdifiato verso la città.
-Tornerò a cercarti, Skar. Lo prometto.-


#43

Da rileggere, quando l’ho riletto e corretto lo aggiungo all’indice a inizio pagina.

Il vento gelido sferzava incessante, arricchito con miliardi di minuscoli fiocchi di neve che sferzavano la faccia dei pochi avventori di quei luoghi. Si appiccicavano sulla pelle sudaticcia per poi sciogliersi con il calore del corpo, ravvivato dalla febbre crescente.
Ma al contrario di quanto il calore potesse lasciar presagire, quel corpo stava perdendo conoscenza.
I suoi occhi affaticati vedevano ormai solo lampi di luce bianca, e poi via via sempre di colori più accesi. Sentì voci confuse intorno a lui e si sentì trascinare qua e là, indolenzito.
Lentamente, dopo un’interminabile agonia, tutto si fece nero.

-Luke.- Una voce rimbombò nella testa dello spadaccino. Egli fece per aprire gli occhi ma non vi riuscì subito. Emise un lungo gemito sofferente e sentì le persone intorno a lui ravvivarsi e farsi più rumorose.
-Lo hai salvato, Adam, se fossi arrivato anche dieci minuti più tardi chissà cosa sarebbe successo.-
-Meno male. Luke, ci senti? Hai dormito per tre giorni.- Al secondo richiamo, lo spadaccino raccolse tutte le energie che aveva in corpo ed aprì gli occhi. Si ritrovò steso su una sottile brandina e si guardò intorno, disorientato. Era avvolto in una vestaglia bianca, qualcuno lo aveva spogliato della sua armatura.
-Luke. Come ti senti?- Chiese la voce di Adam, afflitta. Luke fece per rispondere, quando gli tornarono in mente flashback confusi della battaglia. Gli occhi gli si ridussero a due puntini mentre li spalancava, sollevando il lenzuolo e rivolgendo di scatto lo sguardo dove avrebbe sperato di trovare il suo braccio destro. Non riuscì a dire nulla, boccheggiò ed osservò agitarsi l’inerme moncherino avvolto da bende insanguinate. Improvvisamente, sembrò ritrovare la sua calma. Ancora senza dire una parola scostò il lenzuolo, si alzò dal letto, si avvicinò all’angolo del muro dov’era stata posata la sua spada, la raccolse e se ne andò senza fiatare.
-Luke!- Chiamò Adam, a gran voce, ma egli non rispose. Nella stanza, oltre ai due cacciatori, c’erano il vecchio Smith e due infermiere.
-Non l’ha presa benissimo.- Commentò Smith, rimestandosi la pipa prima di accenderla. Adam sospirò, sconfitto. Forse sarebbe stato meglio farlo sbollire un po’, prima di seguirlo.
-Mi ci vorrà un’altra nottata di lavoro per ultimare il rimpiazzo. L’esterno non è stato un problema, l’ho finito in mezza giornata, ma l’interno fa riferimento ad antiche tecniche wyveriane che non ho mai dovuto usare prima d’ora, pertanto dovrò fare qualche tentativo.- Adam annuì, dubitava che questo avrebbe risollevato molto il morale a Luke, ma tanto valeva provare.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Adam uscì in paese per cercare il suo compagno. Si guardò intorno e notò un modesto campanile in mattoni rossi. Sorrise tristemente e si diresse verso di esso. Aprì la porta e lo salì, fino alla cima.
-Ero sicuro che ti avrei trovato qui.- Mormorò Adam a Luke, seduto con le gambe incrociate abbracciato alla sua katana, ancora avvolto nella vestaglia bianca con cui lo avevano vestito. Sembrava non si fosse mai più mosso da quella posizione da quando se ne era andato.
-Ciao.- Salutò. Adam fu sollevato, pareva un miglioramento.
-Ciao. Vuoi venire con me un minuto?- Luke esitò, ma infine si alzò in piedi e si rivolse verso Adam con la sua solita espressione neutrale.
-Va bene.- Adam non osò dire altro, si lasciò seguire sino alla forgia, dove il vecchio Smith ed il fabbro del paese, un omone sulla quarantina massiccio e barbuto, lo aspettavano. Smith porse un oggetto nero ad Adam ed egli si voltò per mostrarlo a Luke: era un braccio metallico dall’aria coriacea, aveva una spessa corazza dall’aria grezza all’esterno, mentre l’interno era percorso da una serie di meccanismi più o meno sottili, ricoperti da una vaga aura rossiccia. La mano era squadrata e forte, con un corazzamento supplementare sul dorso e sulle nocche di pollice, indice e medio.
-Il vecchio Smith sta lavorando incessantemente, giorno e notte, da tre giorni. Alla fine è riuscito a creare questo braccio meccanico sulla base di tecnologie molto antiche.- Il braccio, interrotto a circa metà del bicipite, terminava con una grossa protuberanza appuntita nera e diverse altre più piccole, arancioni brillanti. Luke lo esaminò attentamente, non si capiva se ne fosse felice o seccato. Semplicemente, lo fissava.
-Va bene.- Disse, semplicemente. Smith, Adam ed il fabbro si guardarono tentando di capire se quel “va bene” fosse un consenso a farselo impiantare.
-Allora, dovresti stenderti qui per favore.- Disse Smith, indicando una tavola di legno posta poco lontano, con una ganascia in ferro inchiodata sopra. Luke ubbidì, si avvicinò alla piattaforma e vi si stese sopra.
-Ora dovresti infilare il… il bicipite amputato in questa ganascia.- Luke esitò, lasciandosi sfuggire un lieve sospiro, poi eseguì: estrasse il moncherino dalla vestaglia e lo mise dove richiesto. Il fabbro e Smith si avvicinarono alla ganascia ed iniziarono a stringerla, in modo da impedire ogni movimento al braccio. Smith poi offrì una cintura a Luke.
-Mordila. Ti farà molto male.- Lo spadaccino eseguì. Il fabbro ed Adam presero il braccio meccanico e sfiorarono il moncherino con la punta ferrata dell’arnese.
-Sei pronto, Luke?- Lo spadaccino sudava freddo e già stringeva la cintura tra i denti. Annuì, respirando sempre più affannosamente. Adam ed il fabbro si scambiarono uno sguardo d’assenso e spinsero con tutte le loro forze, conficcando lo spuntone nella carne di Luke con veemenza, anche se non completamente. Luke mugolò pietosamente, prendendo a fissare la scena senza riuscire a distogliere lo sguardo e senza smettere di ansimare. Smith aveva preso un martello dalla forgia e si avvicinava a passo spedito. Posò la punta metallica dell’arnese sul gomito del braccio meccanico, mentre Adam ed il fabbro lo tenevano piegato e la respirazione di Luke aumentava spaventosamente. L’anziano wyveriano sollevò dunque la punta del martello, prese la rincorsa e lo calò con forza.

DONG! DONG! DONG!

Le campane rintoccarono tre volte, e poi altre tre. Erano le sei di sera, l’aria iniziava a raffreddarsi ed il sole a calare. Adam e Smith erano seduti sui gradini esterni di quella che, a giudicare dall’insegna, doveva essere una locanda. Entrambi sorseggiavano una birra con aria afflitta: Luke era svenuto per il dolore alla terza martellata e non si era ancora ripreso. Avevano pulito e disinfettato ogni cosa, ma il rischio di infezione era ancora alto, senza contare che nessuno dei due sapeva per certo se l’arto meccanico avrebbe funzionato o meno.
-Il vostro amico si è svegliato.- Comunicò la voce maschile dell’anziano locandiere alle loro spalle. Smith ed Adam si guardarono e corsero all’interno, salendo le scale per raggiungere la stanza dov’egli alloggiava. Entrarono e lo trovarono intento ad afferrare un vaso di fiori con la sua nuova mano meccanica. Lo osservarono un momento senza dire nulla, egli afferrò il vaso e lo strinse, mandandolo immediatamente in mille pezzi e spaventandosene nello stesso istante.
-Una stretta di mano poderosa.- Commentò Adam, ridacchiando. Luke si voltò a guardarlo e sorrise vagamente, di rimando.
-Sono felice di vedere che funziona.- Disse invece Smith, carezzandosi la barba con aria stupita.
-È grossa, goffa e legnosa, ma funziona. Grazie, Smith. Grazie, Adam.- Mormorò Luke, esibendosi in un vago inchino.
-Grossa, goffa e legnosa, eh? Ma tu guarda, chi l’avrebbe mai detto che conoscevi così tante parole, Luke.- Lo canzonò Adam. Luke lo guardò storto, ma sembrava semplicemente troppo felice del suo nuovo arto per tornare alla sua espressione neutrale.
Durò ben quindici minuti.
Il solito vecchio Luke taciturno e funereo prese rapidamente il posto di quello reso quasi infantile per l’emozione. Il prossimo passo sarebbe stato tornare nei dintorni del Vulcano e cercare Skar. Smith aveva lavorato senza sosta e quindi non aveva avuto modo di pensare molto al suo caro amico cacciatore, ma ora che il rimpiazzo per Luke era stato creato aveva tutto il tempo di struggersi pensando a che fine dovesse aver fatto.
Certo, i cacciatori erano naturalmente dotati di resistenza e forza sovrumani, ma questo non li rendeva certo immortali. Essere trafitti all’addome e spediti giù da un vulcano poteva dimostrarsi un’ardua prova da superare anche per un cacciatore. La Gilda non sarebbe andata a cercarlo, trattandosi di una missione non ufficiale, pertanto al momento Skar era lasciato a sé stesso in quella landa inospitale. Per quel che i nostri ne sapevano, poteva benissimo essere già morto.
-Non temere, Smith. Lo ritroverò, ad ogni costo.- Promise Adam, solenne.
-E se dovesse essere morto?- Chiese Smith, giocherellando con la pipa. Adam scosse la testa.
-Non lascerò che diventi cibo per i Velociprey. Lo riporterò qui, e lo seppelliremo.- Mormorò. -Ma sono sicuro che sia ancora vivo, Smith, non ti preoccupare.- Aggiunse, forse più per non far preoccupare il maestro wyveriano che per reale convinzione.
-Conto su di te, allora.- Mormorò Smith, prendendo una mano di Adam e stringendola con determinazione. Adam la strinse a sua volta ed, insieme a Luke, si incamminò di nuovo verso la Cresta Agnaktor.


#44

Perdonate il doppio-post & necropost, spero mi sia concesso nell’ambito di una fan-fiction.

Dopo un giorno di marcia ininterrotta, Adam e Luke ritornarono ai piedi della sporgenza dove avevano affrontato il Kirin, esattamente sette giorni prima. Sulla vetta ancora si affollavano nuvoloni minacciosi, carichi di tensione elettrica: il Kirin non era ancora stato sconfitto, evidentemente. Ma non era loro intenzione tornare ad affrontarlo, non in quelle condizioni: in circostanze normali, Adam non avrebbe accettato la sconfitta e sarebbe tornato in forze ad affrontare il nemico, ma al momento la priorità era un’altra.
I due girarono intorno all’altura, in cerca di qualcosa che potesse aiutarli a capire dov’era caduto Skar. Improvvisamente, Luke si arrestò.
-Luke, hai visto qualcosa?- Domandò Adam, accortosi della sosta del compagno. Egli non rispose, alzò la mano sinistra ed indicò una delle pareti dell’altura del Kirin: incagliato in un arbusto dall’aria piuttosto resistente, c’era uno spallaccio dell’armatura Lagiacrus di Skar.
-Amico, sei grande. Quindi è caduto da questa parte.- Battè una pacca sulla spalla di Luke, che incurvò vagamente la bocca in un sorriso. I due seguirono la traiettoria della caduta di Skar, notando con orrore che era una caduta quasi verticale fino a valle: nessuno sarebbe mai sopravvissuto. La loro unica speranza era che si fosse infilato in una delle sporadiche insenature che vedevano sul fianco del rilievo.
-Dove credi conducano quelle insenature?- Chiese Adam. Luke scrollò le spalle.
-Saranno nidi. Potrebbero essere ciechi.- Disse Luke. Adam li scrutò attentamente.
-Può anche darsi, ma la neve intorno a questi nidi è sciolta, quindi credo siano Rathalos o altre bestie di fuoco. E se un Rathalos fa il nido sul fianco di un vulcano, è perché vuole sfruttare il calore del suddetto, quindi potrebbe anche aver scavato fino all’interno.- Spiegò Adam. Luke annuì, piatto.
-Quindi entriamo nel vulcano?-
-Sì. Troviamo un modo per entrare, forza.-
Qualche minuto di ricerca più tardi, trovarono uno di questi nidi più vicino alla loro posizione ed ivi si calarono con una fune. Una volta all’interno, videro che l’apertura continuava all’interno, come una vera e propria caverna, abbastanza grande da ospitare abbondantemente entrambi i cacciatori in piedi.
-Bingo.- Mormorò Adam, alzando la mano per farsi dare il cinque da Luke, che tuttavia non contraccambiò il gesto, né diede segno di essersene accorto. Il cacciatore bardato nella sua armatura rathalos argentata sospirò ed iniziò la discesa nel cunicolo.
Continuarono nel buio per diverse decine di metri, quando iniziarono a vedere una luce, accompagnata da un notevole calore.
-Che cazzo di caldo, ci stiamo avvicinando direi.- Pronunciò Adam, togliendosi l’elmo ed asciugandosi un rivolo di sudore. La luce si fece sempre più intensa, finché Adam e Luke non si affacciarono in un’enorme voragine attraversata da fiumi di lava qua e là.
-Porca troia, questo vulcano è tutto tranne che inattivo. Altro che Vulcano Ghiacciato.- Sbottò il capo del gruppo, affacciandosi giù e notando che si trattava di un salto di sette-otto metri. -Giustamente, “ghiacciato” non significa necessariamente inattivo. No?” Fece, dando un colpetto amichevole al braccio di Luke prima di saltare giù. Atterrò pesantemente, seguito dal silenzioso compagno, ed i due si misero a camminare sul percorso quasi obbligato di magma solidificato, con la lava che gli scorreva a destra e sinistra.
-Luke, guarda là!- Urlò Adam, indicando un punto distante una trentina di metri da loro. Una sorta di fagotto azzurro era distinguibile ad occhio nudo. -SKAR!- Chiamò dunque, a gran voce, correndo verso il fagotto. Avvicinandosi, pian piano rallentò, rendendosi conto che quel fagotto non era il suo amico. Si trattava dei resti dell’armatura Lagiacrus, bruciacchiati e rovinati in più punti, senza contare i tremendi danni inflitti dal Kirin, che l’avevano praticamente disintegrata. Adam raccolse uno dei pezzi che originariamente sarebbero dovuti stare intorno all’addome e notò del sangue secco, vecchio di qualche giorno, sulle lamiere ripiegate.
-Skar…- Mormorò Luke, smuovendo i pezzi dall’armatura con un piede. Adam si rialzò con un gran sorriso.
-È vivo, Luke.- Fece, lasciando cadere l’elmo della Lagiacrus che aveva raccolto.
-Come fai a dirlo?- Chiese Luke.
-Si è tolto le corazze ed è andato via. Se ti ricordi aveva quelle doppie lame Lagiacrus con sé, non ci sono più. Credo stia cercando di uscire.- Spiegò Adam, guardandosi intorno.
-Potrebbero essergli cadute a valle mentre precipitava. E potrebbero averlo divorato.-
-Le armature sono slacciate, non strappate. Non credo un mostro si sarebbe messo a sfilargliele dolcemente, Luke.- Protestò Adam.
-Potrebbero averlo mangiato DOPO che le ha slacciate.- Insistette Luke, con sguardo fisso.
-Luke, è vivo e basta. Andiamo a cercarlo. E se un mostro lo ha mangiato, diamine, troverò e farò a fette quel figlio di puttana con le mie mani.- Sbottò Adam, incamminandosi verso l’interno del vulcano. -Di qui non si esce. Se sta cercando un’uscita, si sarà diretto da questa parte.- Luke sospirò e seguì il compagno con aria sconsolata.
Camminarono per un po’, poi si imbatterono in un mostro di notevoli dimensioni, bipede, con due gambe possenti rispetto alle braccia sottosviluppate. Sulla schiena e sulla mastodontica coda una serie di protuberanze coriacee, ma la cosa che più balzava all’occhio era il suo enorme mento corazzato, con cui al momento stava scacciando dei piccoli Wroggi temerari.
-Un Uragaan. Sembra recare i segni di uno scontro, guarda.- Sussurrò Adam, seminascosto dietro una protuberanza rocciosa, mentre indicava dei profondi tagli sulla pelle del mostro e delle scalfitture sul mento di quest’ultimo.
-È ancora vivo, però. Significa che ha vinto.- Mormorò Luke, funereo.
-Oppure che il suo avversario stava solo temporeggiando cercando il momento giusto per darsela a gambe.- Sbottò Adam, capendo l’allusione. -Skar sa quando è il momento di fuggire, non è uno stupido.- Aggiunse. Luke scrollò le spalle. -Senti, abbattiamolo e poi ci guardiamo intorno con calma, ok?- Propose dunque Adam. Il suo compagno annuì ed i due si scagliarono alla carica, sguainando le loro armi.
L’Uragaan ruggì, loro si tapparono le orecchie, poi iniziarono a tempestarlo di colpi. Lo stile di Luke era cambiato, ora utilizzava la mano sinistra come mano principale, aiutandosi solamente con quella destra, sostituita dall’arto meccanico. La sua maestria con la spada lunga era ineguagliata anche con la mano sinistra, le sue prestazioni erano pressoché immutate.
-Te la cavi ancora eh, Luke?-
-Umpf.- Mormorò egli, facendo roteare la spada e tagliuzzando una caviglia del mostro. Adam invece lo stava affrontando frontalmente, parando le sue poderose cariche ed i suoi attacchi di mento e contrattaccando facendo roteare lo spadone e picchiandolo con violenza.
Non si rivelò un avversario particolarmente temibile, i suoi attacchi erano piuttosto prevedibili ed i suoi movimenti lenti e goffi: Luke ed Adam furono colti alla sprovvista solo un paio di volte ma non riportarono danni notevoli.
In appena una decina di minuti, riuscirono ad atterrare il mostro e dargli il colpo di grazia, fracassandogli il cranio con lo spadone di Adam. Questi si tolse nuovamente l’elmo per asciugarsi il sudore.
-Uff, certo che combattere con questo caldo è veramente atroce. Guardiamoci intorno Luke, forza.- I due iniziarono ad ispezionare l’area, trovando altri tunnel che li portavano in altre zone senza uscita. La ricerca continuò, estenuante, per circa un’ora e mezza. I due cacciatori dunque, si ritrovarono vicino alla carcassa dell’Uragaan, scacciando i Wroggi che prima tentavano di infastidirlo, che ora stavano facendo il possibile per penetrare la coriacea pelle del mostro e mangiarne la carne.
-Sciò, sciò, pussa via.- Fece Adam, prendendone uno a calci e mettendo in allarme il gruppetto, che fuggì. Poi si sedette a terra, posandosi proprio alla carcassa, imitato da Luke.
-Cazzo, che caldo. Io non ho trovato niente, tu Luke?- Chiese Adam, facendosi aria dentro l’armatura. Lo spadaccino seduto al suo fianco fece per rispondere, poi notò una cosa che lo fece alzare: una sorta di cavità che sembrava dare ad uno strato ancora inferiore del vulcano. Ad una prima analisi gli era sfuggita, pertanto vi si avvicinò curioso.
-Luke?- Insistette Adam, notando poi che l’amico andava verso un punto preciso. -Trovato qualcosa?-
-Uhm.- Fu l’unica risposta di Luke. Adam si alzò a sua volta e seguì l’amico che si stava affacciando nella cavità. -Senti.-
-Sembra portare ancora più sotto.- Mormorò Adam. -Credi che…-
-Shh.- Lo interruppe Luke. -Senti, ho detto.- Insistette. Adam dunque stette in silenzio e provò a prestare attenzione particolare, affacciandosi nell’oscura voragine. Gli sfuggì una risatina, quando sentì un sottile venticello carezzargli una guancia.
-Aria? Questo buco dà all’esterno? Sei grande, Luke.- Esclamò, battendo vigorosamente la spalla all’amico, rischiando di buttarlo nella voragine. -Andiamo allora.- Aggiunse, calandosi nell’oscurità. Il tunnel andava in discesa, sentì la terra mancargli sotto i piedi man mano che procedeva. Non si distingueva nulla oltre il proprio naso, ma il sottile venticello persisteva.
-Luke, dobbiamo buttarci. O la va, o la spacca. Vado prima io e ti faccio sapere se è sicuro.- Propose Adam. Il suo compagno annuì ed egli si preparò quindi al salto. Contò fino a cinque e si lanciò nel buio, trattenendo il fiato. Scivolò nella parete rocciosa procurandosi qualche livido, per poi atterrare in un punto dove la grotta si allargava moltissimo, punto che un tempo doveva essere stato dimora di un mostriciattolo vulcanico piuttosto comune, il Volvidon.
Ciò era facilmente deducibile dalle decine e decine di gusci vuoti e dagli svariati altri resti organici sparpagliati qua e là all’interno dell’apertura, tutti appartenenti alla stessa specie di mostro.
-Ma che diavolo è successo, qui?-


#45

Posto un’ultima volta in questo topic.

Visto il brusco calo di followers (?) ho continuato la storia per conto mio per evitare di fare un miliardo di doppi-post. Ora ho finito, perciò ho direttamente editato il topic iniziale con la storia completa.

Grazie a chi mi ha sostenuto e a chi la leggerà e ne approfitto per fare un caldo augurio di buon Natale a tutti i cacciatori da parte del vostro Ddraig.


#46

Appena ho tempo la rileggo tutta!