[Fan Fiction] Il Bianco


#1

Salve a tutti.
Ultimamente sono in crisi con la storia principale a cui dedico corpo ed anima, quella con cui vorrei definitivamente provare ad uscire sul mercato, pertanto per aiutarmi a ritrovare creatività sto provando a cambiare un po’ stili ed argomenti, e tra le varie cose non potevo non cimentarmi in una Fan Fic dedicata ad uno dei miei videogiochi preferiti, monster hunter.

Detto ciò, premetto che per mancanza di tempo o semplicemente perché non è la storia in cui mi sto impegnando di più, non sarò costante nè coerente con tempo di pubblicazione nè quantità di materiale.
La storia è ambientata nella terza generazione, in particolare sto giocando MH3U e ne sento, per ovvie ragioni, grande influenza.

A premessa completata, mi auguro che riusciate comunque a godervi quanto ho scritto fin’ora.
Accettasi ovviamente critiche etc.
Grazie mille e buona lettura!

EDIT: Nel copia-incollare ha eliminato completamente tutte le formattazioni, addio corsivo & barre che dividevano i vari episodi :sob:

- - - IL BIANCO - - -

Un grosso essere bipede camminava a passi veloci e pesanti lungo una spiaggia. Era chiaramente un rettile, somigliava ad un dinosauro carnivoro. Le zampe dietro erano lunghe e possenti, quelle davanti corte e sottosviluppate. La coda era lunga e massiccia, irta di file di squame appuntite sporgenti, il corpo era massiccio e molto muscoloso, lungo la schiena una sola delle file di squame della coda continuava fino al collo. La testa era piuttosto grande, anche se proporzionalmente al resto del corpo risultava un po’ piccola. Il cranio schiacciato, gli occhi piccoli, cattivi e vagamente ottusi, la mandibola molto pronunciata, con una protuberanza ossea irta di spuntoni. Il bestione era tutto prevalentemente nero, con dettagli minori grigi e gli occhi rossi: era noto localmente come “Deviljho”.
La spiaggia intorno a lui era una semplice, piccola spiaggetta, circondata da vegetazione tutt’altro che tropicale, a cui facevano da sfondo delle modeste alture: si trattava di una modesta isoletta dal clima abbastanza caldo ma lungi dall’essere equatoriale.
Il Deviljho si avvicinò all’acqua e vi infilò il muso dentro, gettando poi la testa all’indietro, spruzzandosi l’acqua addosso su tutta la schiena e raggiungendo parzialmente anche la coda. Ripetè il gesto un paio di volte, per rinfrescarsi. Intorno a lui, una surreale mancanza di altri esseri viventi: la sua presenza teneva alla larga tutti gli altri animali che avessero un minimo di buon senso. Infatti esso non era originario di quelle terre, vi era semplicemente apparso qualche settimana prima ed aveva iniziato la sua feroce ricerca di cibo, minacciando l’intero ecosistema locale: era di certo molto pericoloso.
Mentre era intento a rinfrescarsi, l’attenzione del mostro fu catturata da un invitante pezzo di carne posto sulla sabbia a poche decine di metri da lui: la sua intelligenza limitata lo portò a fiondarvisi sopra senza un briciolo di diffidenza. Il bestione strappò grandi morsi dalla carcassa che gli veniva offerta e la terminò al terzo boccone. Fece un paio di passi, ma le palpebre iniziarono a farglisi pesanti, i passi strascicati e il respiro affannoso: dopo appena un minuto, capicollò a terra piantando il mento nella sabbia e non si rialzò più. Dopo qualche istante di dubbiosa attesa, dalla vegetazione emerse un uomo bardato con una corazza verde e grigia, trascinante un carrello pieno di botti. La sua armatura era snella e dall’apparenza sottile, prevalentemente grigia metallica, rinforzata con molte squame verde chiaro qua e là. L’elmo era a punta, con un ciuffo di peli che spuntava dalla sommità della testa e andava all’indietro. Era un set di armatura ricavato da una draghessa Rathian che il cacciatore aveva affrontato qualche tempo prima.
Lungo la schiena, aveva ripiegata una mastodontica arma marrone identificabile come una lancia, mentre al braccio sinistro portava agganciato uno scudo del medesimo colore.
La figura si avvicinò al Deviljho ed iniziò a sudare freddo: anche da addormentato, il temibile mostro metteva una notevole soggezione. La sua schiena si gonfiava e sgonfiava a ritmo regolare, e dalle narici talmente piccole da essere invisibili emetteva un grugnito minaccioso. Facendo attenzione a fare meno rumore possibile, ma rassicurandosi del fatto che l’udito del mostro non era granché, l’uomo in armatura iniziò a disporre intorno alla testa del rettile tutti i barili che aveva portato. Si allontanò di qualche metro, poi estrasse una fionda e mirò ad essi. Rilasciò un proiettile nero velocissimo che si schiantò contro uno dei barili, perforandolo e penetrando all’interno, causando la detonazione di quello che si rivelò essere esplosivo. Tutti insieme, i barili esplosero in faccia al terribile drago bipede, facendogli esplodere la protuberanza spinosa del mento e lasciandone cadere i pezzi a terra. Da quella distanza, all’uomo in armatura sembrò anche di averlo accecato ad un occhio, ma si disse che non sarebbe stato saggio trarre conclusioni. Il bestione ci mise solamente pochi secondi a riprendersi dal suo sonno profondo e a rendersi conto di cosa lo avesse colpito. Puntò al cacciatore ed emise un ruggito terribile, talmente forte da far vibrare la cassa toracica a quest’ultimo, minacciando di farlo cadere a terra per lo spostamento d’aria. Dopodiché, iniziò a puntare alla figura in armatura con i suoi passi talmente lunghi, veloci e pesanti da sembrare quasi balzi.
L’uomo in armatura gli diede le spalle e si allontanò correndo quanto più veloce poteva, anche se con la coda dell’occhio, continuava a seguire i movimenti del mostro. Il drago, correndo, tranciò uno spago che sembrò attivare un meccanismo nascosto nella boscaglia. Pochi istanti dopo, una decina di frecce pesanti e grosse come piccole lance emersero dagli alberi, sparate da delle grosse balestre nascoste. Di queste dieci, quattro si conficcarono sul fianco del Deviljho, facendolo gemere e ruggire di dolore ed interrompere la sua corsa, altre due si conficcarono sulla sua coda, senza sortire danno apparente. Il drago ritrovò la sua furia quasi immediatamente, prendendo a correre contro il suo avversario come se non fosse accaduto nulla. Il cacciatore si infilò nella boscaglia, seguito a ruota dal mostro, che tuttavia inciampò in un’ennesima trappola: venne inghiottito nella terra quasi del tutto, riusciva a salvarsi solamente la testa, il collo muscoloso e le braccia sottosviluppate. Iniziò immediatamente a dimenarsi per uscire, il cacciatore estrasse la sua lancia, che si raddrizzò nella sua imponenza, scoprendo anche un piccolo foro all’estremità. Da quel foro, poco dopo, uscì un proiettile mirato ad un’altra botte di esplosivo nascosta dietro un albero. Questa botte ne fece esplodere una poco distante, dando via ad una reazione a catena: cinque botti, disposte intorno alla trappola, esplosero una dopo l’altra, provocando ingenti danni al mostro, che smise per un istante di dimenarsi. A quel punto il cacciatore estrasse cinque coltellini con la lama intrisa di una potente tossina e li lanciò tutti sull’addome del mostro, avvelenandolo quasi di sicuro. A quel punto, senza mettere via la sua lancia-fucile, arretrò fino ad una radura poco distante. Il Deviljho si liberò dalla trappola e riprese l’inseguimento, sfiancato ma determinato più che mai a distruggere il suo subdolo nemico.
Il drago accedette alla radura correndo incontro al cacciatore con la bocca spalancata, ed altrettanto fece quest’ultimo. L’uomo in armatura fu più rapido: mollò un potente colpo in testa al Deviljho, usando la sua lancia come un martello, dopodiché premette il grilletto e sparò un colpo dritto in faccia al mostro, che arretrò leggermente, per poi contrattaccare con un colpo di mento troppo veloce da parare: colpì il cacciatore in pieno petto, mozzandogli il respiro e facendolo volare lontano. Mentre ancora volava, il Deviljho già caricava un secondo attacco, una codata poderosa. Il cacciatore fece appena in tempo ad alzarsi ed alzare lo scudo per parare quel devastante colpo che gli spezzò la guardia senza tuttavia fargli troppo male. Da quella posizione, aveva facile accesso all’addome del mostro, la sua parte più debole, pertanto emise un urlo di battaglia e fece una capriola sotto il mostro, gli piantò la lancia con violenza sulla pancia e fece fuoco diverse volte, sino a svuotare il caricatore. Il Deviljho sembrava troppo stanco per continuare: per la prima volta, il cacciatore lo vide allontanarsi e fuggire, ma fu rapido a menargli un fendente alla caviglia, facendogli perdere l’equilibrio e facendolo capicollare a terra. Si avvicinò alla testa del mostro ed iniziò a martellarla sino a spaccargli il cranio, inondando di sangue la radura. Esterrefatto, vide che il mostro si dimenava ancora, pertanto puntò la lancia dove il cranio sembrava più danneggiato, tenne premuto il grilletto sino al gonfiarsi di una piccola fiamma sulla sommità della lancia-fucile e poi lo rilasciò, scandendo la partenza di un colpo caricato che svuotò il caricatore della lancia in un sol colpo, in cambio di una potenza micidiale. Dopo quel colpo, anche la possenza del Deviljho dovette soccombere. Il cacciatore aveva vinto.
Esausto, incredulo e contento, il cacciatore si concesse qualche istante di guardia alzata, dopodiché si riagganciò la lancia dietro la schiena e si aprì l’elmo, scrutando la sua preda. L’uomo in armatura era in realtà poco più che un ragazzo, sui vent’anni abbondanti, con il volto magro e dei folti capelli marrone scuro abbastanza corti, portati in un ciuffo disordinato che gli ricadeva su uno dei due brillanti occhi ambrati. Alle sue spalle, sentì un lento applauso.
-Bravo.- Sentì mormorare una voce giovanile. Il ragazzo si voltò e si trovò faccia a faccia con un altro cacciatore, probabilmente poco più vecchio di lui, sui venticinque anni, vestito con un’appariscente corazza rossa e nera, piena di spuntoni e placche di corazza supplementari. Stringeva sotto il braccio l’elmo della corazza, anch’esso nero e rosso, con una serie di spuntoni rossi che partivano da dietro la testa. Il giovane cacciatore appena apparso aveva dei capelli neri relativamente corti, pettinati in un ciuffo disordinato che andava verso l’alto. Il viso rotondo, una barba incolta che gli si arrampicava sulle guance e dei brillanti occhi verdi lo caratterizzavano.
-Una Rathalos.- Osservò invece il cacciatore in armatura verde che aveva appena battuto il Deviljho, alludendo alla corazza rossa e nera del suo interlocutore. -Ci sai fare, o hai molti soldi.- Completò.
-Nah, non sono un riccone, ho recuperato io i materiali. Diciamo che me la cavo. Mi chiamo Adam, molto piacere.- Si presentò il ragazzo con la corazza rossa, tendendo la mano. Un po’ diffidente, l’altro ragazzo si avvicinò e la strinse.
-Skar, piacere mio. Da principio pensavo fossi un maledetto avvoltoio venuto qui per rubarmi il bottino di caccia, ma dubito che ti saresti presentato, in caso.- Rispose dunque.
-A meno che non voglia farti abbassare la guardia e prenderti di sorpresa.- Fece notare Adam, ridacchiando e facendo ridacchiare anche Skar.
-Temo che quel genere di arma non funzioni molto bene con gli attacchi a sorpresa.- Rispose quest’ultimo, indicando l’enorme spadone che sembrava una mezzaluna grigia metallica posato sulla schiena del suo interlocutore. Adam rise di gusto.
-Sono piacevolmente sorpreso del tuo linguaggio ben articolato, se posso. Ho incontrato diversi altri cacciatori, e devo dire che non sempre sono state esperienze molto… brillanti. Quando mi hanno parlato di te, ero partito già un po’ prevenuto.- Esordì Adam, ridacchiando. Anche Skar rise, ma poi si arrestò.
-Sono lusingato. Aspetta, ti hanno parlato di me? Quindi sei qui per incontrarmi?-
-Sono qui precisamente per te, sì. Sono qui per proporti una cosa, ma ne parleremo a tempo debito, al tuo villaggio. Per ora volevo solamente vedere se le voci su di te erano vere, e devo dire che non sono rimasto deluso: hai battuto un Deviljho uno contro uno senza farti un graffio.- Si congratulò Adam.
-Ho avuto una settimana di preparazione, ci sarebbe riuscito chiunque.-
-Non sminuirti, la tua realtà dei cacciatori è molto ridotta, vivendo in quest’isola da sempre non ne hai espereinza: devi sapere che a molti cacciatori basta impugnare una spada per definirsi tali. Ad ogni modo, non voglio parlarne qui, sbrighiamoci a ricavare quanti più materiali possibili da questo bestione e torniamo al villaggio.- Tagliò corto Adam.
-Mi dai una mano a trasportare i materiali? Senza volere nulla in cambio?- Chiese Skar, incredulo di ricevere aiuto disinteressato.
-Quattro braccia sono meglio di due, amico. In cambio… chiedo solo che tu mi stia a sentire quando ti farò la mia proposta.-

Il villaggio di Skar si chiamava Villaggio di Moga, era un piccolo centro abitato sulla costa, costruito prevalentemente su palafitte. Gli abitanti vivevano prevalentemente di pesca e commercio ed il clima caldo faceva si che la maggior parte fossero molto abbronzati, vestiti con abiti essenziali che coprivano solamente le nudità più imbarazzanti. Le capanne erano tutte in legno con i tetti di paglia, sembrava un villaggio povero ma felice. Skar ed Adam, finito di scuoiare il Deviljho, si erano seduti al tavolo che Skar aveva indicato essere un piccolo ristorante. Quest’ultimo era stato accolto trionfalmente dagli abitanti del villaggio, quando aveva comunicato di essere riuscito ad abbattere il Deviljho: grazie a lui, l’ecosistema di quell’isola era nuovamente al sicuro.
-Sono arrivato in questo villaggio due anni fa, non so bene come. Credo di aver perso la memoria, il mio primo ricordo risale a quando mi sono risvegliato sulla Lancianera, uno dei pescherecci di questo villaggio. Ero un cacciatore, era evidente, ero bardato con spada e corazza, tuttavia non avevo un singolo ricordo se non il mio nome. Dopo un iniziale disorientamento in cui mi sono dedicato ad altre attività, ho iniziato a guadagnarmi da vivere cacciando mostri, scoprendo che effettivamente era la cosa più proficua e gratificante che esistesse. Ovviamente, ero nato per quello. Due birre di Tanzia, per favore.- Concluse Skar, rivolgendosi ad un Felyne dietro al bancone: i Felyne erano creature felidi con andatura bipede, più intelligenti di un comune gatto ed estremamente servizievoli nei confronti dei loro “padroni” umani. Il Felyne miagolò in risposta e si diresse lontano dal bancone, tornando con due boccali traboccanti liquido ambrato.
-Capisco. Quindi è da relativamente poco che fai il cacciatore? Appena due anni?- Chiese Adam, sorseggiando un po’ della sua bevanda e trovandola frizzante e piacevolmente amarognola.
-Poco meno, sì.- Confermò Skar, bevendo a sua volta.
-E queste eccezionali doti tattiche le hai sviluppate in così breve tempo? Sembri un cacciatore veterano.- Skar arrossì e distolse lo sguardo.
-Per me è abbastanza normale, mi viene naturale, mi è venuto naturale dal primo istante. Ogni volta che ho un qualche oggetto per le mani, la mia mente inizia a lavorare per capire come utilizzarlo al meglio. Però ti ripeto che la caccia al Deviljho che hai assistito è stato un episodio più unico che raro, è un mostro decisamente fuori dalla mia portata e lo studiavo da quasi una settimana. Se stai cercando qualcuno di speciale, hai sbagliato posto temo.- Terminò Skar, bevendo una lunga sorsata dalla sua bevanda e poi emettendo un gran sospiro.
-Continui a ripetermi questa storia della settimana di preparazione come se una settimana fosse molto. Devi capire che per cacciare un Deviljho, si organizzano almeno due o tre cacciatori, e se intendono studiarlo per piazzare trappole, lo studiano anche per diverse settimane. Tu in una settimana lo hai studiato e hai anche piazzato le trappole, il tutto da solo. Non è un’impresa da poco.- Fece notare Adam. Skar scrollò le spalle.
-Sarà come dici tu.- Fece, un po’ scettico. -Ma veniamo al dunque. Cosa ti porta in questa isoletta dimenticata dagli Antichi?- Chiese, dunque. Adam si concesse ancora un secondo per sospirare e bere dal grande boccale in vetro.
-Voglio radunare una squadra di cacciatori d’elite per trovare e cacciare una preda… ambiziosa.- Esordì Adam, attendendo la reazione di Skar.
-Cosa intendi per “trovare” e cacciare? Non cerchi alleati per una missione della Gilda?- Chiese Skar. La Gilda dei cacciatori era l’organizzazione primaria cui facevano riferimento tutti i cacciatori. E non si limitava solamente ad assegnare missioni e ricompense agli ultimi, ma fungeva anche da organo politico principale mondiale. Ogni stato aveva il proprio referente della Gilda posto al vertice del comando, in modo che la Gilda fosse sempre, costantemente informata sulle minacce che gravavano su un dato luogo e potesse agire per eliminarle.
-No, la Gilda non ha nulla a che fare con tutto ciò, ma sono disposto a pagare i membri che assolderò di tasca mia, anche molto profumatamente. Senza contare che potrete usufruire di qualunque bottino troviate durante il viaggio.- Spiegò Adam.
-Capisco, d’accordo. Quindi dobbiamo imbarcarci con te in questo presumibilmente lungo viaggio, trovare e cacciare questo terribile essere. Questa preda “ambiziosa”.- Riassunse Skar. Adam annuì, solenne.
-Precisamente.-
-E quale sarebbe questo mostro?- Chiese Skar. Il suo interlocutore sospirò, un po’ scettico. Si concesse qualche secondo per fissare una gocciolina che cadeva lungo il boccale di birra di Tanzia, poi si rivolse nuovamente verso Skar con espressione seria.
-Un Fatalis. Un Bianco, per la precisione.- Seguì una lunga pausa di silenzio, poi Skar rise. Smise di ridere quando vide l’espressione seria con cui Adam lo continuava a fissare.
-Un White Fatalis? I Fatalis si sono estinti tempo fa, lo sai tu, lo so io e lo sanno tutti.- Fece notare il ragazzo, dunque. Adam scosse la testa.
-Questo esemplare è l’ultimo della sua specie. Un drago centenario, io so che è ancora vivo.-
-E come fai a “sapere” che è ancora vivo, se non sai nemmeno dove si trova?- Chiese Skar.
-Lo sento.- Rispose semplicemente Adam, ponendosi una mano al cuore. Skar fece per ribattere, ma la serietà con cui il suo interlocutore gli aveva risposto lo fece vacillare. Per un attimo, in cuor suo, seppe che Adam riusciva davvero a sentire il Fatalis. Poi però la ragione tornò a prendere il sopravvento.
-In che senso, lo senti?-
-Io e quel drago siamo… connessi, in qualche modo. Lui sente me ed io sento lui. Non te lo so spiegare, c’è una qualche connessione che mi sfugge, ma che mi spinge ad andare fino in fondo alla sua ricerca. Lo sto cercando da quasi cinque anni, ormai, ma ho capito che da solo non ce la farò mai. Quindi ti prego, Skar, se non vuoi farlo per me, fallo per i trentamila Zenny che ti pagherò anticipatamente.- Skar fece per controbattere, ma l’ultima frase lo ammonì. Trentamila Zenny? Era una cifra enorme, davvero Adam era disposto a spendere tanto per una vaga illusione? La risposta, nella sua mente, fu una sola: Adam aveva degli ottimi motivi per pensare che questo Fatalis fosse ancora vivo. Se credesse o meno alla storia della connessione, doveva ancora deciderlo, ma di certo credeva a questo: Adam sapeva che il Fatalis lo stava aspettando.
A dire il vero, da quando il ragazzo si era presentato se ne era sentito stranamente legato, come se il loro fosse un incontro voluto dal destino. Ed anche ora, gli pareva di conoscerlo da una vita. Forse aveva a che fare con i suoi ricordi perduti?
-Adam.- Esordì dunque Skar.
-Stai per ridermi in faccia di nuovo?- Chiese egli, bevendo amareggiato la sua birra.
-Non puoi pretendere che io creda ad una storia del genere così, a prescindere. Non ti conosco, non ho sentito di nessuno che abbia avvistato un Fatalis, ultimamente, né ho altre ragioni particolari per pensare che ne esista ancora uno.- Si spiegò quindi il ragazzo dagli occhi ambrati. -Tuttavia, io credo che tu ci creda fermamente, e sono disposto a fidarmi della tua intuizione. Senza contare che trentamila Zenny farebbero gola a chiunque.- Terminò il ragazzo. Adam assimilò quello che gli aveva appena detto e gli fece un gran sorriso.
-Quindi è un sì?- Chiese, euforico.
-È un “forse”. Ti chiedo solamente del tempo per pensarci. Qualche giorno, non di più.- Adam annuì.
-Mi sembra legittimo.-
-Magari nel mentre puoi darmi tu una mano nella mia caccia. Sto cercando un esemplare di Lagiacrus per forgiarmi l’ultimo pezzo della nuova corazza: l’elmo. Ne ho già cacciati un paio, ma se ti va possiamo cacciare quest’ultimo insieme.- Propose Skar.
-Sarebbe un onore.- Rispose Adam, sorridendo.
-Un’ultima cosa.-
-Sì?- Indagò Adam.
-Se anche dovessi accettare, i trentamila me li darai al termine della caccia. Non accetto pagamenti anticipati, mi faccio pagare solo per le missioni che porto a termine.- Mise in chiaro Skar. Adam gli fece un ennesimo sorriso, genuinamente contento di aver trovato un (forse) compagno di così buon cuore.
-E sia, Skar della Costa di Moga.-

Una grossa creatura vagamente serpentiforme se ne stava rannicchiata sott’acqua, riposando. La schiena era prevalentemente blu dalla coda alla testa, irta di corna e spuntoni marroni, mentre la pancia, il sotto delle zampe, del collo e di parte della coda erano di un grigio chiaro quasi bianco.
In lontananza, due figure umanoidi impattarono pesantemente contro l’acqua, creando nuvole di bolle intorno a loro. Tale rumore non sfuggì al lucertolone dormiente, che spalancò gli occhi gialli e si riassestò, pronto alla battaglia contro questi due intrusi. Ora che non era più rannicchiato, si poteva osservarlo nella sua interezza: aveva una lunga coda, quattro zampe abbastanza muscolose, il collo lungo e largo come quello di un cobra e la testa decisamente rettiliana, vagamente somigliante a quella di un alligatore, con tanto di spaventose fauci appuntite come coltelli. Era un Lagiacrus, un drago sottomarino che poteva utilizzare l’elettricità che gli scorreva nel corpo per sferrare temibili attacchi elettrici. L 'essere ruggì ferocemente, per poi scagliarsi contro i due cacciatori, uno in corazza verde ed uno in corazza rossa.
Adam e Skar lo videro arrivare e si scansarono giusto in tempo per schivare una carica spietata del mostro. Estrassero quindi le loro armi, approfittando di quella posizione per colpire il mostro ai fianchi rispettivamente con un fendente ed un affondo di lancia.
Il Lagiacrus accusò il colpo, si girò con una zampata che colpì Skar alla spalla, facendolo arretrare senza causargli gran danni. Ora si rivolgeva a lui: spalancò le fauci e fece per attaccare, ma Skar parò il colpo con lo scudo, mentre Adam infliggeva un secondo fendente alla schiena del mostro, con violenza tale da spezzargli uno degli spuntoni marroni che vi crescevano. Tali spuntoni e le corna del Lagiacrus iniziarono ad illuminarsi di blu quando egli gemette. Skar si sbracciò per far allontanare Adam, ma sott’acqua la comunicazione era difficile. Una scarica elettrica si propagò dal mostro e colpì entrambi i cacciatori, facendoli rotolare via sott’acqua. In men che non si dica i nostri si rialzarono, tuttavia Adam venne colpito anche da una codata all’addome che lo fece indietreggiare solo di poco.
“Non male.” Pensò il ragazzo in armatura rossa, stringendo più forte la spada tra le mani.
Skar approfittò del fatto che il mostro si era distratto con Adam per puntargli la sua lancia-fucile al collo e sparare tre colpi dalla distanza, per poi ricaricare. Il mostro sembrò non accusare molto i colpi, ma Skar seppe che li aveva sentiti, perché si voltò verso di lui e ruggì nuovamente, propagando un’onda d’urto nell’acqua che Skar parò con lo scudo.
Adam, dietro il mostro, approfittò di quella posizione per affondare la sua lama nella coda del Lagiacrus. Essa resistette, ma Adam sferrò un altro micidiale fendente nello stesso esatto punto e l’ultimo metro e mezzo di coda del Lagiacrus venne amputato di netto. Il mostro guaì in preda al dolore, calando la testa. Da quella posizione, Skar potè fracassargli le corna con un tremendo colpo di lancia, come aveva fatto con il Deviljho, usandola come un martello. Il Lagiacrus, in balìa totale dei suoi aggressori, si rovesciò supino ed iniziò a nuotare via con andamento malfermo, in preda agli spasmi. Si avvicinò alla costa ed uscì dall’acqua con un balzo. Skar ed Adam si sbrigarono a nuotare verso quella direzione ed emersero dall’acqua, ma trovarono il Lagiacrus ad aspettarli con gli spuntoni illuminati di blu. Il mostro aprì le fauci e sparò due sfere azzurre di energia elettrica che colpirono in pieno Skar ed Adam, appena emersi dall’acqua e ancora con la guardia bassa. Skar volò via di qualche metro, cadendo in acqua, mentre Adam indietreggiò un paio di passi e si inginocchiò, puntando a terra anche il pugno, assorbendo in questo modo l’impatto. Si rialzò, volse il suo sguardo contro il Lagiacrus, estrasse il suo spadone e caricò il mostro, correndo con quanta forza avesse nelle gambe.
Skar si riprese dopo qualche istante, scosse la testa disorientato e poi tornò alla carica verso la terraferma. Uscì dall’acqua, sguainò la lancia e si trovò di fronte al Lagiacrus che giaceva su un fianco, totalmente inerme. Sul torace, lo solcava un’enorme cicatrice carbonizzata, probabilmente lasciatagli dal suo compagno Adam, che ora stava rinfoderando lo spadone. Skar non aveva mai messo K.O. un Lagiacrus così in fretta, mentre Adam non solo aveva posto fine alla vita del mostro in qualche minuto, ma sembrava anche indenne e, a dirla tutta, non sembrava nemmeno stanco.
-Bella caccia, mi sono divertito!- Esclamò Adam, avvicinandosi a Skar e dandogli una pacchetta sulla spalla.
-Beh… è stata una caccia… rapida.- Articolò Skar, stupito.
-Già, questi Lagiacrus isolani non sono un granché. Un giorno ti darò una mano a cacciarne uno d’avorio.- Fece Adam, sorridente.
-D’avorio?-
-Sì, il Lagiacrus D’Avorio. È molto più potente di questi Lagiacrus comuni. Poi dovrebbe esisterne una variante ancora più potente, il Lagiacrus Abissale, ma non ho ancora avuto il piacere di incontrarne uno. Sai, il mio spadone infuocato e le cacce subacquee non vanno molto d’accordo.- Spiegò Adam quindi, annuendo con veemenza.
-Capisco. Wow, chi l’avrebbe mai detto che esistevano così tanti Lagiacrus.- Rispose Skar, sognante, vedendosi già indossare una splendida armatura d’avorio.
-Rimanda a dopo i viaggi mentali, Skar. Inizia a scuoiare questo drago, io vado a recuperarne le corna e la coda, sott’acqua.- Invitò Adam, avviandosi verso l’acqua.
-Certamente.- Confermò Skar, estraendo un grosso coltello e mettendosi all’opera.

Qualche ora più tardi, i ragazzi avevano lasciato i nuovi materiali ricavati dal Lagiacrus all’abile fabbro wyvern del villaggio.
-Finalmente mi porti questa roba, Skar, era ora. Non vedevo l’ora di completarti la corazza, sai? Raramente mi capita di lavorare con materiali pregiati come queste scaglie.- Li accolse il piccolo artigiano. Era un essere minuto, dall’apparenza anziana, con delle sopracciglia folte e bianche. La sua pelle era giallastra e gli arti sottili non lasciavano presagire la grande forza che invece dimostrava, brandendo quel grosso martello da forgia come se fosse una piuma: tale era la fisionomia dei wyveriani.
-Ciao vecchio Smith. Sì, non riuscivo mai a trovare il tempo a causa delle missioni della Gilda. Però ora il nostro amico mi ha chiesto di fare un viaggio con lui e, se dovessi accettare, vorrei essere pronto.- L’artigiano wyvern scrutò il carrello di materiali che gli veniva offerto ed emise un ululato di soddisfatto stupore.
-Mamma mia, quanta bella roba! Qui ti ci viene fuori altro che un elmo! Bene, bene, eccellente. Ah sì, comunque? Un viaggio? E questo ragazzo, chi sarebbe?- Chiese il vecchietto.
-Mi chiamo Adam, onorato.- Si presentò Adam, facendosi avanti.
-L’onore è mio, ragazzone. Ma che bella armatura Rathalos indossi, non avrei saputo fare di meglio. Sembra un po’ usurata, però. Se vuoi posso darti una mano a rinforzarla? Ah, beh, chiaramente posso farlo solo se mi porti qualche pezzo di Rathalos.- Commentò l’artigiano, divagando completamente.
-In effetti una rimodernata sarebbe quello che ci vuole, signor… uhm…- Esordì il ragazzo con l’armatura rossa e nera.
-Ah, grazie a quei geni dei miei genitori, il mio nome è in wyveriano antico, che risulta quasi impronunciabile per buona parte di voi umani. Per via del mio lavoro, mi chiamano “Smith”, pertanto se vuoi puoi fare altrettanto.- Sminuì il vecchio fabbro. Adam annuì.
-D’accordo, signor Smith.-
-Tornando a noi, che dicevate di questo viaggio?- Sembrò ricordarsi quest’ultimo.
-Ho proposto a Skar di venire a cacciare una preda molto ambiziosa con me. Vorrei assemblare una squadra d’elite di cacciatori.- Spiegò Adam. Il vecchio sembrò pensieroso.
-Una preda ambiziosa, eh? Te lo leggo negli occhi, andate a caccia di un Drago Anziano, eh?- Adam arrossì vagamente, Skar invece ridacchiò.
-Non ti si può nascondere nulla, vecchio Smith.-
-Sono stato giovane anche io, sapete. Avessi la vostra età, me ne verrei con voi al volo! Anche perché senza cacciatori nel villaggio non mi rimane molto da fare. Cosa dovrei forgiare? Cancelli e parti di nave? Che noia mortale…- Si lamentò il vecchio wyveriano, facendo ridacchiare Skar ed Adam.
-Quanto pensi ci vorrà per l’elmo?- Chiese poi Skar.
-Ragazzo mio, lo sai che sono il migliore, per domani sarà tutto pronto.- Rispose l’artigiano, gonfiando il petto. Adam e Skar si scambiarono un cenno d’assenso.
-Allora mentre l’elmo è in preparazione, mi metterò a pensare seriamente al nostro viaggio, Adam.- Comunicò Skar. Adam annuì, posandogli una mano sulla spalla.
-Io mi sono accampato nel bosco qui accanto. Se dovessi avere bisogno di qualunque cosa, sarò lì.-

-Wow, ti sta divinamente, Skar.- Furono le parole di saluto di Adam, il giorno dopo. Skar si era recato al suo accampamento di primo mattino, per chiedergli di accompagnarlo a raccogliere dei materiali.
-Ti ringrazio, Adam.- Il ragazzo dagli occhi ambrati indossava un’elegante armatura celeste e bianca, con degli spuntoni arancioni sulle spalle e sulla sommità dell’elmo, che il ragazzo non indossava per farsi riconoscere da Adam. Sembrava un’armatura abbastanza leggera, ma l’apparenza ingannava: era fatta delle coriacee scaglie del Lagiacrus. Il petto e le spalle erano rinforzati da placche di corazza supplementari, così come i gomiti. Il torso duro dell’armatura staccava con il materiale più morbido dei fianchi, la pelle del drago elettrico, che terminava quasi al ginocchio del cacciatore, come se fosse un lungo cappotto. L’elmo era integrale ed, esclusa la lunga cresta arancione, piatto. Era quasi tutto celeste, inclusa una lastra di metallo sporgente che copriva il mento del cacciatore; sul viso tuttavia vi era una sorta di maschera supplementare bianca, con un piccolo foro unico da dove il cacciatore poteva guardare fuori. L’insieme risultava in un’armatura semplice, elegante e minacciosa.
-Cosa dobbiamo raccogliere?- Chiese Adam, mentre i due si addentravano nel bosco.
-Funghi blu, erbe e miele. Se ci scappa, anche qualche insettamaro- Adam fece mente locale e contò gli ingredienti sulle dita. Poi si sciolse in un gran sorriso.
-Prepari medicine per il viaggio?- Skar arrossì sotto l’elmo e distolse lo sguardo.
-Lo so che devo prendere una decisione al più presto, ma vorrei pensarci per quest’ultima mattinata. A pranzo ti darò la risposta definitiva. Ovviamente se dovesse essere affermativa, non voglio trovarmi impreparato, ergo ho deciso di raccogliere un po’ di ingredienti, che comunque non fanno male.- Adam sorrise ed acconsentì, sperando per il meglio.
La verità era che, in cuor suo, Skar aveva già deciso. Chi voleva prendere in giro? Era da quando Adam glielo aveva proposto, che aveva iniziato a prepararsi per il viaggio. Prima finendo di farsi forgiare l’armatura Lagiacrus, poi raccogliendo materiali. Si era ingannato, convincendosi che erano cose che prima o poi avrebbe dovuto fare e che aveva solo preso la palla al balzo, se poi gli fossero servite per il viaggio tanto meglio. Buffonate, lo sapeva benissimo che non ci sarebbero stati “se”: dal momento in cui Adam si era presentato, Skar aveva avuto la sensazione che la sua vita avrebbe avuto una svolta. Sentiva che presto se ne sarebbe andato dal villaggio.
La verità era che sarebbe partito e lo sapeva, gli serviva solamente del tempo per convincersi che fosse la cosa migliore.
-Hai già raccolto altri consensi per questo viaggio?- Chiese improvvisamente Skar.
-Uno solo, per ora. Si tratta di un abilissimo spadaccino di nome Luke.- Spiegò Adam, scrollando le spalle.
-Capisco. E ti sta aspettando da qualche parte?- Indagò Skar, curioso.
-Al Porto di Tanzia, ha una stanzetta affittata in una locanda. Non ti preoccupare, comunque, questa faccenda non deve metterti fretta nella tua decisione. Luke aspetterà quanto c’è da aspettare. È un tipo silenzioso, non starà male da solo.- Si affrettò ad aggiungere Adam, abbassandosi un momento per raccogliere un piccolo funghetto blu che gli stava per sfuggire.
-Capisco, ok.-
-Ehi, Skar, ecco cosa mancava. Dove diavolo è la tua lancia?- Sbottò all’improvviso Adam, indicando il suo compagno, che al momento era equipaggiato con uno scudo dall’aria piuttosto leggera ed una spada di cui si intravedeva solo l’elsa rossa agganciata alla vita. -È da stamattina che cerco di capire che cosa manca al tuo solito look.- Skar ridacchiò.
-Non la ho portata, è un’arma troppo ingombrante se devo solo raccogliere materiali.- Il ragazzo si fermò un secondo ed estrasse la spada per mostrarla ad Adam: era un corto spadino ad una mano, con la lama verde ricamata finemente, con la punta divisa in due. -Ho portato il mio Secta Nulo, una spada paralizzante ricavata da pezzi di Bnahabra.-
-Bnahabra? Sono quella specie di Vespoid che girano da queste parti, vero?- Indagò Adam, pensieroso.
-Precisamente. È un’arma molto leggera, va benissimo per scampagnate come questa in cui devo solo… raccogliere funghi.- Spiegò Skar, con fare noncurante, rinfoderando l’arma e proseguendo nella sua missione di raccolta.
-Adoro come analizzi ogni singola azione della tua vita con pragmaticità senza rendertene conto.- Esternò Adam, ridacchiando soavemente. Skar ne fu vagamente imbarazzato, ma il casco integrale della Lagiacrus non lo lasciò intendere. I due cacciatori passarono buona parte della mattina a raccogliere materiali e poi li portarono alla capanna di Skar, dove pestarono gli ingredienti, li diluirono e mischiarono sino ad ottenere svariati tipi di medicinali.
-Era da un pezzo che non facevo un’uscita solamente per prendere risorse. Stavo agli sgoccioli.- Notò Skar, chiudendo infine il baule che conteneva le sue cose.
-Sono quei piccoli compiti ingrati che non va di fare a nessuno ma che prima o poi bisogna fare.- Si accodò Adam, incrociando le braccia.
-Andiamo a pranzo?- Propose Skar al suo interlocutore, che annuì con veemenza. I due raggiunsero la mensa felyne del giorno prima ed ordinarono un pasto abbastanza leggero a base di pane e pesce.
-Per quanto riguarda il nostro viaggio…- Esordì Skar.
-Viaggio?- Lo intercettò una squillante voce femminile. Una ragazza vestita con un abito moderatamente elegante e stranamente coprente, per quel villaggio, si avvicinò ai due cacciatori. Sembrava quasi una specie di divisa scolastica, con le lunghe calze bianche, la gonna nera, la camicetta bianca ed un bel fiocco rosso al collo. Completava il quadro un cappello rosso che poteva rassomigliare quello di un marinaretto. Era una delle divise della Gilda, la ragazza era appunto la referente della Gilda di quel villaggio, si occupava dello smistamento delle missioni.
-Ehi, Zuccherino. Come stai?- Salutò Skar.
-Non cambiare argomento, ho sentito che parlavi di un viaggio. Te ne vai? Dove vai?- Lo bombardò la ragazza, con fare severo.
-Questo gentiluomo seduto accanto a me mi propone un viaggio di lavoro, in cui lo aiuto a cacciare un Anziano in cambio di trentamila Zenny.- Spiegò Skar, scrollando le spalle.
-Piacere, Adam.- Si presentò quest’ultimo, sentendosi chiamato in causa.
-Trentamila Zenny?!? MA… è una cifra esorbitante! Aspetta… un ANZIANO? Non se ne parla, Skar, è fuori dalla tua portata, ti prego, ti farai solo ammazzare! Certo, però, trentamila non sono pochi. In quanti sareste?- La ragazza non diede segno di aver visto né sentito Adam, continuò il suo pseudo-monologo parlando come una mitragliatrice e con sbalzi di tonalità che facevano sobbalzare i due cacciatori.
-Zuccherino, per favore, non urlare, lo sai che ho l’udito sensibile.- La pregò Skar, indicandosi le orecchie con sguardo supplichevole.
-La mia idea era di essere almeno in cinque, cinque tra i cacciatori migliori di tutto il mondo. Sto viaggiando in lungo e in largo in cerca di persone che stuzzichino il mio interesse, e Skar è uno di essi.- Spiegò Adam. La ragazza lo scrutò dubbiosa.
-Deduco che non sia una missione della Gilda, allora?- Chiese dunque.
-Affermativo, saremo una squadra di professionisti pagata dal sottoscritto.- Confermò l’abile cacciatore dagli occhi verdi.
-Skar, dovrei ricordarti quanto rischioso sia operare aldifuori della Gilda, se doveste trovarvi nei guai nessuno verrà a salvarvi! E se dovesse succederti qualcosa, cosa farei poi io?- Skar sospirò e calò il silenzio, in cui Adam osservò prima lei e poi lui, e poi lei nuovamente, poi gli si accese una lampadina.
-Ah… ma voi due siete… state insieme?- Chiese, dunque. Skar rise di gusto e quasi si strozzò con il cibo.
-Ma certo, stiamo per sposarci.-
-E piantala di scherzare, Skar! Se dovessi morire, la Gilda non manderebbe mai più missioni in questo villaggio e io verrei licenziata, il che potrebbe succedere comunque se stai via per troppo tempo! Senza contare le tragedie varie che potrebbero succedere a questa povera gente senza avere un cacciatore a difenderli a portata di mano.- Sbottò la ragazza, chiarendo le idee ad Adam. Skar sospirò nuovamente e bevette.
-Ora capisco meglio la situazione, Skar. Non serve che tu decida ora, puoi prenderti dell’altro tempo, non immaginavo che la cosa fosse così delicata.- Si premurò Adam, ponendo una mano sulla spalla di Skar scrollò le spalle.
-Zuccherino la ingigantisce un po’ ma non nego che è un tarlo che fatica ad abbandonarmi. Eppure…- Esordì Skar.
-Eppure cosa? Non starai pensando seriamente di partire?- Fece la ragazza, arrabbiata.
-Il fatto è, Zuccherino, che Adam mi ha fatto notare una cosa. Se rimarrò per sempre in quest’isola a cacciare i mostri di quest’isola, non migliorerò mai come cacciatore. Rimarrò stagnante nella mia pozza di mediocrità. Che cosa faremmo se domani, chessò, dovesse apparire un altro Deviljho? E magari attaccasse direttamente il villaggio all’improvviso, senza darmi il tempo per organizzare le trappole? E se attaccasse qualcosa di anche peggio del Deviljho? Se attaccasse un Alatreon o qualche altro Anziano? Se continuo a prendermela con i Qurupeco, non sarò mai in grado di affrontare altro.- Vomitò Skar tutto d’un fiato, facendo tentennare la ragazza.
-Ma fino ad ora è sempre bastato questo…-
-Fino ad ora sì, ma domani? Sono l’unico cacciatore di questo villaggio e in quanto tale ritengo di avere delle responsabilità ben precise. Responsabilità a cui non sempre riuscirò a tener fede, Zuccherino, se il mio livello rimane statico. Questo viaggio mi offre l’opportunità di vedere altre parti del mondo, confrontarmi con realtà di altri cacciatori, affrontare nuovi mostri più pericolosi. Insomma, di crescere.- Aggiunse Skar, facendo calare il silenzio. Zuccherino sembrò passare dalla rabbia alla tristezza più totale: Adam si stupì a tale cambiamento repentino, constatando un’emotività esagerata, quasi comica, nella ragazza.
-Verrò con te, Adam.- Dichiarò dunque Skar, alzandosi dal tavolo e tendendo la mano verso il suo nuovo compagno. Egli si avvicinò e la strinse vigorosamente, con un sorriso da orecchio a orecchio e un’espressione infuocata: le loro mani si strinsero con virilità ed i due si scrutarono reciprocamente nel silenzio creatosi.
-Sarò onorato di averti al mio fianco, Skar della Costa di Moga.- Pronunciò Adam, solenne. Poi si rivolse alla ragazza, indicando Skar. -Te lo riporterò tutto intero, non temere.- Ammiccò dunque. La ragazza scoppiò in un pianto esagerato, inginocchiandosi a terra, lasciando Adam e Skar interdetti. Il ragazzo dagli occhi ambrati fu il primo a riprendersi e ad avvicinarsi alla ragazza, consolandola, mentre Adam si risiedeva sulla grossolana sedia in legno intagliato della mensa. Osservò Skar che portava via la ragazza dandole delle leggere pacche di conforto sulla schiena e, sentendo i singhiozzi allontanarsi, si rivolse al felyne che da dietro il bancone seguiva la scena con gli occhi spalancati.
-Penso di piacerle.-

La mattina dopo, Adam e Skar si alzarono di buon’ora. Informato del viaggio, l’anziano e bonario capo del villaggio fece dono a Skar di una sorta di carretto in legno, simile a quello che aveva usato per trasportare le botti di esplosivo intorno al Deviljho, solo un po’ più solido ed elaborato. Skar vi pose le sue cose e, tra i pianti disperati di Zuccherino (che lo seguì praticamente strisciando fino all’imbarcazione) ed il caloroso saluto del resto del villaggio, si avvicinò alla nave mercantile che lo avrebbe portato al Porto di Tanzia.
-Aspettate!- Esclamò una voce roca. I due cacciatori si voltarono verso colui che li stava chiamando, identificandolo nel vecchio Smith, il fabbro wyveriano.
-Vecchio Smith, cosa… dove andate con quella roba?- Il vecchio infatti si stava avvicinando con un voluminoso fagotto verde, più grande di lui, probabilmente ricolmo di attrezzi da forgiatura.
-Senti un po’, lo sai cosa forgiavo prima che tu venissi qui?- Chiese lui, stizzito.
-Cancelli e pezzi di barca? Credo tu me l’abbia raccontato qualche decina di volte.- Lo schernì Skar. Il vecchio sbuffò, posando a terra il suo ingombrante fagotto.
-Cancelli e pezzi di barca, esattamente. E sai cosa non ho più voglia di forgiare in tutta la mia vita?-
-Sospetto che la risposta sia cancelli e pezzi di barca.- Lo anticipò Skar.
-Cancelli e pezzi di barca, precisamente. Quando sei arrivato tu, Skar, hai iniziato a portarmi dei materiali pregiati su cui valeva davvero la pena di lavorare, chiedendomi di forgiarti delle armature, il che per me era un sogno che si realizzava. E chi l’avrebbe detto che sarei riuscito a diventare il fabbro personale di un cacciatore anche qui, in questa sperduta isola remota? Fatto sta che, per sopperire alla mia mancanza, ho insegnato a Junior ed un altro paio di ragazzi a forgiare i famosi cancelli ed i pezzi di barca che servivano di routine, perché io ero impegnato a fare le armature. Ed ora… non vedo perché, visto che loro sono perfettamente in grado di continuare con il loro entusiasmante operato, dovrei rimettermi io a forgiare cancelli. E pezzi di barca.- Spiegò l’anziano wyveriano, accendendosi una lunga pipa. Essa scintillò di un poco incoraggiante color verde acido e poi iniziò a fumare.
-E quindi?- Insistette Skar.
-E quindi, ho deciso. Vengo con voi. Sempre se la compagnia di un vecchio può essere gradita.- Terminò, rivolgendosi ad Adam.
-Un abile fabbro wyveriano vorrebbe accompagnarmi nella mia avventura ed io dovrei sognarmi di rifiutare? Se è sicuro di non creare problemi al villaggio, accetto la sua candidatura con gaudio.- Esclamò Adam, tendendo la mano al fabbro, che la strinse con un sorriso sghembo.
-Benissimo, allora è deciso. Solo, non darmi del “lei”, mi fai sentire più vecchio di quanto non sia.- Chiese il vecchio, ridacchiando e contagiando Adam e Skar.
E così il gruppo, arricchito di un nuovo, prezioso alleato, salì sul mercantile diretto a Tanzia.
Tanzia era un notevole snodo commerciale: non era densamente abitata, ma vi erano decine di attività commerciali. Fabbri, pescivendoli e rivenditori di vario genere, ristoranti, alberghi e chi più ne ha più ne metta: era sicuramente una delle principali arterie commerciali del tempo. Adam indicò un albergo dall’aria semplice ma accogliente, posto a breve distanza dal mare.
-Aspettatemi qui al molo, non vorrei lasciare il nostro carretto incustodito. Vado a chiamare Luke, ci vorrà qualche minuto.- Dispose Adam. Skar ed il fabbro annuirono, posandosi al carro con le braccia conserte, attendendo il loro nuovo compagno di viaggio.
-Sei in ansia, giovane Skar, te lo leggo negli occhi.- Mormorò il fabbro, rimestando la pipa per non far spegnere la brace che vi bruciava dentro. Skar lo scrutò, poi sospirò.
-Come potrei non esserlo? Chissà se sarò all’altezza delle aspettative di Adam. Vecchio Smith, in tutta onestà non mi considero tanto in gamba quanto vuole farmi credere Adam. E se avesse preso un abbaglio?-
-Tutto è possibile, ragazzo mio. Ma questo non lo saprai se non farai del tuo meglio.-
-E se il mio meglio non fosse sufficiente?- Sospirò Skar, esasperato.
-Se il tuo meglio non fosse sufficiente… direi che hai ben altro di cui preoccuparti, non penserei molto a deludere Adam. Mettiamo che siamo contro l’Anziano e all’improvviso il tuo meglio “non bastasse”. Che fine pensi che potresti fare?- Fece notare il saggio fabbro, facendo deglutire Skar.
-Incoraggiante.-
-In un certo senso, lo è. Questo ti insegna che devi dare sempre il meglio di te stesso, e non lo devi fare per non deludere gli altri, lo devi fare per te stesso. Per quanto riguarda Adam… credo che sappia quel che fa, non mi è sembrato per nulla uno sprovveduto. Se è venuto fino al dimenticato Villaggio di Moga solamente per chiederti di venire con lui, peraltro senza nemmeno essere sicuro che avresti accettato… significa che si fida molto di te e delle tue capacità. Non sei il primo cacciatore che vede, lo hai sentito, fa il cacciatore da più di cinque anni. Hai idea di quante persone abbia visto?- Lo fece ragionare il fabbro wyveriano.
-Eppure è venuto a cercare me.- Osservò Skar.
-Esatto. Francamente, non ho idea di come siano gli altri cacciatori, ma tu mi sembri davvero in gamba Skar. Mi voglio fidare dell’intuizione di quel ragazzo e, di conseguenza, delle tue capacità.- Concluse il vecchio Smith. Skar venne colpito da quelle parole, parole che aveva rivolto lui stesso al giovane Adam, giusto un paio di giorni prima.
“Io credo che tu ci creda fermamente, e sono disposto a fidarmi della tua intuizione”
Fidarsi della sua intuizione, la sua intuizione implicava anche l’alta opinione che aveva di Skar? Probabilmente sì, e lui si era dichiarato disposto a fidarsi. Un po’ rasserenato, ma non del tutto convinto, Skar si mise il cuore in pace e decise, almeno ragionevolmente, di fidarsi di Adam completamente.
Tempestivo fu l’arrivo di quest’ultimo, che faceva da cicerone ad un altra figura alle sue spalle, indicandogli il carretto. Skar li salutò con la mano, osservando l’uomo che si ergeva dietro Adam. “Si ergeva” erano proprio le parole più indicate per descrivere la figura: era alto, immensamente, almeno due metri, se non qualcosina in più, ulteriormente pompato dal generoso cappello in vimini piatto e schiacciato che indossava, sulla cui sommità era posta una piuma rossa ornamentale. Skar riconobbe la divisa, era un Dogi Yukumo, un tradizionale abito da spadaccino. Le spalle erano scoperte, tuttavia un paio di maniche blu coprivano il braccio dal bicipite in giù, preludio ad un paio di guanti del medesimo colore. E sempre del medesimo colore era la semplice camiciola con il colletto alto che il cacciatore indossava sul torso. Alla cinta, portava una sorta di drappo arancione molto ampio, che gli copriva una gamba fino quasi al ginocchio. Indossava inoltre degli ampi pantaloni molto larghi tutti blu, con delle decorazioni arancioni vicino alla caviglia. I piedi, quasi nascosti dallo strascico del pantalone, lasciavano intravedere una sorta di sandalo in legno. Adagiata sulla schiena del cacciatore, una meravigliosa e sfavillante katana con la lunga lama seghettata sul lato non affilato. L’impugnatura era nera e blu, con minorissime decorazioni gialle, che però dimostravano la cura con cui era stata forgiata l’arma.
-Ragazzi, lui è Luke.- Lo presentò Adam. Egli si scostò il capello dal viso, dimostrandosi un ragazzo più o meno della stessa età di Adam, con il volto magro, una chioma di capelli castani ribelle, dei profondi occhi grigi ed un appuntito pizzetto sporgente.
-Salve a tutti.- Salutò egli, tetro, senza accennare a un sorriso.
-Salve, piacere, sono Skar.- Si presentò il cacciatore dagli occhi ambrati, offrendo la mano che venne pigramente stretta dal suo alto interlocutore.
-Molto piacere, puoi chiamarmi Smith.- Si presentò invece il fabbro. Per stringergli la mano, Luke dovette letteralmente inginocchiarsi, per poi rialzarsi con flemma.
-Prossima tappa, Adam?- Chiese dunque Skar, messo vagamente a disagio dal silenzio innaturale di Luke, che non proferì parola per tutto il resto del tempo né diede altri particolari segni di essere vivo.
-C’è un ultima persona con cui vorrei parlare per chiedergli se vuole unirsi a noi, dopodiché potremo iniziare la nostra ricerca.- Mormorò Adam, con una vena scoraggiata che non sfuggì a Skar.
-Qualcosa non ti convince?- Si premurò quindi. Adam scosse la testa.
-Questo cacciatore di cui andremo in cerca ha delle capacità veramente eccezionali, probabilmente è il migliore cacciatore che abbia mai conosciuto. C’è solo un piccolo problema.- Terminò Adam, pensieroso.
-Sarebbe?-
-Non vuole più fare il cacciatore.-

In una stretta locanda piuttosto affollata, una figura alta e massiccia se ne stava seduta su uno sgabello, con un grosso attrezzo tra le mani: una cornamusa di metallo. Indossava un mantello con un cappuccio verde acido, probabilmente in pelle di Slagoth, mentre indossava abiti color sabbia al di sotto di esso, inclusi un paio di guanti con le dita scoperte.
Soffiava e premeva tasti ritmicamente, e dai tubi dello strumento musicale si propagava una musica piacevole e forte, che faceva esultare gli omaccioni armati di boccali di birra che si affollavano intorno al palco, rialzato di una quarantina di centimetri.
L’interno della locanda era prevalentemente in legno, ed in fondo ad essa si era fermato un gruppo di cacciatori a noi ben noto. Terminata la sua canzone, il suonatore si alzò dal minuscolo sgabello su cui stava accomodato e scese dal palco.
-Devo interrompere lo spettacolo solo per qualche minuto, signori, scusate.-Si congedò, gentilmente, dal suo pubblico. Prese a camminare verso i tre avventori bardati con le loro armature che li rendevano fin troppo appariscenti: soprattutto lo spadone di Adam, era impossibile non guardarlo. Quest’ultimo era di spalle e non si accorse dell’arrivo del musicista, tantomeno diede cenno di averlo visto Luke, che si era accomodato sulla sedia stiracchiandosi completamente, occupando un quarto del locale da solo.
-Ehm…-Fu quindi Skar ad accorgersene per primo, indicandolo e tentando di attirare l’attenzione di Adam. Egli si voltò e fece un gran sorriso al suonatore di cornamusa.
-Ehilà Dave. Bello spettacolo, mi è piaciuta la canzone di stasera.- L’uomo chiamato Dave si guardò intorno dubbioso, scrutando Adam con fare inquisitorio.
-Che ci fai qui, Adam? Sei di nuovo qui per tentare di convincermi?-Tagliò corto, il suonatore Dave.
-Sono venuto a mostrarti che alla fine qualche compagno di viaggio lo ho trovato, hai visto? Sono due professionisti, questi qui.-Si vantò Adam, allargando la sua posizione sulla sedia.
-We.-Salutò Luke, per poi tornare ad immergersi nella silenziosa contemplazione delle proprie mani giunte sopra l’addome.
-Piacere, Skar… non sono un professionista.-Non riuscì a non aggiungere Skar, suscitando una risata di Adam con annessa pacca sulla spalla. Skar pensò tra sé e sé che viste le poderose pacche di Adam, la nuova armatura Lagiacrus non sarebbe durata molto.
-Fa il modesto. Ha steso un Deviljho da solo.-Dave salutò Skar con un cenno ammirato e sorpreso, quest’ultimo avrebbe voluto controbattere parlando della lunga preparazione ma si disse che sarebbe stato inutilmente polemico pertanto lasciò perdere.
-Sono contento che tu abbia trovato qualcuno per accompagnarti nella tua folle impresa, Adam. Siamo amici da una vita e ti voglio bene, ma lo sai che questo non è più il mio mondo.-Adam sorseggiò dal suo calice che conteneva un liquido rossastro dall’aria alcolica, facendo un mezzo sorriso.
-Lo sai che è nella tua natura. Sei nato per essere un cacciatore, benedetto alla nascita con forza e resistenza sovraumane. Tutto in te è caccia, persino la cornamusa che stringi in mano or ora e che ti piace strimpellare in questi locali per sbarcare il lunario, in realtà non è altro che un corno da caccia. Prima lo accetterai, prima sarai in pace con te stesso e potrai vivere serenamente.-Pronunciò Adam, solenne. Dave parve innervosirsi e distolse lo sguardo.
-È vero, è un corno da caccia. La noia del cacciare prede sempre uguali mi aveva sconfitto a tal punto da provare con armi diverse, in modo da sperimentare nuove tattiche, ma non c’è stato nulla da fare: la facilità dei compiti assegnatomi era disarmante, non c’era brivido, non c’era avventura, nessun mostro riusciva veramente a mettermi alla prova. Quando ho provato questa cornamusa di metallo, ho scoperto che emetteva un suono e che questo suono mi piaceva, e ho scoperto la mia vera vocazione. Ora sono sereno, Adam, perché devi venire a sconvolgermi la vita?!-Sbottò egli dunque, in un crescendo di rabbia.
-Perché questa non è la tua vita, e lo sai benissimo anche tu! E se tu decidessi di affrontare con me questo Anziano… scopriresti che non è una preda semplice come le altre. Potrebbe essere una sfida degna di questo nome, finalmente! Potresti specializzarti nella caccia agli Anziani! Ci sono un migliaio di opportunità!-Protestò Adam, infervorato ma senza perdere il suo tono entusiasta contagioso.
-Non sai nemmeno se questo coso esiste o no! E smettila di decidere tu cosa è meglio per la mia vita!-Fu la categorica risposta di Dave, prima di dare le spalle ad Adam ed andarsene.
-Lo senti, vero Dave?-Chiese Adam, a mezza voce, facendo fermare Dave, che non si voltò ma tese un orecchio. -Il richiamo della caccia. Lo so che lo senti, non puoi non sentirlo.-Dave non rispose subito, strinse un pugno, come se fosse stato colpito ad un punto scoperto. Poi tornò ad allontanarsi.
-Abbi cura di te, Adam.-Salutò, freddamente.
-Saremo in un accampamento poco fuori città fino alle dodici di domani mattina! Sai dove trovarmi, se vorrai venire con noi! Pensaci davvero, ti chiedo solo questo, Dave, pensaci!-Esclamò Adam a voce alta ad un Dave ormai lontano, che si apprestava a riprendere il suo spettacolo musicale.

La mattina dopo, il gruppo si svegliò ad un orario generoso, cucinò sulla fiamma viva del pesce pescato da Skar ed attese l’orario della partenza solennemente. Adam era seduto sul carro e tamburellava con un piede tradendo l’impazienza, Skar se ne stava a terra intento a tenere viva una fiamma indebolita dal vento, mentre Luke se ne stava completamente sdraiato sull’erba, abbracciato alla sua lunghissima katana.
Delle campane risuonarono in lontananza, improvvisamente.
-È mezzogiorno.-Osservò l’anziano fabbro wyveriano, mentre lucidava il suo enorme martello da forgia, tentando di liberarlo da un’impurità piuttosto coriacea. Adam sospirò.
-Aspettiamo ancora mezz’oretta. Verrà, deve venire.-Fece quindi, stringendo un pugno vagamente frustrato. Skar allora smise di rimestare il fuoco e si voltò a guardarlo: sembrava preoccupato e distante, probabilmente temeva che il suo amico non sarebbe venuto. Con la coda dell’occhio lanciò uno sguardo anche a Luke, che aveva l’aria di essere profondamente addormentato. Aveva già fatto l’errore di credere che dormisse e parlare di lui in terza persona solamente per sentirlo mormorare “sono sveglio” con quel suo inquietante tono pacato e profondo, pertanto non disse nulla.
Il fabbro wyveriano scrollò le spalle all’esternazione di Adam e continuò a lucidare il suo martello con più foga, passandolo occasionalmente sopra la fiamma sperando di sciogliere l’incrostazione.
Mezz’ora passò, abbondante, ma nessuno lo fece notare ad Adam. Ad un certo punto, Skar disegnò un cerchio a terra con un rametto, poi pose il rametto in piedi giusto al centro, affondandolo nel terreno, ed osservò l’ombra di quest’ultimo posarsi su uno dei bordi della figura geometrica.
-È quasi l’una e venti, Adam. Credo che non verrà.-Adam osservò il suo compagno di squadra e la rozza meridiana che aveva abbozzato sul pavimento, quindi sospirò. Non trovò nulla da ribattere, ma si concesse ancora dieci minuti di attesa.
Ma fu inutile, Dave non si presentò, né si sarebbe presentato se avessero aspettato anche una settimana. Allora Adam prese la, seppur sofferta, decisione di partire senza di lui. Radunò il suo gruppo e partì verso la loro prima meta: una catena montuosa ghiacciata abbastanza distante da dove si trovavano ora, denominata Cresta dell’Agnaktor per via della sua forma ripida simile appunto alla cresta di questo temibile mostro lavico.

-Perché stiamo andando lassù?- Chiese Skar, che camminava dietro ad Adam lungo una salita piuttosto ripida. In coda al gruppo, Luke trascinava il carro ed il maestro fabbro wyveriano vi sedeva sopra mentre si stava dedicando all’affilatura di un piccolo coltello.
-Ho sparso ai quattro venti la notizia della mia ricerca e mi sono arrivate alcune risposte. Una di queste risposte, quella che io reputo più interessante, è quella di un vecchio eremita che afferma di aver visto passare un enorme drago bianco che poteva benissimo essere un Fatalis.- Rispose dunque il cacciatore in armatura Rathalos.
-Capito. Beh, quantomeno è una pista, da qualche parte si deve pur iniziare.- Fece Skar in risposta, avvicinandosi a Luke ed offrendogli la mano.
-Cosa.- Mormorò lui, senza capire.
-Il carro, lo stai trascinando da un po’. Facciamo cambio.- Suggerì Skar. L’alto spadaccino annuì e porse l’estremità del carro al suo interlocutore, che l’afferrò.
-Va bene.- Fu la sua unica risposta, sgranchendosi le spalle.
-Luke, ti prego, non parlare troppo o finirai per stordirci.- Canzonò Adam, facendo sbuffare il suo compagno.
-Spiritoso.-

Il gruppo arrivò infine in cima alla cresta ghiacciata. Adam si guardò intorno, in cerca di punti di riferimento: vide delle rocce ammassate in maniera poco naturale ed un misero panno rosso incastrato in un’apertura rocciosa: si incamminò in quella direzione, riconoscendo i segni, sino a giungere ad una specie di grotta in apparenza abitata: era stato allestito un ingresso modesto ma tutto sommato piacevole a vedersi, fatto con pesanti pellicce di Popo, un grosso mammifero erbivoro con due grosse zanne d’avorio.
-È la capanna dell’eremita?- Chiese Skar, in coda al gruppo.
-Sì.- Rispose Adam. -C’è nessuno?- Domandò quindi, rivolgendosi all’interno della grotta. Scostò le pelli di Popo e constatò che la grotta era più profonda di quel che sembrava, continuava verso il basso. Probabilmente le stanze dell’eremita erano più in profondità, in modo da proteggerlo dal freddo. Le pareti erano cosparse di liquido viscoso e gocciolante, di cui degli insetti luminosi si stavano nutrendo ferocemente: la loro presenza era sufficiente ad illuminare, seppur tenuemente, la grotta nella sua interezza.
-Skar, entra con il carretto. C’è una specie di atrio dove puoi lasciarlo, c’è un sacco di spazio.- Skar eseguì, Luke gli tenne le pellicce di Popo alzate e lui fece passare il piccolo carro e lo abbandonò lì, in entrata. Il vecchio Smith scese ed, insieme ai tre cacciatori, si incamminarono verso il basso.
-Questo è… miele? Ha cosparso le pareti di miele e ha liberato degli insetti-lampo in modo che nutrendosi si appoggiassero alle pareti e illuminassero la grotta, che dire… intelligente.- Commentò Skar, stupito, strofinandosi tra le dita il poco miele che gli era rimasto appiccicato al contatto.
-Sembra essere un eremita piuttosto in gamba, eh?- Si accodò Adam, che aveva notato la stessa cosa e la stava contemplando in silenzio. -Luke, che ne pensi?- Chiese dunque, ironicamente, ben sapendo la risposta che lo aspettava.
-Bello.- Commentò lui, apatico. Smith sbuffò ridacchiando e scuotendo la testa.
I quattro scesero per qualche decina di metri ed arrivarono ad un punto dove c’erano altre pellicce di Popo appese. Adam sbirciò dietro, salutando.
-Salve?- Gli si parò davanti una modesta stanza dotata però di un letto, un rudimentale tavolino ed uno stipo in cui erano accumulati generi alimentari e brocche d’acqua, il tutto ricavato grossolanamente dai materiali reperibili nelle vicinanze, come legno, ossa, rocce e pellicce.
-Non c’è nessuno, probabilmente è a valle a barattare del cibo o alla ricerca di materiali. Aspettiamolo all’entrata, penso non sia il massimo farci trovare nel suo salottino privato.- Propose Adam. Il gruppo acconsentì e risalirono, sistemandosi subito dietro il primo strato di pellicce di Popo.
Qualche ora più tardi, una figura piuttosto esile avvolta di mantelli e pellicce risalì la montagna e si infilò nell’accogliente rifugio, facendo quindi la conoscenza dei nostri.
-Lei dev’essere l’eremita che ha risposto al mio appello!- L’eremita, un vecchietto dall’aria arzilla, scrutò Adam intensamente, come tentando di ricordarsi a cosa si riferisse. Era quasi completamente calvo, sulla pelle scura iniziavano ad essere numerose le macchie tipiche della vecchiaia. Aveva le sopracciglia canute e gli occhi ridotti a una fessura, una barba bianca abbastanza lunga ma non eccessivamente folta che terminava a punta poco sopra il diaframma.
-Ah, un momento, ricordo qualcosa del genere. Per caso sei quello che chiedeva del drago bianco?- Chiese. Adam annuì vigorosamente, scambiandosi un sorrisetto vittorioso con Skar.
-Sì!-
-Bene, sì, mi ricordo di aver visto un grosso drago bianco qui nelle vicinanze… o almeno credo fosse bianco, insomma, con questa neve diventa difficile distinguere i colori, sapete? Spero sia quello che cercate voi, ma ovviamente non ne sono sicuro.- Premesse l’eremita, grattandosi la nuca.
-Certo. Non si preoccupi, al momento comunque è la nostra pista migliore. Per caso si ricorda quante zampe aveva? Oltre alle ali, dico.- Chiese Adam. L’eremita parve pensarci, senza smettere di tormentare il suo lungo pizzetto.
-Due… o forse quattro. Non lo so, era accovacciato ed io al momento stavo solo pensando ad allontanarmi più possibile. Non ne sono sicuro, mi dispiace. Spero capirete la situazione.- Adam prese a strofinarsi a sua volta l’ispida barbetta che iniziava ad arrampicarglisi sulle guance, senza rispondergli.
-Ma certo, non si preoccupi signor eremita.- S’intromise dunque Skar. -Si è comportato nel modo migliore.-
-D’accordo, siamo pronti ad andare a cacciarlo. Dove si trova?- Chiese Adam, pratico. L’eremita indicò una direzione.
-Io lo ho trovato da quella parte: a circa tre ore di cammino da qui c’è un lago, penso che vada lì per abbeverarsi e riposare, grazie ad un’escrescenza rocciosa è perfettamente riparato dal vento. È perfetto per schiacciare sonnellini, se sei un drago di venti metri, no?- Adam ridacchiò e ringraziò l’eremita.
-Signore, mi scusi, possiamo lasciare qui il carretto con le nostre cose? Ci ostacolerebbe nella caccia e rischieremmo anzi di distruggerlo.- Domandò Skar.
-Non mi da’ alcun fastidio lì dov’è. Potete lasciarlo.- Acconsentì l’eremita, scrollando le spalle.
-Smith, vorrei che rimanessi qui anche tu. È pericoloso.- Smith si accese la pipa ed annuì con vigore.
-Se non sono un problema per l’eremita, rimarrò qui volentieri. Le battute di caccia non fanno per me.- Ridacchiò dunque, rivolgendosi al canuto vagabondo che era in ascolto. - È un problema, signor vecchio?-
-Un po’ di compagnia ogni tanto non può che fare bene. Comunque non mi sembri abbastanza giovane da potermi chiamare “vecchio”, vecchio.- I due anziani presero a punzecchiarsi, incamminandosi verso l’interno della grotta.
-Buona fortuna, cacciatori.- Fu il loro unico augurio, prima di lasciare i nostri alla loro occupazione primaria: la caccia al mostro. Adam sospirò e posò una mano sulla spalla a ciascuno dei suoi due compagni di avventura.
-Forza ragazzi, ci siamo.-
-Pensi sia lui, Adam?- Chiese Skar. Il suo interlocutore scosse il capo.
-Non lo so. Non avverto nessuna particolare sensazione. Potrebbe essere lui come potrebbe non esserlo, questo mondo è pieno di draghi bianchi, in fondo. D’altro canto, potrebbe essere lui o un altro Anziano, non ne abbiamo idea. Prepariamoci al peggio. Luke?- Terminò, cercando il consenso anche dell’altro compagno di squadra. Egli annuì con veemenza, accompagnando il gesto ad un vago suono gutturale. Adam gli sorrise e poi sorrise a Skar.
-Andiamo.-

Tre ore di viaggio più tardi, arrivarono al tanto agognato laghetto a cui si abbeverava il fantomatico mostro. Analogamente all’eremita, il mostro non apparve subito, pertanto i tre si appostarono dietro un masso, attendendo pazientemente il suo arrivo. Passarono diverse ore, il cielo iniziò a rabbuiarsi, i nostri abbozzarono persino una cena con della carne secca ed, alla fine, la loro attesa giunse a una fine.
Un maestoso drago dalle scaglie argentate atterrò agilmente sul nevischio. Si guardò intorno circospetto ed iniziò a bere dalla pozza d’acqua, con grazia. Da lontano dava una parvenza di biancore, ma era dovuto parzialmente anche alla neve che gli si era posata sul dorso, in lenta via di scioglimento. Posava su due zampe, aveva due immense ali ripiegate irte di spuntoni ed una lunga e grossa coda anch’essa abbondantemente spuntonata, specie sull’estremità finale. La testa era vagamente triangolare, forse il tratto più elaborato dell’essere: il muso e pochi altri dettagli erano neri, il cranio era protetto da una placca spuntonata ed aveva altre protuberanze ossee appuntite anche sulla mandibola e sulla punta del mento.
-È un Rathalos argenteo… credo sia questo il mostro a cui faceva riferimento l’eremita.- Commentò Adam, sospirando deluso. Skar si dispiacque per l’amico e decise di tentare di tirarlo su di morale.
-Mi pare che Smith abbia detto che la tua armatura ha bisogno di un po’ di manutenzione… che ne dici, gli portiamo qualche pezzo di questo infame argentato che ci ha fatto venir fin quassù per nulla? Credo sia compatibile con la tua armatura, in fondo è sempre un Rathalos, no?- Propose dunque.
Adam parve pensarci, poi sorrise.
-Mai cacciato un Rathalos? È divertente, sai.- Skar annuì.
-Uno lo devo aver cacciato.- Ridacchiò. -Più decine di Rathian.- Aggiunse, ridendo.
-Luke, tu ci stai?- Chiese Adam, rivolgendosi al silenzioso spadaccino. Egli si risistemò il cappello del Dogi Yukumo ed annuì.
-Va bene.- Adam fece un gran sorriso.
-Allora è deciso!- Si rivolse verso Skar. -Grazie, mi stava prendendo un po’ di tristezza. Questa caccia per distrarmi ci voleva.- Il giovane cacciatore bardato nella Lagiacrus gli alzò il pollice sorridendo, poi indossò l’elmo ed altrettanto fecero i compagni.
Adam si scagliò fuori dal suo nascondiglio per primo e fece roteare il suo spadone, che iniziò a sprizzare scintille a destra e a manca, sciogliendo la neve. Il drago, preso alla sprovvista, ruggì in direzione del cacciatore e sbatté le ali come per decollare, ma ricevette un tremendo colpo di spada alla faccia. Saltellò sgraziatamente sulle zampe, distanziandosi da Adam, finendo dritto dritto nella traiettoria di Skar, che stava caricando il terribile “wyvern’s fire” sulla punta della sua lancia-fucile. Arrivato alla percentuale di carica ottimale, il ragazzo rilasciò il grilletto ed un colpo esplose investendo il drago quasi completamente e facendolo barcollare: alcuni spuntoni della sua corazza si spezzarono e caddero a terra. E da dietro Skar, Luke corse su per un masso inclinato e poi saltò, facendo roteare la sua katana con grazia sovraumana ed atterrando in groppa al Rathalos, conficcandogliela tra le scapole. Il mostro ruggì, la sua faccia riemerse dal fumo di polvere da sparo ed i nostri notarono di averlo accecato ad un occhio. Esso prese a scuotersi per scrollarsi di dosso Luke: questi fu scagliato via ma, senza scomporsi minimamente, si aggrappò alla propria spada, ancora saldamente conficcata nel mostro, fece una giravolta e tornò in piedi.
Adam roteò lo spadone e lo conficcò nel torace al Rathalos, senza riuscire a penetrare tanto da fare danni mortali, ma infliggendo notevole dolore al mostro che smise di scuotersi. Luke ne approfittò per estrarre la katana e scendere agilmente, in un singolo balzo, posizionandosi a destra di Skar. I tre cacciatori fronteggiavano la belva frontalmente. Dopo qualche istante di stallo, essa ruggì e sparò una palla di fuoco. Adam e Luke schivarono, mentre Skar alzò il suo scudo coriaceo ed incassò, scivolando per circa un metro indietro, nella neve. Senza abbassare lo scudo, colpì la testa del Rathalos con un affondo, che egli accusò ma non sembrò esserne troppo debilitato. Esso dunque si girò di scatto colpendo lo scudo di Skar con una codata micidiale, poi però un fendente di Luke gli tagliò un pezzetto della membrana dell’ala. Infine arrivò un colpo caricato della temibile spada di Adam, alla zampa del mostro, talmente forte da mandarlo a terra.
Il drago iniziò a scalciare, riuscendo a cogliere Adam alla sprovvista e ad allontanarlo, mentre Skar continuava ad infierire sulla testa dell’essere e Luke aveva preso a tagliuzzargli la schiena. Il mostro si rialzò, sparò una palla di fuoco per allontanare i cacciatori e spiccò il volo, alzandosi di tre metri da terra. Adam lo colpì di striscio con lo spadone, esso fece una capriola in aria e colpì il cacciatore in pieno petto con una codata.
-Adam!- Urlò Skar.
-Sto bene, sono…- Mormorò egli, rialzandosi e frugando nelle sue tasche in cerca di un antidoto: la coda del mostro era altamente velenosa. Trovato, ne bevve un sorso e se ne sparse un po’ direttamente sulla ferita, stringendo i denti per il bruciore. -È uno dei Rathalos più tosti che abbia mai affrontato. Però in tre lo stiamo mettendo con le spalle al muro.- Aggiunse, stringendo il pugno.
-Un altro po’ e ci siamo!- Esclamò Tabris, sparando al mostro e riuscendo ad infastidirlo abbastanza da attirare la sua attenzione. Ora puntava verso di lui. -Luke, la coda!- Urlò Skar, alzando lo scudo per parare una palla di fuoco che tuttavia gli spezzò la guardia e lo fece arretrare. Luke spiccò un balzo e, con una capriola, conficcò la sua katana nella coda del mostro, penetrando sino all’osso ma incastrandosi lì.
-Ci penso io!- Urlò Adam, caricando a sua volta la coda ed incrociando la spada con quella di Luke, amputando di netto la protuberanza spinosa al pericoloso mostro argentato. Egli ruggì di dolore e non riuscì a reggersi in aria, precipitando al suolo. Skar si avvicinò al mostro e gli sferrò una serie di martellate alla testa, ma fu Adam a dargli il colpo di grazia: il cacciatore bardato nella corazza Rathalos aveva fatto roteare il suo spadone ed era saltato in groppa al mostro, percorrendo tutta la sua schiena di corsa e raggiungendo il punto già intaccato dove Luke aveva conficcato la sua spada prima, fra le scapole dell’essere.
-AAARGHH!- Urlò, con quanto fiato aveva in gola, conficcando con veemenza il suo spadone per almeno cinquanta centimetri in quel punto. Il Rathalos urlò, si divincolò, ma Adam continuò a spingere mentre la spada veniva avvolta da un mantello di fiamme. La resistenza del mostro cessò e la sua testa ricadde finalmente pesante, di lato.

La mattina seguente, i nostri si rimisero in cammino: l’eremita aveva infine concesso loro di trascorrere la notte all’interno della sua grotta. Scesero a valle e raggiunsero un paese poco distante di nome Yuunh, dove pagarono una piccola commissione al fabbro poiché concedesse al vecchio Smith di usare la sua forgia: con essa il fabbro wyveriano si mise al lavoro per riforgiare quasi interamente l’ormai obsoleta armatura di Adam.
-Prossima tappa?- Domandò Skar, sorseggiando da un generoso boccale di birra. Adam, seduto tra lui e Luke, era vestito con una maglietta nera aderente a maniche lunghe, un paio di pantaloni del medesimo colore dall’aria comoda e delle calzature simili a pantofole con la punta vagamente arricciata.
-Per una questione puramente geografica punterei a questo.- Disse, prendendo un foglietto da una piccola saccoccia che aveva legata alla vita e mostrandolo prima a Skar poi a Luke, che scrollò le spalle.
-Beh, non è proprio vicinissimo. Dobbiamo attraversare il complesso montuoso quasi per intero, praticamente.- Osservò Skar.
-Sì, ma le altre risposte che ho ricevuto sono ancora più lontane. Vi dirò la verità, questa non mi convince moltissimo, ma mi sembrerebbe stupido doverci tornare dopo, quando ci saremo spostati veramente tanto. Siamo qui, facciamolo.- Ragionò ad alta voce. Skar annuì e prese il foglietto che Adam stringeva ancora fra le dita.
-Certo, non intendevo che non dovremmo andarci. Come hai detto tu, non avrebbe senso tornarci dopo.- Si affrettò ad aggiungere il ragazzo dagli occhi ambrati, leggendo attentamente il biglietto di Adam. Parlava di strane tempeste magnetiche accumulate sulla vetta di un vulcano sì appartenente al complesso montuoso della Cresta Agnaktor, ma esattamente dalla parte opposta rispetto a dove si trovavano i cacciatori in quel momento. Lo chiamavano il Vulcano Ghiacciato in quanto non solo ormai era inattivo da secoli, ma essendo una delle vette più alte del complesso era completamente ricoperto di nevi perenni e ghiacciai.
-Tempeste magnetiche, eh?-
-Sì. L’elemento del White Fatalis è il fulmine, pertanto potrebbe essere lui. Quelli sono solo appunti che ho preso io, ma il contatto che mi ha risposto ha parlato anche di una figura biancastra vista di sfuggita sulla vetta.- Spiegò Adam.
-E come mai ti convince poco? A parte il fatto che ci sono decine di mostri dell’elemento del fulmine, immagino.-
-Beh… l’eremita aveva chiaramente visto un drago, ed era abbastanza vicino. Ora, che quel drago fosse un Rathalos e non un Fatalis, beh, è un errore che a un vecchio eremita si può perdonare molto facilmente: per uno che non si intende della fauna, immagino che i draghi si somiglino un po’ tutti. Mentre questo… mi è stato segnalato da una fonte anonima, il che mi fa pensare che chiunque mi abbia risposto temesse di sbagliare, il che non è una premessa incoraggiante. Inoltre, parla di una “figura” che ha visto sulla cima del vulcano mentre raccoglieva erbe. Non so quanto in alto fossero queste benedette erbe, ma dubito che questa persona si sia avvicinata a più di tre o quattrocento metri da questa “figura”. Il che, mentre nevica e c’è vento, non è il massimo per dire di preciso cosa hai visto.- Esplicò il cacciatore privo della sua armatura.
-E dunque, cosa ti spinge ad andare comunque?-
-Fondamentalmente due cose. Primo, non abbiamo piste migliori. Ci sono risposte che mi sembrano più promettenti di altre, ma nessuno mi ha detto esplicitamente di aver visto un White Fatalis. In fin dei conti, una pista vale l’altra, e questa al momento è la più vicina. Secondo, la tempesta magnetica in quella zona è comunque un’anomalia: mi fa pensare che quantomeno c’è qualcosa che non va, anche se non è un Fatalis. Quindi vorrei almeno dare un’occhiata, ecco.- Terminò il veterano, facendo spallucce e sorridendo con innocenza ai suoi due compagni. Luke, impegnato a succhiare degli spaghetti da un piatto di brodo bollente, si fermò un istante solo per fargli un cenno della testa, per poi riprendere la sua occupazione. Skar scrollò le spalle a sua volta, prima di tornare alla sua bistecca.
-Ha senso.- Disse, semplicemente. Adam sospirò e si dedicò a sua volta al cibo che aveva ordinato: un succulento mezzo pollo arrosto troneggiava dinanzi a lui, con le sue vivaci tonalità dorate a contrastare sul lettino d’insalata verde brillante su cui era stato posato.
-Capperi ragazzi, voi siete già avanti. Mi avete fatto parlare troppo! Buon appetito.-

La mattina seguente, l’armatura di Adam era completamente pronta. Il suo colorito rosso sangue non era più la tonalità più presente, sebbene ancora visibile in misura minore su alcune placche: il colore che più balzava all’occhio ora era un luccicante color argento.
L’armatura risultava nel complesso più compatta, e sebbene mantenesse molti degli spuntoni rimossi a chissà quanti Rathalos, i più grossi e sporgenti erano stati rimossi. Ora i più vistosi erano i tre che montava su ciascun avambraccio, anche se venivano messi in ombra dalle due membrane spuntonate poste sulla schiena, poste chiaramente in modo che potessero assomigliare alle ali del drago infuocato. Per il resto, era un’armatura fine ed elegante, aveva perso quell’impressione quasi barbara che dava, ma ora incuteva un molto più alto timore quasi reverenziale: era l’armatura di un cacciatore che sapeva il fatto suo. L’elmo era sottile, con due protuberanze simili a corna che partivano dalle guance e si estendevano per circa quaranta centimetri in altezza, più altre due corna nere poste sulla fronte che si sviluppavano verso l’alto. Sul retro, un lungo pennacchio decorativo rosso scuro.
-La immaginavo… diversa.- Mormorò Adam, guardandola, pur ammirato.
-Beh, sì, non è più appariscente come prima, ma ti assicuro che è molto meglio. Molte placche della tua vecchia armatura ho preferito buttarle, erano piuttosto malconce, ne ho salvate il più possibile ma ovviamente non somiglia più a com’era prima.- Spiegò Smith, carezzandosi il mento.
-Io la trovo elegante.- S’intromise Skar, scrollando le spalle.
-Somiglia un po’ alla tua, Skar. Si vede che il fabbro è lo stesso.- Notò Adam, mollando una pacca sulla spalla al compagno. Smith arrossì vagamente.
-Non c’è molto da dire, la tua armatura cadeva a pezzi e ho fatto del mio meglio per sistemarla. Questa è un’ottima armatura, probabilmente è anche meglio di quella Lagiacrus che indossa Skar, come qualità di materiali. Se non ti piace, procurami altra roba e te la faccio come quella di prima.- Borbottò Smith, scrollando le spalle e facendo per andarsene. Adam si affrettò a fermarlo.
-Aspetta, non fraintendermi. È un’opera d’arte, è stupenda. Solo… quando passi molti anni indossando sempre la stessa armatura, fa uno strano effetto pensare che non la indosserai più. O quantomeno che non ha più lo stesso aspetto a cui sei abituato ed affezionato. Era grezza, pesante, barbarica se vogliamo, questa è sicuramente su un altro livello, ma… beh, ne abbiamo passate tante insieme, mi mancherà. Non volevo sembrarti ingrato, anzi, sono sicuro che mi affezionerò anche a questa.- Spiegò Adam, vagamente nostalgico. Smith parve capire e sciolse la sua espressione burbera in un sorriso velato, poi annuì.
-Vediamo come ti sta, dai.- Suggerì Skar, ricambiando la pacca sulla spalla ricevuta poco prima.

Qualche ora più tardi Adam, Skar ed il silenzioso Luke salivano e scendevano pendenze montuose più o meno pericolose. Il vecchio Smith ed il carretto erano rimasti in paese, questa volta: il fabbro gli aveva offerto vitto e alloggio in cambio di una mano con la forgia, colpito dalle abilità straordinarie del wyveriano. Vista la pericolosità sia del viaggio che della destinazione finale, Smith aveva accettato. I tre cacciatori portavano ciascuno una saccoccia contenente generi alimentari e pochi altri oggetti, anche se la borsa di Skar risultava stranamente rigonfia.
-Che hai lì dentro?- Chiese inaspettatamente la voce di Luke, in coda al gruppo. Era talmente insolito sentirlo parlare, che Adam e Skar si guardarono tra loro per circa dieci secondi, tentando di capire chi fra loro due avesse parlato.
-Luke?- Domandò quindi Adam. Egli, come essendosi reso conto di aver parlato troppo, indicò a gesti il sacco che Skar portava in spalla.
-È grosso.- Aggiunse, vedendo che nessuno gli rispondeva.
-Ah, il sacco, certo.- Skar se lo sfilò e lo aprì, estraendone due strani oggetti celesti ed arancioni dall’aria molto affilata: erano due doppie lame Lagiacrus, le parti arancioni erano le già di per sé coriacee pinne del Lagiacrus, trattate e rifinite per diventare vere e proprie armi. Una delle due sembrava semplicemente una sorta di daga con una spessa guardia integrale ed il filo arancione; mentre l’altra era un oggetto da una forma vagamente a spirale, irta di minacciosi spuntoni e munita della stessa impugnatura della daga.
-Sono due Acrus Gemelli, doppie lame che il vecchio Smith ha ricavato dai pezzi in eccesso del Lagiacrus abbattuto. Ha detto di averci lavorato nei tempi di attesa della lavorazione della tua armatura, Adam. Ho pensato di portarli, magari ci sono utili.- Luke annuì, tornando al suo silenzio di tomba, mentre Adam li osservava, colpito dalle forme elaborate delle armi.
-Nei tempi di attesa eh? Diavolo, quello Smith ne sa una più del diavolo. Guarda che roba, è bellissima.- Disse, seguendo con il dito la spirale di uno dei due Acrus. Skar ridacchiò e le rimise nell sacco.
-Già, fino ad ora sono state l’unica cosa in grado di attirare l’attenzione di Luke. È un record anche per uno come Smith.-

Due notti e due giorni di cammino più tardi, complice la fauna schiva e diffidente di quelle zone, i nostri arrivarono praticamente indenni al Vulcano Ghiacciato. Camminavano su una vasta area piatta riconoscibile come il cratere dell’ex vulcano ed osservavano una sporgenza rocciosa che saliva per un altro centinaio di metri verso l’alto, intorno alla quale si affollavano scure nubi tempestose. Sembrava che sulla vetta vi fosse un piccolo spazio pianeggiante, probabilmente non superava i cento metri quadri, ma sembrava l’ideale perché un mostro vi si posasse sopra.
-Invitante.- Commentò Skar, ironicamente, sentendosi particolarmente teso.
-Forza e coraggio, è lassù che dobbiamo andare.- Incoraggiò invece, risoluto, Adam. Luke annuì vigorosamente ed i tre iniziarono la pericolosa ma non difficilissima arrampicata. Si assestarono sul piano che veniva loro offerto, trovandolo sospettosamente liscio e levigato, quasi come se fosse stato appositamente ricavato da qualcuno.
Tuttavia, non vi era anima viva. I tre camminarono un po’ in avanti, ma non c’era molto da esplorare: niente massi dietro cui nascondersi, niente tane scavate nella roccia, niente di niente.
-Qualcosa c’è stato, è palese, ma non è qui ora. Torniamo sul cratere e osserviamo…- Esordì Adam, girandosi e facendo per iniziare la discesa, ma trovandosi faccia a faccia con muso stretto e allungato dove brillavano due spietati occhi di ghiaccio ed un minaccioso corno quasi violaceo.
Gli occhi del veterano cacciatore si spalancarono in preda allo spavento, il corno perforava l’aria avvicinandosi sempre di più, sempre di più, con una violenza che non avrebbe lasciato scampo nemmeno alla sua armatura argentea nuova fiammante. I riflessi fulminei del ragazzo lo avevano portato ad estrarre lo spadone, lo sganciò e lo fece ruotare sopra una spalla giusto in tempo per usarlo come scudo e proteggersi dal temibile attacco.
Il corno colpì la lama, staccandone un pezzo superficiale, con una potenza tale da scaraventare comunque via Adam, che tentò di ritrovare l’equilibrio in aria e piantò a terra lo spadone per non cadere giù. Luke e Skar avevano avuto appena il tempo per rendersi conto di ciò che era successo, si voltarono di scatto ed estrassero le loro armi, indietreggiando.
-Adam! È un… Kirin?- Adam ritrovò il fiato ed annuì, piuttosto preoccupato.
-Sì, è un Kirin.- Mormorò. -Credo tu lo sappia già, ma è un Anziano anche lui. Andiamoci piano.-
La creatura dinanzi a loro sembrava in tutto e per tutto un normale cavallo, eccezion fatta per il suo letale corno violaceo e per le dimensioni spropositate: era alto più di quattro metri. Era prevalentemente azzurro e bianco, aveva una folta criniera azzurra che gli si arrampicava fino a sotto il mento, facendola assomigliare ad una barba. Era talmente luminoso da sembrare quasi etereo, sembrava emanare una potente aura bianca. Il suo sguardo passò da un cacciatore all’altro, come se tentasse di riconoscerli.
Poi, accadde l’impensabile.
-Io non aspetto voi.- Udirono la bestia pronunciare, senza tuttavia vederlo aprir bocca. Era come se parlasse direttamente alle loro menti. La sua voce era pacata, profonda e mascolina.
-H-ha parlato?- Balbettò Skar, incredulo. Il Kirin volse il suo sguardo su di lui.
-Non cerco voi.- Ripetè l’essere, per poi scagliarsi a tutta velocità contro Skar, che si ritrovò a buttarsi a terra in un disperato tentativo di evasione, per fortuna riuscito.
-Diavolo, chi se ne frega! Abbattiamolo!- Skar arricciò le labbra. Abbatterlo? A stento riusciva a vederlo. Il cavallo si rivolse dunque verso Luke e lo caricò, svanendo in una folata di fulmini.
-LUKE!!- Lo spadaccino, fece scorrere il corno della creatura sulla sua lama, deviandolo all’esterno, per poi assestargli un colpo d’elsa in piena fronte, tuffarsi di lato e sferzargli il fianco con altri fendenti. Il Kirin si voltò di scatto e ai piedi di Luke esplose un fulmine che lo scaraventò via, indolenzito. Adam fece roteare il suo spadone e tornò all’attacco, infervorato. Il Kirin gli sparò un fulmine ma egli si chinò e scivolò sulla neve, evitandolo, per poi passarsi lo spadone nella mano sinistra e colpire il Kirin a rovescio, mentre si allontanava, ferendolo lievemente al fianco. L’Anziano scalciò con le gambe dietro, riuscendo a far volare via lo spadone dalle mani di Adam. Egli si affrettò a recuperarlo e lo puntò al Kirin: questi si era messo di fronte ai tre cacciatori ed aveva allargato le gambe, come a voler allargare la propria base di appoggio in previsione di un forte rinculo.
-ANDATE VIA!!- Intimò la bestia, un istante prima di far deflagrare una sorta di tempesta di fulmini che occupò tutto il campo di battaglia, colpendo ed immobilizzando tutti e tre i cacciatori insieme. Dopo qualche istante di dolore, Skar riuscì a rialzarsi.
-SKAR!- Esclamò Adam, senza tuttavia riuscire ad opporre troppa resistenza ai fulmini del Kirin.
-Ugh… La Lagiacrus… resiste molto bene… al tuono… interromperò il suo attacco… TENETEVI PRONTI!!- Ordinò Skar, avanzando lentamente, passo dopo passo, tenendo lo scudo coriaceo ben dritto dinanzi a sé. Era tremendo ma riusciva ad avanzare, riusciva ad opporsi al tuono grazie alla naturale resistenza a quell’elemento della sua armatura, tratta infatti da un mostro che lo utilizzava a suo vantaggio, proprio come il Kirin.
O c’era dell’altro?
Qualunque cosa fosse, spinse Skar a non mollare finché non fu ad un palmo dal Kirin. Gli puntò la lancia dritta in faccia ed iniziò a caricare il wyvern’s fire sulla punta della sua lancia.
Il Kirin intensificò le sue scosse, riuscendo a far arretrare Skar, ma questi non si arrese e tornò in posizione. A quel punto, prima che Skar potesse sparare, le scosse elettriche si interruppero. Il Kirin volse il suo glaciale sguardo su di lui e sferrò un’incornata micidiale alla punta della lancia.
Essa sembrò praticamente esplodere, i pezzi della fidata arma di Skar volarono via sino a lasciare Skar con un mero moncherino stretto nella mano destra. La potenza dell’incornata fu tale da spezzare anche la spallina e l’armatura che copriva il bicipite della corazza Lagiacrus, pur senza toccarle direttamente. Skar si trovò faccia a faccia con il mostro e si rese conto di quanto era inerme nei suoi confronti: in un ultimo, disperato gesto, sollevò lo scudo.
Il corno del Kirin trapassò lo scudo come se fosse fatto di cartapesta ed infranse le lamiere della Lagiacrus, trapassando il giovane cacciatore all’addome e lasciandolo senza fiato. Estrasse la sua protuberanza violacea dal corpo del cacciatore ed egli ebbe solo il tempo di osservare il sangue sgorgare dalla ferita prima che un doppio calcio lo spedisse in aria, giù dalla protuberanza rocciosa.
-SKAAAAR!!- Urlò Adam, precipitandosi in suo soccorso e facendo per tendere una mano per afferrarlo prima che cadesse, ma non riuscendo nemmeno a sfiorarlo. Il ragazzo della Costa di Moga, con gli occhi completamente sbarrati ed un colorito grigiastro dipinto in volto, precipitò a valle e venne inghiottito dal buio della notte ormai sopraggiunta. Adam si rialzò e tornò a rivolgersi al Kirin: lo caricò e gli sferrò talmente tanti fendenti da riuscire quasi a metterlo alle corde. Il Kirin svanì in un lampo e ricomparse alle spalle di Adam, calciandolo via ma riuscendo appena ad allontanarlo, senza nemmeno farlo cadere. Il Kirin scattò dunque in direzione di Luke: egli fece roteare la sua lunga katana e colpì il Kirin ad una guancia, riuscendo a sfregiarlo. Gli occhi del Kirin, in quell’istante, si ridussero a due fessure: si voltò fulmineo ed in un istante il suo corno violaceo era diventato quasi completamente rosso, del sangue di Luke.
-AAAAAAARGHH!!- Urlò quest’ultimo, prima di essere calciato via dal temibile unicorno bianco e celeste. Adam si riassestò e si voltò a guardare la scena, rimanendone paralizzato. A pochi metri da lui, la neve si era tinta di rosso. La spada di Luke era lì, ben stretta nella mano destra dello spadaccino.
Tuttavia, l’arto si interrompeva bruscamente al bicipite. Il Kirin lo aveva strappato via al povero Luke, che ora rantolava diversi metri lontano reggendosi il moncherino con aria patetica.
Ad Adam gelò il sangue nelle vene e si voltò verso il Kirin un’ultima volta. Esso gli si rivolse con il suo solito tono pacato.
-Guerriero Bianco, sei tu? Quello che cerchi non è qui. Hai dimenticato?- Adam non capì, non capiva più nulla. Fu tentato di tornare all’attacco contro il Kirin, accecato dalla rabbia, ma poi riuscì a frenarsi: Skar era caduto dal dirupo e Luke rantolava in cerca di aiuto. Cos’era più importante, uccidere quel Kirin che sembrava anzi essersi fermato o salvare i suoi amici?
Si riagganciò la spada alla schiena e corse ad aiutare Luke, inerme. Lo aiutò a rialzarsi e sfilò una cinghia dal suo stivale per stringerla sulla spalla dello spadaccino, per bloccare l’emorragia.
-Forza, Luke, andrà tutto bene.- Mormorò, guardandosi intorno, tentando di ricordarsi da che parte era caduto Skar. Di là? O forse dall’altra parte? Era difficile tenerne traccia durante uno scontro dinamico come quello. Luke, tra le sue braccia, gemette: aveva bisogno di cure al più presto. Adam si morse il labbro, strinse i pugni ed imprecò mentalmente, ma alla fine optò per la decisione più pratica. Skar poteva essere già morto, Luke era sicuramente vivo, per ora.
Si maledì, prese Luke in spalla e discese la montagna, iniziando a correre a perdifiato verso la città.
-Tornerò a cercarti, Skar. Lo prometto.-

-Luke.- Una voce rimbombò nella testa dello spadaccino. Egli fece per aprire gli occhi ma non vi riuscì subito. Emise un lungo gemito sofferente e sentì le persone intorno a lui ravvivarsi e farsi più rumorose.
-Lo hai salvato, Adam, se fossi arrivato anche dieci minuti più tardi chissà cosa sarebbe successo.-
-Meno male. Luke, ci senti? Hai dormito per tre giorni.- Al secondo richiamo, lo spadaccino raccolse tutte le energie che aveva in corpo ed aprì gli occhi. Si ritrovò steso su una sottile brandina e si guardò intorno, disorientato. Era avvolto in una vestaglia bianca, qualcuno lo aveva spogliato della sua armatura.
-Luke. Come ti senti?- Chiese la voce di Adam, afflitta. Luke fece per rispondere, quando gli tornarono in mente flashback confusi della battaglia. Gli occhi gli si ridussero a due puntini mentre li spalancava, sollevando il lenzuolo e rivolgendo di scatto lo sguardo dove avrebbe sperato di trovare il suo braccio destro. Non riuscì a dire nulla, boccheggiò ed osservò agitarsi l’inerme moncherino avvolto da bende insanguinate. Improvvisamente, sembrò ritrovare la sua calma. Ancora senza dire una parola scostò il lenzuolo, si alzò dal letto, si avvicinò all’angolo del muro dov’era stata posata la sua spada, la raccolse e se ne andò senza fiatare.
-Luke!- Chiamò Adam, a gran voce, ma egli non rispose. Nella stanza, oltre ai due cacciatori, c’erano il vecchio Smith e due infermiere.
-Non l’ha presa benissimo.- Commentò Smith, rimestandosi la pipa prima di accenderla. Adam sospirò, sconfitto. Forse sarebbe stato meglio farlo sbollire un po’, prima di seguirlo.
-Mi ci vorrà un’altra nottata di lavoro per ultimare il rimpiazzo. L’esterno non è stato un problema, l’ho finito in mezza giornata, ma l’interno fa riferimento ad antiche tecniche wyveriane che non ho mai dovuto usare prima d’ora, pertanto dovrò fare qualche tentativo.- Adam annuì, dubitava che questo avrebbe risollevato molto il morale a Luke, ma tanto valeva provare.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Adam uscì in paese per cercare il suo compagno. Si guardò intorno e notò un modesto campanile in mattoni rossi. Sorrise tristemente e si diresse verso di esso. Aprì la porta e lo salì, fino alla cima.
-Ero sicuro che ti avrei trovato qui.- Mormorò Adam a Luke, seduto con le gambe incrociate abbracciato alla sua katana, ancora avvolto nella vestaglia bianca con cui lo avevano vestito. Sembrava non si fosse mai più mosso da quella posizione da quando se ne era andato.
-Ciao.- Salutò. Adam fu sollevato, pareva un miglioramento.
-Ciao. Vuoi venire con me un minuto?- Luke esitò, ma infine si alzò in piedi e si rivolse verso Adam con la sua solita espressione neutrale.
-Va bene.- Adam non osò dire altro, si lasciò seguire sino alla forgia, dove il vecchio Smith ed il fabbro del paese, un omone sulla quarantina massiccio e barbuto, lo aspettavano. Smith porse un oggetto nero ad Adam ed egli si voltò per mostrarlo a Luke: era un braccio metallico dall’aria coriacea, aveva una spessa corazza dall’aria grezza all’esterno, mentre l’interno era percorso da una serie di meccanismi più o meno sottili, ricoperti da una vaga aura rossiccia. La mano era squadrata e forte, con un corazzamento supplementare sul dorso e sulle nocche di pollice, indice e medio.
-Il vecchio Smith sta lavorando incessantemente, giorno e notte, da tre giorni. Alla fine è riuscito a creare questo braccio meccanico sulla base di tecnologie molto antiche.- Il braccio, interrotto a circa metà del bicipite, terminava con una grossa protuberanza appuntita nera e diverse altre più piccole, arancioni brillanti. Luke lo esaminò attentamente, non si capiva se ne fosse felice o seccato. Semplicemente, lo fissava.
-Va bene.- Disse, semplicemente. Smith, Adam ed il fabbro si guardarono tentando di capire se quel “va bene” fosse un consenso a farselo impiantare.
-Allora, dovresti stenderti qui per favore.- Disse Smith, indicando una tavola di legno posta poco lontano, con una ganascia in ferro inchiodata sopra. Luke ubbidì, si avvicinò alla piattaforma e vi si stese sopra.
-Ora dovresti infilare il… il bicipite amputato in questa ganascia.- Luke esitò, lasciandosi sfuggire un lieve sospiro, poi eseguì: estrasse il moncherino dalla vestaglia e lo mise dove richiesto. Il fabbro e Smith si avvicinarono alla ganascia ed iniziarono a stringerla, in modo da impedire ogni movimento al braccio. Smith poi offrì una cintura a Luke.
-Mordila. Ti farà molto male.- Lo spadaccino eseguì. Il fabbro ed Adam presero il braccio meccanico e sfiorarono il moncherino con la punta ferrata dell’arnese.
-Sei pronto, Luke?- Lo spadaccino sudava freddo e già stringeva la cintura tra i denti. Annuì, respirando sempre più affannosamente. Adam ed il fabbro si scambiarono uno sguardo d’assenso e spinsero con tutte le loro forze, conficcando lo spuntone nella carne di Luke con veemenza, anche se non completamente. Luke mugolò pietosamente, prendendo a fissare la scena senza riuscire a distogliere lo sguardo e senza smettere di ansimare. Smith aveva preso un martello dalla forgia e si avvicinava a passo spedito. Posò la punta metallica dell’arnese sul gomito del braccio meccanico, mentre Adam ed il fabbro lo tenevano piegato e la respirazione di Luke aumentava spaventosamente. L’anziano wyveriano sollevò dunque la punta del martello, prese la rincorsa e lo calò con forza.

DONG! DONG! DONG!

Le campane rintoccarono tre volte, e poi altre tre. Erano le sei di sera, l’aria iniziava a raffreddarsi ed il sole a calare. Adam e Smith erano seduti sui gradini esterni di quella che, a giudicare dall’insegna, doveva essere una locanda. Entrambi sorseggiavano una birra con aria afflitta: Luke era svenuto per il dolore alla terza martellata e non si era ancora ripreso. Avevano pulito e disinfettato ogni cosa, ma il rischio di infezione era ancora alto, senza contare che nessuno dei due sapeva per certo se l’arto meccanico avrebbe funzionato o meno.
-Il vostro amico si è svegliato.- Comunicò la voce maschile dell’anziano locandiere alle loro spalle. Smith ed Adam si guardarono e corsero all’interno, salendo le scale per raggiungere la stanza dov’egli alloggiava. Entrarono e lo trovarono intento ad afferrare un vaso di fiori con la sua nuova mano meccanica. Lo osservarono un momento senza dire nulla, egli afferrò il vaso e lo strinse, mandandolo immediatamente in mille pezzi e spaventandosene nello stesso istante.
-Una stretta di mano poderosa.- Commentò Adam, ridacchiando. Luke si voltò a guardarlo e sorrise vagamente, di rimando.
-Sono felice di vedere che funziona.- Disse invece Smith, carezzandosi la barba con aria stupita.
-È grossa, goffa e legnosa, ma funziona. Grazie, Smith. Grazie, Adam.- Mormorò Luke, esibendosi in un vago inchino.
-Grossa, goffa e legnosa, eh? Ma tu guarda, chi l’avrebbe mai detto che conoscevi così tante parole, Luke.- Lo canzonò Adam. Luke lo guardò storto, ma sembrava semplicemente troppo felice del suo nuovo arto per tornare alla sua espressione neutrale.
Durò ben quindici minuti.
Il solito vecchio Luke taciturno e funereo prese rapidamente il posto di quello reso quasi infantile per l’emozione. Il prossimo passo sarebbe stato tornare nei dintorni del Vulcano e cercare Skar. Smith aveva lavorato senza sosta e quindi non aveva avuto modo di pensare molto al suo caro amico cacciatore, ma ora che il rimpiazzo per Luke era stato creato aveva tutto il tempo di struggersi pensando a che fine dovesse aver fatto.
Certo, i cacciatori erano naturalmente dotati di resistenza e forza sovrumani, ma questo non li rendeva certo immortali. Essere trafitti all’addome e spediti giù da un vulcano poteva dimostrarsi un’ardua prova da superare anche per un cacciatore. La Gilda non sarebbe andata a cercarlo, trattandosi di una missione non ufficiale, pertanto al momento Skar era lasciato a sé stesso in quella landa inospitale. Per quel che i nostri ne sapevano, poteva benissimo essere già morto.
-Non temere, Smith. Lo ritroverò, ad ogni costo.- Promise Adam, solenne.
-E se dovesse essere morto?- Chiese Smith, giocherellando con la pipa. Adam scosse la testa.
-Non lascerò che diventi cibo per i Velociprey. Lo riporterò qui, e lo seppelliremo.- Mormorò. -Ma sono sicuro che sia ancora vivo, Smith, non ti preoccupare.- Aggiunse, forse più per non far preoccupare il maestro wyveriano che per reale convinzione.
-Conto su di te, allora.- Mormorò Smith, prendendo una mano di Adam e stringendola con determinazione. Adam la strinse a sua volta ed, insieme a Luke, si incamminò di nuovo verso la Cresta Agnaktor.

Dopo un giorno di marcia ininterrotta, Adam e Luke ritornarono ai piedi della sporgenza dove avevano affrontato il Kirin, esattamente sette giorni prima. Sulla vetta ancora si affollavano nuvoloni minacciosi, carichi di tensione elettrica: il Kirin non era ancora stato sconfitto, evidentemente. Ma non era loro intenzione tornare ad affrontarlo, non in quelle condizioni: in circostanze normali, Adam non avrebbe accettato la sconfitta e sarebbe tornato in forze ad affrontare il nemico, ma al momento la priorità era un’altra.
I due girarono intorno all’altura, in cerca di qualcosa che potesse aiutarli a capire dov’era caduto Skar. Improvvisamente, Luke si arrestò.
-Luke, hai visto qualcosa?- Domandò Adam, accortosi della sosta del compagno. Egli non rispose, alzò la mano sinistra ed indicò una delle pareti dell’altura del Kirin: incagliato in un arbusto dall’aria piuttosto resistente, c’era uno spallaccio dell’armatura Lagiacrus di Skar.
-Amico, sei grande. Quindi è caduto da questa parte.- Batté una pacca sulla spalla di Luke, che incurvò vagamente la bocca in un sorriso. I due seguirono la traiettoria della caduta di Skar, notando con orrore che era una caduta quasi verticale fino a valle: nessuno sarebbe mai sopravvissuto. La loro unica speranza era che si fosse infilato in una delle sporadiche insenature che vedevano sul fianco del rilievo.
-Dove credi conducano quelle insenature?- Chiese Adam. Luke scrollò le spalle.
-Saranno nidi. Potrebbero essere ciechi.- Disse Luke. Adam li scrutò attentamente.
-Può anche darsi, ma la neve intorno a questi nidi è sciolta, quindi credo siano Rathalos o altre bestie di fuoco. E se un Rathalos fa il nido sul fianco di un vulcano, è perché vuole sfruttare il calore del suddetto, quindi potrebbe anche aver scavato fino all’interno.- Spiegò Adam. Luke annuì, piatto.
-Quindi entriamo nel vulcano?-
-Sì. Troviamo un modo per entrare, forza.-
Qualche minuto di ricerca più tardi, trovarono uno di questi nidi più vicino alla loro posizione ed ivi si calarono con una fune. Una volta dentro, videro che l’apertura continuava all’interno, come una vera e propria caverna, abbastanza grande da ospitare abbondantemente entrambi i cacciatori in piedi.
-Bingo.- Mormorò Adam, alzando la mano per farsi dare il cinque da Luke, che tuttavia non contraccambiò il gesto, né diede segno di essersene accorto. Il cacciatore bardato nella sua armatura Rathalos argentata sospirò ed iniziò la discesa nel cunicolo.
Continuarono nel buio per diverse decine di metri, quando iniziarono a vedere una luce, accompagnata da un notevole calore.
-Che cazzo di caldo, ci stiamo avvicinando direi.- Pronunciò Adam, togliendosi l’elmo ed asciugandosi un rivolo di sudore. La luce si fece sempre più intensa, finché Adam e Luke non si affacciarono in un’enorme voragine attraversata da fiumi di lava qua e là.
-Porca troia, questo vulcano è tutto tranne che inattivo. Altro che Vulcano Ghiacciato.- Sbottò il capo del gruppo, affacciandosi giù e notando che si trattava di un salto di sette-otto metri. -Giustamente, “ghiacciato” non significa necessariamente inattivo. No?” Fece, dando un colpetto amichevole al braccio di Luke prima di saltare giù. Atterrò pesantemente, seguito dal silenzioso compagno, ed i due si misero a camminare sul percorso quasi obbligato di magma solidificato, con la lava che gli scorreva a destra e sinistra.
-Luke, guarda là!- Urlò Adam, indicando un punto distante una trentina di metri da loro. Una sorta di fagotto azzurro era distinguibile ad occhio nudo. -SKAR!- Chiamò dunque, a gran voce, correndo verso il fagotto. Avvicinandosi, pian piano rallentò, rendendosi conto che quel fagotto non era il suo amico. Si trattava dei resti dell’armatura Lagiacrus, bruciacchiati e rovinati in più punti, senza contare i tremendi danni inflitti dal Kirin, che l’avevano praticamente disintegrata. Adam raccolse uno dei pezzi che originariamente sarebbero dovuti stare intorno all’addome e notò del sangue secco, vecchio di qualche giorno, sulle lamiere ripiegate.
-Skar…- Mormorò Luke, smuovendo i pezzi dall’armatura con un piede. Adam si rialzò con un gran sorriso.
-È vivo, Luke.- Fece, lasciando cadere l’elmo della Lagiacrus che aveva raccolto.
-Come fai a dirlo?- Chiese Luke.
-Si è tolto le corazze ed è andato via. Se ti ricordi aveva quelle doppie lame Lagiacrus con sé, non ci sono più. Credo stia cercando di uscire.- Spiegò Adam, guardandosi intorno.
-Potrebbero essergli cadute a valle mentre precipitava. E potrebbero averlo divorato.-
-Le armature sono slacciate, non strappate. Non credo un mostro si sarebbe messo a sfilargliele dolcemente, Luke.- Protestò Adam.
-Potrebbero averlo mangiato DOPO che le ha slacciate.- Insistette Luke, con sguardo fisso.
-Luke, è vivo e basta. Andiamo a cercarlo. E se un mostro lo ha mangiato, diamine, troverò e farò a fette quel figlio di puttana con le mie mani.- Sbottò Adam, incamminandosi verso l’interno del vulcano. -Di qui non si esce. Se sta cercando un’uscita, si sarà diretto da questa parte.- Luke sospirò e seguì il compagno con aria sconsolata.
Camminarono per un po’, poi si imbatterono in un mostro di notevoli dimensioni, bipede, con due gambe possenti rispetto alle braccia sottosviluppate. Sulla schiena e sulla mastodontica coda una serie di protuberanze coriacee, ma la cosa che più balzava all’occhio era il suo enorme mento corazzato, con cui al momento stava scacciando dei piccoli Wroggi temerari.
-Un Uragaan. Sembra recare i segni di uno scontro, guarda.- Sussurrò Adam, seminascosto dietro una protuberanza rocciosa, mentre indicava dei profondi tagli sulla pelle del mostro e delle scalfitture sul mento di quest’ultimo.
-È ancora vivo, però. Significa che ha vinto.- Mormorò Luke, funereo.
-Oppure che il suo avversario stava solo temporeggiando cercando il momento giusto per darsela a gambe.- Sbottò Adam, capendo l’allusione. -Skar sa quando è il momento di fuggire, non è uno stupido.- Aggiunse. Luke scrollò le spalle. -Senti, abbattiamolo e poi ci guardiamo intorno con calma, ok?- Propose dunque Adam. Il suo compagno annuì ed i due si scagliarono alla carica, sguainando le loro armi.
L’Uragaan ruggì, loro si tapparono le orecchie, poi iniziarono a tempestarlo di colpi. Lo stile di Luke era cambiato, ora utilizzava la mano sinistra come mano principale, utilizzando quella destra, sostituita dall’arto meccanico, solamente come secondaria. La sua maestria con la spada lunga, tuttavia, era ineguagliata anche con la mano sinistra, le sue prestazioni erano pressoché immutate.
-Te la cavi ancora eh, Luke?-
-Umpf.- Mormorò egli, facendo roteare la spada e tagliuzzando una caviglia del mostro. Adam invece lo stava affrontando frontalmente, parando le sue poderose cariche ed i suoi attacchi di mento e contrattaccando facendo roteare lo spadone e picchiandolo con violenza.
Non si rivelò un avversario particolarmente temibile, i suoi attacchi erano piuttosto prevedibili ed i suoi movimenti lenti e goffi: Luke ed Adam furono colti alla sprovvista solo un paio di volte ma non riportarono danni notevoli.
In appena una decina di minuti, riuscirono ad atterrare il mostro e dargli il colpo di grazia, fracassandogli il cranio con lo spadone di Adam. Questi si tolse nuovamente l’elmo per asciugarsi il sudore.
-Uff, certo che combattere con questo caldo è veramente atroce. Guardiamoci intorno Luke, forza.- I due iniziarono ad ispezionare l’area, trovando altri tunnel che li portavano in altre zone senza uscita. La ricerca continuò, estenuante, per circa un’ora e mezza. I due cacciatori dunque, si ritrovarono vicino alla carcassa dell’Uragaan, scacciando i Wroggi che prima tentavano di infastidirlo, che ora stavano facendo il possibile per penetrare la coriacea pelle del mostro e mangiarne la carne.
-Sciò, sciò, pussa via.- Fece Adam, prendendone uno a calci e mettendo in allarme il gruppetto, che fuggì. Poi si sedette a terra, posandosi proprio alla carcassa, imitato da Luke.
-Cazzo, che caldo. Io non ho trovato niente, tu Luke?- Chiese Adam, facendosi aria dentro l’armatura. Lo spadaccino seduto al suo fianco fece per rispondere, poi notò una cosa che lo fece alzare: una sorta di cavità che sembrava dare ad uno strato ancora inferiore del vulcano. Ad una prima analisi gli era sfuggita, pertanto vi si avvicinò curioso.
-Luke?- Insistette Adam, notando poi che l’amico andava verso un punto preciso. -Trovato qualcosa?-
-Uhm.- Fu l’unica risposta di Luke. Adam si alzò a sua volta e seguì l’amico che si stava affacciando nella cavità. -Senti.- Aggiunse poi, invitando il compagno a raggiungerlo.
-Sembra portare ancora più sotto.- Mormorò Adam. -Credi che…-
-Shh.- Lo interruppe Luke. -Senti, ho detto.- Insistette. Adam dunque stette in silenzio e provò a prestare attenzione particolare, affacciandosi nell’oscura voragine. Gli sfuggì una risatina, quando sentì un sottile venticello carezzargli una guancia.
-Aria? Questo buco dà all’esterno? Sei grande, Luke.- Esclamò, battendo vigorosamente la spalla all’amico, rischiando di buttarlo nella voragine. -Andiamo allora.- Aggiunse, calandosi nell’oscurità. Il tunnel andava in discesa, sentì la terra mancargli sotto i piedi man mano che procedeva. Non si distingueva nulla oltre il proprio naso, ma il sottile venticello persisteva.
-Luke, dobbiamo buttarci. O la va, o la spacca. Vado prima io e ti faccio sapere se è sicuro.- Propose Adam. Il suo compagno annuì ed egli si preparò quindi al salto. Contò fino a cinque e si lanciò nel buio, trattenendo il fiato. Scivolò nella parete rocciosa procurandosi qualche livido, per poi atterrare in un punto dove la grotta si allargava moltissimo, punto che un tempo doveva essere stato dimora di un mostriciattolo vulcanico piuttosto comune, il Volvidon.
Ciò era facilmente deducibile dalle decine e decine di gusci vuoti e dagli svariati altri resti organici sparpagliati qua e là all’interno dell’apertura, tutti appartenenti alla stessa specie di mostro.
-Ma che diavolo è successo, qui?-

Un ragazzo dai capelli castani e gli occhi ambrati si svegliò di soprassalto, spalancando gli occhi ed inspirando avidamente. Si guardò intorno spaventato, non capendo dove si trovava. Sopra di lui un soffitto irregolare di pietra nera, ai suoi lati scorrevano fiumi di lava. Fece per mettersi seduto ma fu bloccato da una fitta all’addome, dove pose istintivamente una mano. Osservò l’area interessata e vide la propria mano insanguinata che premeva su una profonda ferita.
E a quel punto Skar ricordò ogni cosa, di come il corno del Kirin lo aveva completamente trapassato e scagliato giù dal fianco del vulcano, di come aveva usato i suoi ultimi attimi di coscienza per aggrapparsi a una sporgenza rocciosa e trascinarsi all’interno di un cunicolo, ricordò la vaga sensazione di cadere e poi più nulla.
Tentò una seconda volta di mettersi seduto, posandosi sul braccio destro, ma si accorse che anch’esso era indolenzito. Nella sua mente, ricordò di come il Kirin gli aveva disintegrato la lancia fucile e del colpo tremendo che il suo braccio aveva ricevuto in quel momento, tanto da spezzargli la spallina. Non credeva si fosse rotto l’osso, ma di sicuro c’era qualcosa di slogato. L’avambraccio e la mano, pur dolenti, si muovevano, dunque se c’era qualche problema era nella spalla: non riusciva a muoverla senza sentire lancinanti fitte di dolore che lo facevano desistere immediatamente. Skar respirò affannosamente, si tolse l’elmo e si guardò intorno: poco distante notò il suo sacco, parzialmente squarciato. Ricordò di avere qualche attrezzatura medica all’interno. Con uno sforzo disumano ed il solo braccio sinistro, riuscì a girarsi prima sul fianco, poi prono. Arrancò strisciando sino all’agognato oggetto, lo aprì e frugò all’interno: una delle lame Lagiacrus forgiate da Smith era volata poco lontano, l’altra era ancora nel sacco. Skar rimosse l’ingombrante oggetto e frugò tra quel poco altro che aveva portato con sé. Un intruglio curativo, perfetto. Lo afferrò e lo stappò con i denti, ne bevve avidamente un sorso e ne versò il resto sulla ferita aperta, sentendo immediatamente un bruciore lancinante. Frugò ancora nel sacco ma non trovò nient’altro di utilizzabile, imprecò e si fermò un istante. Il dolore era ancora presente, ma era stato ridimensionato; tuttavia, se la ferita avesse continuato a sanguinare, avrebbe presto perso conoscenza. Aiutandosi di nuovo coi denti, strappò lembi del sacco e li ripiegò sulla ferita, sia davanti che dietro. Con altri lembi di tessuto si procurò una rudimentale fasciatura e, con la corda che poco prima teneva chiuso il sacco, fissò il tutto abbastanza stretto da permettergli di camminare senza sentire la ferita riaprirsi ad ogni passo. Grazie a questo espediente, riuscì finalmente a mettersi seduto e, da quella posizione, si sfilò l’armatura Lagiacrus del torso e delle braccia, ormai in pezzi. Respirò avidamente, stremato: quei pochi atti gli erano costati tutta la sua energia, ora aveva bisogno di riposare. Prese un altro impiastro curativo e la lama Lagiacrus che aveva a portata di mano, poi gattonò fino ad una delle pareti laterali del vulcano in cui era caduto, fermandosi solo per raccogliere la seconda lama Lagiacrus. Si lasciò cadere dunque, in posizione seduta, posandosi alla parete di roccia magmatica, ed ivi perse nuovamente i sensi.
Nel suo sonno profondo gli parve di sentire delle piccole scosse, come se qualcosa di molto grande stesse imponendo i suoi pesanti passi sul pavimento di magma solido, ma non si svegliò.
-Skar! Skar, eccoti! Ti abbiamo cercato per due giorni!- Lo svegliò l’ormai familiare voce di Adam, scuotendolo dal suo sonno ristoratore. Il ragazzo aprì gli occhi e sbatté le palpebre intontito, si sentiva debole ma il dolore era svanito quasi completamente: con l’aiuto di Adam, riuscì a rialzarsi ed i tre camminarono verso la grande e luminosa uscita che, in quello stato pietoso, era sfuggita al ragazzo dagli occhi ambrati.
-Mangiamo qualcosa?- Chiese Adam, indicando la solita taverna dove Skar si rifocillava, nella Costa di Moga.
-Volentieri, sto morendo di fame.- Rispose Skar, senza pensarci troppo. Si sedettero al banco, dove già li attendevano Luke e Smith. I quattro pranzarono allegramente e si persero in chiacchiere, che vennero interrotte dall’intervento di Zuccherino, comparsa alle loro spalle con una delle sue solite lune storte. Era vestita con un bellissimo abito bianco e reggeva un bouquet.
-Skar! Ma insomma, non sei ancora pronto? Il sacerdote è già arrivato, ti stiamo aspettando da dieci minuti!- Sbottò, infuriata. Skar la guardò con sguardo colpevole, a dirla tutta se ne era dimenticato.
-Scusami cara, stavo finendo di mangiare. Ho perso la cognizione del tempo.- Si scusò, mestamente. Zuccherino sembrò infuriarsi ancora di più.
-Ma insomma, Skar! Te ne eri dimenticato, vero? Non ti perdonerò mai per questo!- Lanciò il bouquet a terra, l’impatto del piccolo oggetto provocò un boato assolutamente inaspettato, accompagnato da una lieve scossa di terremoto.
-C-calma Zuccherino, non è come pensi.- Tentò di giustificarsi Skar.
-Maledizione! TI ODIO!- Urlò, battendo il piede a terra, colpo che produsse un effetto esagerato, simile a quello del bouquet di poco prima. -TI ODIO!- Ripeté, battendo di nuovo il piede e producendo un terzo sisma. -TI ODIO! TI ODIO! TI ODIO!- Tre pestoni, tre scosse. -TI ODIOOO!-
L’ultimo grido penetrò nelle orecchie di Skar, facendogli spalancare gli occhi, stralunato. Era ancora seduto all’interno del vulcano, l’addome e la spalla facevano ancora un male cane, nessuno era venuto a cercarlo e, soprattutto, le scosse di terremoto non erano provocate da Zuccherino.
A provocarle era un’Uragaan poco distante, che stava scacciando un piccolo contingente di Wroggi, incuriositi dal sacco di Skar. Una volta scacciati, si avvicinò a sua volta al sacco con il prosperoso mento e lo rimestò con la lingua e coi denti, senza tuttavia trovarvi nulla di interessante.
Skar era in penombra, ma non ci sarebbe voluto molto prima che il mostro si accorgesse di lui. Avrebbe dovuto tentare di passare inosservato fino all’arrivo dei soccorsi?
“Ma quali soccorsi.” Rifletté poi, demoralizzato. “Probabilmente mi danno per morto. Non li biasimo, dopo una caduta del genere è un miracolo se sono ancora vivo. Nessuno verrà a prendermi.” Si disse. Bevve il suo ultimo intruglio curativo e poi, usando la parete e tentando di essere più silenzioso possibile, riuscì finalmente a reggersi in posizione eretta. Inspirò ed espirò profondamente mentre si portava la mano sinistra alla spalla destra, quella slogata. Alzò il braccio destro e lo tese contro il muro. Si concesse ancora una decina di secondi di respirazione profonda, poi girò bruscamente il torso. Uno schiocco sonoro rintoccò nella caverna, accompagnato da un gemito soffocato di Skar, che aveva le lacrime ed il volto contorto in una smorfia di dolore. Tuttavia, poco dopo, il dolore lancinante alla spalla cessò. Skar non ebbe tempo di rallegrarsene, perché il rumore di poco prima era stato sufficiente ad attirare l’attenzione dell’Uragaan, che ora camminava in quella direzione, incuriosito. Skar raccolse le due lame Lagiacrus e fronteggiò il nemico faccia a faccia. Quando il mostro fu a un palmo gli colpì il mento con un fendente incrociato: il mostro non si aspettava quel tipo di resistenza, tanto meno che il mento gli venisse bruciacchiato dalle scosse elettriche generatasi all’impatto, pertanto arretrò di un paio di passi. Skar ne approfittò e gli scivolò sotto, per poi tagliuzzargli le caviglie. Il mostro, ancora una volta colto alla sprovvista, saltellò sul posto e si scansò, per poi tornare a caricare il cacciatore che tuttavia se la stava dando a gambe alla massima velocità consentita. Seguirono dieci minuti di frenetico tira e molla, in cui Skar si imbatteva in un vicolo cieco dopo l’altro, tentando di evitare il faccia a faccia con l’Uragaan, che non era assolutamente in grado di affrontare in quello stato pietoso.
Per la terza volta, Skar si trovò in una zona senza uscita, dinanzi all’Uragaan: il mostro iniziava ad essere spazientito, pertanto fu più difficile eluderlo. Skar fece capriole qua e la, riuscendo ad evitare miracolosamente di essere colpito e poi, quando il mostro rallentò per riprendere fiato, tese le lame verso il cielo: esse vennero avvolte da un minaccioso alone rosso e così fu Skar. Tempestò il fianco del mostro di tagli elettrificati ed esso finalmente arretrò abbastanza da lasciar fuggire il cacciatore.
Aveva esplorato tutto il piano e stava per darsi per vinto, quando vide una cavità che sembrava andare verso il basso e vi si tuffò dentro senza nemmeno pensarci. Sentì l’Uragaan ruggire di frustrazione mentre cadeva verso il basso. La caduta fu abbastanza rovinosa, ma Skar riuscì a cavarsela solo con qualche livido.
Solo una volta rialzatosi e rimessosi in sesto, capì di essere capitato dalla padella alla brace: dinanzi a lui c’erano almeno una trentina di esseri simili ad armadilli giganti, solo completamente rossi e con il muso da rettile: era capitato in un nido di Volvidon. Lo fissavano con i loro occhi gialli indagatori e poco ci volle prima che lo riconoscessero come una minaccia arrivata a portare scompiglio nel loro nido affollato di uova, cuccioli ed altri elementi bisognosi di protezione. Presero a ruggirgli contro e a tentare di colpirlo con la loro lunga lingua viscosa. Skar arretrò e tentò di risalire il cunicolo, ma la discesa era stata quasi verticale pertanto fu impossibile.
Arretrò ancora, mise le mani spalancate avanti, tentò in qualche modo di far capire ai Volvidon che non aveva la minima intenzione di fargli del male, ma ovviamente era un tentativo disperato: tentare di ragionare con loro in una circostanza del genere sarebbe stato perfettamente inutile.
Skar sospirò, rassegnato ma determinato a non morire in una circostanza del genere.
-C’è solo una soluzione.- Mormorò, estraendo le sue due lame Lagiacrus.

-Questo sangue, queste carogne… lo stato di decomposizione, mi fa pensare che siano qui da almeno cinque giorni.- Mormorò Adam. -Il che è abbastanza coerente con il tempo che ci abbiamo impiegato noi a tornare qui, circa una settimana.- Riflettè dunque, rialzandosi e pulendosi le dita sporche di interiora di Volvidon sulla parete rocciosa.
-Adam.- Mormorò Luke, che era uscito dalla visuale di Adam.
-Luke? Dove sei?- Chiese dunque il cacciatore, avvicinandosi all’unica uscita che c’era dal nido di Volvidon. In tutta risposta, vide la punta di una katana agitarsi e si diresse verso il punto da cui proveniva. Ivi trovò Luke, era inginocchiato su un fagotto indefinito, situato in una rientranza della parete.
-È il sacco.- Mormorò Luke. -Di Skar. Quello che ne rimane.- Aggiunse, allo sguardo interrogativo di Adam. Anch’egli si accucciò dunque per osservare più da vicino.
-Cazzo, è vero.- Realizzò dunque, toccando il tessuto. -E questa è pelle di Volvidon. Si sarà accampato qui? Pare ci abbia dormito sopra.- Luke annuì ed indicò delle rocce poco lontano.
-Quelle coprivano l’apertura. Si deve essere nascosto.-

Skar, sporco di sangue e interiora, si raggomitolò nel giaciglio da lui arrangiato con le pur coriacee pellacce squamose dei Volvidon e vi si addormentò quasi istantaneamente, stremato e ancora provato dalle sue ferite. Dormì per un lungo tempo, tutto quello necessario per la sua guarigione e, quando si svegliò, si sentì molto meglio. La ferita c’era ancora, ed era innegabile che non era al top della condizione, ma si reggeva in piedi e generalmente si sentiva più in forze di quanto non si sentisse prima di dormire.

Luke ed Adam esplorarono i dintorni, rendendosi conto di essere in un vero e proprio labirinto di cunicoli. La direzione generale di tutti questi, tuttavia, al momento sembrava essere la stessa: proseguivano verso il basso. I due avventurieri camminarono cautamente, lentamente, con la sola luce prodotta da una torcia retta da Luke. Infine, giunsero in un punto in cui la grotta si allargava e si verificava un fenomeno piuttosto singolare. Alla loro destra, vi era una sorta di laghetto da cui fuoriusciva dell’acqua che si infilava in alcuni piccole aperture e veniva dispersa all’interno della montagna. Il laghetto era piccolo, ma più profondo di quel che sembrava , una persona ci sarebbe entrata comodamente, inoltre l’acqua era tiepida per via della natura vulcanica della montagna.
Alla loro sinistra, invece, scorreva un fiume di lava, lento ed inesorabile.
Adam si avvicinò all’acqua e si rinfrescò il viso, mentre Luke si avvicinò alla lava ed esaminò un cumulo di scarti vicino ad essa.
-Trovato qualcosa, Luke?- Lo spadaccino teneva in mano un sasso piuttosto grosso e lo esaminava: da un lato era molto liscio, quasi come fosse stato levigato. Adam raccolse dei frammenti rossi che stavano a terra.
-Altri pezzi di Volvidon? Hanno combattuto fin qui? A meno che…- Lasciò cadere il frammento rosso e nella sua mente iniziò a formarsi un’idea. Ridacchiò, incredulo dinanzi all’ingegno del suo compagno disperso, convincendosi che doveva per forza essere vivo, dopo tutto questo.
-Luke, quel sasso che hai in mano, hai capito cos’è?- Luke lo osservò, carezzando ancora una volta la parte liscia.

Dopo ore di lavoro assiduo, la superficie di quel sasso era diventata quasi perfettamente omogenea e liscia. Skar rise tra sé e sé, soddisfatto, asciugandosi il sudore.

-No. Cosa.- Rispose Luke, senza lasciar capire se fosse una domanda o meno, anche se probabilmente doveva esserla.

Skar alzò il sasso al cielo con la mano destra, mentre con la sinistra avvolta in un lembo di pelle Volvidon, teneva fermo un oggetto incandescente.

-È un rudimentale martello da forgia.- Spiegò Adam, prendendola dalle mani di Luke e mimando un colpo.

Il sasso calò con ferocia sulla lastra incandescente che Skar reggeva, appiattendola, sempre di più ad ogni colpo. Quando ebbe assunto la forma che Skar cercava, il ragazzo si alzò ed immerse l’oggetto incandescente nel laghetto poco distante, sprigionando una nube di vapore.

-Qualcuno ha forgiato qui sotto? Sul serio?- Domandò Luke, incredulo. Adam annuì.
-E penso di sapere di chi si tratti. Ti viene in mente nessuno che aveva bisogno di una nuova armatura? Ad esempio qualcuno a cui si è rotta?- Chiese Adam, retorico.
-Skar? Skar sa forgiare?-
-Caro amico mio…- Esordì Adam, prendendo Luke sotto il braccio, con qualche difficoltà a causa dell’altezza di quest’ultimo e della sua scarsa collaborazione. -Quando sei in pericolo di vita, scopri di essere in grado di fare mooolte cose.- Concluse, proseguendo il loro cammino all’interno dell’intricato labirinto sotterraneo.
Presto si trovarono dinanzi ad una serie di deviazioni, da ciascuna di esse si sentiva arrivare quel filo d’aria famoso, quindi nemmeno questo li aiutò a scegliere.
-Qui due sono le cose. O sono diramazioni che poi si uniscono di nuovo più avanti, oppure ognuno di questi cunicoli ci porterà all’esterno. Il problema è capire quale può aver scelto Skar. Per quanto guardiamo, non ci sono tracce né alcun modo per saperlo con certezza.- Ragionò Adam, mettendosi a braccia conserte. Seguì qualche minuto di silenzio.
-Quindi?- Chiese Luke. Adam non seppe cosa rispondere. Si sedette a terra e continuò a riflettere, chiudendo gli occhi. Passarono minuti interminabili, in cui Adam tentava di proiettarsi nel passato e pensare cosa avesse potuto fare Skar.
“Quale cunicolo avrai preso, Skar? Quale?” Domandò, più volte, nella sua mente. Alla fine, concentrandosi immensamente sull’immagine di Skar, qualcosa scattò in lui. Non seppe bene come definirlo, una sorta di istinto primordiale, un bagliore nell’oscurità che gli dette immediatamente coscienza di ciò che avrebbe dovuto fare.
-SKAR!- Urlò, alzandosi di scatto e prendendo a correre, prendendo una deviazione dopo l’altra, seguendo apparentemente un percorso ben preciso. Luke sospirò e lo seguì correndo.
Adam corse e corse, a perdifiato, finché non la vide: la luce del sole. Allora accelerò, con il cuore in gola, la mente sempre fissa all’immagine dell’amico.
Quando raggiunse la luce, si rese conto di essere ancora sul fianco del vulcano: dinanzi a lui una discesa praticamente verticale di ancora un centinaio di metri prima di toccare finalmente terra. Si arrestò dunque, con serie difficoltà a causa dell’impeto, riuscendo ad aggrapparsi alle pareti rocciose del foro. Non fece in tempo a tirare un sospiro di sollievo, tuttavia, perché venne investito in pieno da Luke ed i due caddero rovinosamente, rotolando giù per il fianco e sbattendo ogni possibile arto incluso quello meccanico di Luke. Dopo infiniti secondi di rocce, iniziarono a rotolare su qualcosa di più morbido: terra ed erba. Dal vulcano, erano rotolati sino ad un boschetto che si trovava a valle, e la loro caduta fu arrestata da un paio di alberi su cui si schiantarono, doloranti.
Persero i sensi, ma per ferire mortalmente il coriaceo fisico di un cacciatore ci voleva ben altro.
Quando si svegliarono, sentirono un piacevole tepore e si resero conto di essere vicino ad un fuocherello acceso in un accampamento. Adam si rese conto che il suo elmo gli era stato rimosso e giaceva a pochi passi da lui ma, prima che potesse rendersi conto di altro, sentì una voce familiare.
-Vi siete svegliati, dunque.-
Adam sbatté le palpebre ripetutamente e si massaggiò la schiena, dolorante, per poi rendersi conto che dinanzi a lui c’era Skar, avvolto in una rudimentale armatura rossa fatta con i pezzi dei Volvidon arrangiati alla meno peggio.
-Skar, grazie al cielo.- Si alzò ed abbracciò il compagno, battendo un paio di colpi sulla sua schiena.
-Skar. Stai bene.- Si aggiunse Luke, rimessosi in posizione seduta.
-Sono stato meglio, ma sono ancora vivo.- Disse dunque, sciogliendosi dall’abbraccio con Adam.
-Mi dispiace di non essere venuto subito a cercarti, Skar.- Si scusò quest’ultimo, con lo sguardo basso. Skar gli posò una mano sulla spalla e scosse la testa.
-Se lo avessi fatto, Luke sarebbe morto dissanguato. Io me la sono cavata, come vedi. A proposito, Luke… bel braccio, mi piace. Quasi meglio del precedente.- Luke rispose con una smorfia di difficile interpretazione, poi alzò il pollice della mano metallica. Adam batté un colpo sulle spalle sia di Luke che di Skar.
-Forza, torniamo in città, non vedo l’ora di brindare al tuo ritrovamento, Skar!-

Due giorni dopo, i nostri riuscirono a ritrovare la strada per la città, dove Skar fu finalmente libero di riposare e di ricevere cure mediche adeguate per la sua ferita, ed il giorno dopo i tre cacciatori e Smith si riunirono alla taverna per brindare festosamente.
I boccali di birra cozzarono e loro fecero del loro meglio per svuotarli quanto prima.
-Adam.- Mormorò dunque Luke, funereo.
-Sì?-
-Me ne vado. Ho chiuso con il Fatalis.-
Calò il silenzio.
-Cosa?- Fece Adam, stupito ed amareggiato. -Perché?-
-Perché è folle. Lo sapevo fin dall’inizio ma ho preso la faccenda sotto gamba.- Alzò il braccio metallico. -E si è visto a cosa mi ha portato. Non fa per me, me ne chiamo fuori.- Spiegò Luke.
-Ma… così all’improvviso, tu…- Boccheggiò Adam.
-Ci sto pensando da un bel po’. Da quando… da quando abbiamo affrontato il Kirin.- Mormorò lo spadaccino, senza riuscire ad evitare che il suo sguardo saettasse di nuovo verso l’arto metallico, lasciando quindi intuire che la risposta era “da quando ho perso il braccio”. Adam passò dallo stupore alla frustrazione.
-E perché non te ne sei andato, allora?-
-Volevo assicurarmi che saremmo riusciti a trovare Skar.- Adam si posò al bancone, posando la testa fra le mani, senza dire una parola. Se ne stette in silenzio qualche istante poi, senza rialzare lo sguardo, parlò con voce spenta.
-Bene, vai allora. Nessuno può costringerti a rimanere. Bon voyage.- Luke parve risentirsi al tono di Adam, perciò fece per protestare, ma venne interrotto. -Insisto, vattene, se è ciò che vuoi. In bocca al lupo.- Luke fece per ribattere, ma poi girò sui tacchi ed uscì dal locale senza aggiungere altro.
-Luke, aspetta!- Lo fermò Skar.
-Che vuoi?- Domandò vagamente stizzito lo spadaccino.
-Non intendo fermarti. Cosa farai ora?-
-Non lo so, non ne ho idea. Ha importanza?- Sbottò Luke.
-Se per te un posto vale l’altro, ti prego, potresti andare alla Costa di Moga? Ero l’unico cacciatore del villaggio, vorrei sapere che c’è qualcuno di cui potermi fidare. Te ne prego, Luke. Puoi usare la mia casa come se fosse tua.- Pregò Skar. Luke parve rifletterci.
-Un posto vale l’altro. Va bene.- Concesse lo spadaccino, scrollando le spalle. Skar sospirò di sollievo.
-Meno male. Smith, vuoi accompagnarlo anche tu? Forse il viaggio si sta facendo un po’ troppo pericoloso.- Propose dunque il giovane cacciatore, ma Smith sputò a terra.
-Stai scherzando? Vi ci vorrà ben altro per liberarvi di me.-
-Vecchio Smith…-
-Stammi a sentire, Skar. Non mi restano ancora molti anni da vivere, lo sappiamo tutti. So di lasciare la mia forgia in buone mani, quando me ne andrò, ho istruito i miei apprendisti a dovere. Quindi ti prego, lasciami passare questi ultimi anni con voi, così che io possa di nuovo sentire qualche emozione in queste vecchie ossa.- Pregò Smith. Skar, seppur scettico, annuì, e di rimando anche Luke.
-Ok, allora io vado. Addio.-
-Addio, Luke.-

La rudimentale corazza costruita da Skar, fu in seguito raffinata in una vera e propria armatura Volvidon con l’aiuto di Smith: si trattava di un’armatura prevalentemente rossa in cui l’unica cosa che saltava veramente all’occhio era una grossa placca rotondeggiante e rigonfia, la più grande e resistente di tutta l’armatura, che troneggiava sull’addome del cacciatore. L’elmo lasciava fuoriuscire i capelli di Skar dalla parte anteriore, sembrava pertanto più una maschera demoniaca che un elmo, pur fornendo protezione pressoché totale: era a forma di triangolo, il mento formava un angolo acuto poco sotto il foro per la bocca, mentre gli altri due angoli corrispondevano a due corte corna. Aveva un’aria piuttosto minacciosa.
Come arma per ora manteneva le doppie lame Lagiacrus che gli avevano salvato la vita nel vulcano: non era stato un caso che Smith avesse forgiato proprio quell’arma, dopo la lancia-fucile era il tipo di armamento con cui aveva più confidenza. Inoltre, l’armatura Volvidon era sicuramente meno elegante della Lagiacrus e meno resistente, ma era anche molto meno limitante e leggera, ideale per movimenti agili e rapidi.

A breve, i tre si rimisero in viaggio verso un altro dei punti di interesse segnalati ad Adam nelle risposte che aveva ricevuto, pur ripromettendosi che un giorno sarebbero tornati dal Kirin. Il messaggio che Adam aveva ricevuto, parlava di una maestosa figura bianca libratasi nel cielo poco distante dalla città di Khu-Phu.
Tale città era, tuttavia, enormemente lontana da dov’erano ora, sarebbe stata un’avventura solamente arrivarci: per prima cosa si sarebbero recati nella, comunque lontana ma raggiungibile, cittadina di Vurke, dove avrebbero proseguito il viaggio via nave e sarebbero approdati proprio a Khu-Phu.

Al momento, Skar era in testa al gruppo e stava armeggiando con una fialetta, schiacciandovi dentro erbette e funghi: preparava altri impiastri curativi. Poco più dietro, Adam trascinava il solito carretto del gruppo, arricchito con nuove provviste comprate durante l’ultima sosta. Sopra di esso, Smith affilava un coltello ricurvo che usava per incidere ricami sul metallo.
Nessuno di loro aveva più osato parlare di Luke, in quanto Adam sembrava essersi legato la faccenda al dito. Non ne aveva più fatto parola, certo, ma era stato cupo per due giorni interi dopo l’abbandono dello spadaccino. Era stato il suo primo compagno d’avventura, non solo di quella folle missione, ma di tutta la sua carriera di cacciatore. Avevano ottenuto la licenza nello stesso periodo ed avevano più o meno la stessa età, tra i due era nato subito un legame piuttosto saldo. Per anni avevano cacciato insieme e poi, grazie alla loro esperienza e bravura, erano stati posti a comando di gruppi di cacciatori in due località diverse, sancendo la loro separazione in ottimi rapporti. Ed infine questa avventura li aveva riuniti, Adam aveva da subito cercato l’appoggio del suo vecchio compagno Luke ed egli era stato celere nel rispondergli affermativamente.
Era giusto che tutto fosse finito così, nel nulla?
In cuor suo, Adam continuava a ripetersi che era stata una scelta legittima, che nessuno lo obbligava a rimanere, ma non poteva fare a meno di sentirsi tradito. Non per sminuire la pur solida amicizia formatasi con Skar ma, conoscendolo obiettivamente da meno tempo, l’avrebbe presa molto meglio se fosse stato lui a dare il benservito, specie dopo essere stato abbandonato in un vulcano per una settimana, lasciato a sé stesso. Non si sarebbe mai aspettato un comportamento del genere da Luke.
-Skar, vuoi tornare a casa?- Chiese improvvisamente Adam. -Se vuoi farlo, è il momento giusto, se ci allontaniamo ancora sarà molto difficile tornare a Moga.- Aggiunse, scrollando le spalle.
-No, Adam. Perché me lo chiedi?- Domandò Skar, pur intuendo bene o male cosa stesse passando in testa al leader del gruppo. Quest’ultimo scrollò nuovamente le spalle.
-Non so. Quello del Kirin è stato un bello scoglio, ma devi sapere che il Fatalis è anche più forte. Certo, il Kirin ci ha colti impreparati, ma sono cose che capitano. Ora hai visto un po’ com’è l’andazzo, insomma, intendevo questo. Risponde alle tue aspettative? Vuoi rinunciare?- Disse Adam, diplomaticamente, senza sbilanciarsi sul vero motivo che l’aveva spinto a chiederlo, ossia il far sapere ai suoi compagni che era pronto a viaggiare anche da solo, aveva passivamente accettato quest’eventualità nel caso si presentasse. Skar sospirò.
-Ero sicuro che avrei fatto nuove esperienze che mi avrebbero messo in difficoltà, ma ammetto che il Kirin mi ha veramente spiazzato. Tuttavia, non intendo rinunciare. Fatalis o meno, quest’avventura ha ancora molto da darmi.- Rispose Skar.
-Tutto qui? Lo fai solo per spirito di avventura?- Mormorò Adam, arrestandosi. -Perché speri di imparare qualcosa di nuovo stando vicino a un cacciatore più esperto, è così?- Insistette, con tono funesto. Skar ne fu vagamente indispettito, voleva litigare ad ogni costo?
-Sono già stato chiaro all’inizio riguardo alla faccenda, non so se credere o meno al Fatalis, io credo alla tua intuizione e sono disposto a seguirti. Mi fido di te, Adam.- Sentenziò Skar, deciso a terminare il discorso il prima possibile. Adam tuttavia aveva tutt’altre intenzioni.
-Sai, Luke mi ha detto la stessa identica cosa prima di iniziare e guarda dove siamo finiti. Non voglio vederti tornare a casa con un braccio o una gamba in meno, se devi tornare è meglio che tu lo faccia tutto intero. Non voglio altri arti sulla coscienza.- Insistette Adam. -Se lo fai solo perché ti fidi di me, è fatica sprecata. Non ti fiderai mai abbastanza di me da mettere a repentaglio la tua vita per la causa.- Sbottò dunque. -E ti assicuro che in un viaggio come questo, mettere a repentaglio la propria vita sarà all’ordine del giorno. Ho bisogno di qualcuno che mi accompagni fino alla fine, Skar, se non è così è inutile, da solo non ce la posso fare!- Seguì un istante di silenzio, in cui Skar pesava attentamente le parole con cui rispondere.
Smith osservava interessato la scena tra i due: in realtà aveva notato quanto saldo fosse il loro legame nonostante si conoscessero da poco, dubitava si sarebbero realmente separati. Dedusse che Adam fosse solo molto giù di morale e avesse bisogno di una conferma da parte di Skar che avrebbe realmente potuto fare affidamento su di lui. Fece un sorrisetto sbilenco e si accese la pipa, mentre continuava ad affilare il coltellino.
-Cosa posso fare per provarti che non intendo mollare?- Chiese dunque Skar. Adam rifletté.
-Immagino che certe cose non si possano dire a parole. Devo sentirlo, sulla mia pelle.- Concluse, dunque. -Facciamo un po’ di allenamento, su, siamo stati con le mani in mano per quasi due giorni.- Adam estrasse lo spadone, lo fece roteare sulla sua testa e lo afferrò con entrambe le mani, puntandolo verso Skar. Il ragazzo ridacchiò.
-Cos’è, uno scherzo?-
-Affatto. Fuori le lame, Skar. Se ti fai sconfiggere nei primi dieci minuti, te ne tornerai dritto a casa. Fammi vedere quanta convinzione ci metti.- Sentenziò Adam. Skar sospirò, si calò l’elmo della Volvidon davanti al viso ed estrasse le doppie lame. Non appena lo fece, Adam non gli diede il tempo di fare la prima mossa, un fendente partì come un elastico e Skar fu costretto a deviarlo con entrambe le lame. Dall’unione delle tre armi, ne era scaturita una sorta di fiammata elettrificata che aveva sollevato un paio di sassolini.
Smith ridacchiò.
-Forza Skar, non farti battere che non ho nessuna intenzione di accompagnarti a casa.- Disse, posando il coltello e prendendo a fissare intensamente il combattimento.
Skar sudò freddo. Doveva resistere dieci minuti a quel ritmo? Sembrava un’impresa, Adam era un cacciatore molto più forte di lui ed aveva anche molta più esperienza. Eppure era intenzionato più che mai a non mollare, non aveva la minima intenzione di tornare alla Costa di Moga. Doveva crescere, doveva imparare. Ma era tutto lì? No, a dire il vero c’era qualcos’altro, qualcosa in quell’avventura lo faceva sentire finalmente al suo posto, come se gli eventi stessero scorrendo nel verso giusto e lui stesse portando a compimento il suo destino. Sentiva che quella missione avrebbe portato a qualcosa di molto più grande di lui e non poteva ignorarlo.
-Allora, Skar, sei pronto?- Chiese Adam, non riuscendo a non sorridere notando l’espressione accigliata dell’amico.
-Sì.-
-Allora mostrami…- Esordì, correndo verso Skar, strisciando lo spadone a terra in modo che emanasse scintille infuocate. -… LA TUA DETERMINAZIONE!- Esclamò, scagliando un devastante fendente dal basso verso l’alto in direzione di Skar. Questi deviò il colpo all’esterno con le due lame, facendo nuovamente sfavillare fiamme e fulmini al contatto, dopodiché si portò al fianco di Adam. Non fece in tempo a sfruttare la posizione per colpire, che Adam, girò lo spadone con una mano sola e tentò un fendente orizzontale. Skar si chinò per schivarlo e, rialzandosi, riuscì ad assestare una modesta testata sul petto di Adam, che si trovò ad indietreggiare. Il veterano fece nuovamente ruotare lo spadone infuocato e lo conficcò a terra dove poco prima vi era Skar, tuffatosi di lato per schivare. Da quella posizione, utilizzò lo spadone come appoggio per sferrare un doppio calcio terrificante in pieno petto a Skar, facendolo volare via per un paio di metri. Il ragazzo nella Volvidon arrestò la caduta piantando una delle due lame Lagiacrus a terra, poi però fu costretto ad abbandonarla per schivare un altro attacco della spada di Adam. Si fece da parte, poi sfruttò la lentezza dell’ingombrante arma per recuperare la lama che aveva lasciato indietro e tentò una serie di attacchi che Adam parò rifugiandosi dietro l’ampio spadone.
I ragazzi si ritrovarono l’uno a un metro dall’altro, con le armi sguainate. Dieci minuti erano abbondantemente passati, ma erano entrambi così assorbiti dallo scontro da non essersene accorti.
Lo scontro aveva steso i nervi di entrambi ed aveva contribuito a renderli più affiatati, ora i due si guardavano senza riuscire a non sorridere stupidamente, ansimanti. Ma nessuno dei due aveva ancora voglia di smetterla, pertanto emisero un urlo di battaglia e si scagliarono nuovamente l’uno contro l’altra.
Venti minuti più tardi, giacevano entrambi sull’erba, sudati ed esausti, con le braccia e le gambe spalancate. Ancora ansimavano, ma sulle loro labbra era dipinto un sorriso sereno.
-C’è una cosa che non ti ho detto.- Esordì Skar, ansimando, a voce più alta del solito, ma era talmente stanco che non se ne rese nemmeno conto. -Non lo faccio solo per crescere né solo perché ho cieca fiducia in te. Non so bene come spiegartelo e… ti sembrerà stupido, lo so, ma… sento come se ci fosse qualcosa che mi sta chiamando, da qualche parte. Sento che questo è esattamente il posto dove dovrei essere. Come se mi stessi avvicinando a compiere il mio destino. E sento che tu ne farai parte.- Skar rise di sé stesso e rivolse lo sguardo ad Adam. -Lo trovi stupido, vero?-
-Affatto, Skar.- Rispose Adam, ridacchiando. -È esattamente quello che provo io per il Fatalis. Ed anche io inizio a sentire un legame anche con te. Forse il Fatalis ci sta chiamando entrambi.- Fece Adam. I due stettero in silenzio per un po’.
-Ti odio, ora ho bisogno di un bagno.- Mormorò Skar, annusandosi l’interno dell’armatura, facendo scoppiare a ridere Adam, che gli appioppò una micidiale pacca sulla spalla.

Due armature, una argentata ed una rossa, giacevano senza il loro proprietario sull’erba fresca, mentre dei panni lavati da poco stavano appesi ad un ramo, ad asciugarsi sotto il sole cocente di mezzogiorno. Disteso vicino alle armature vi era il vecchio fabbro Smith che schiacciava un pisolino e, poco più avanti, vi era un fiumiciattolo di acqua ghiacciata dove Skar ed Adam si stavano lavando. Notarono che c’era del buon pesce che zigzagava tra le loro gambe, pertanto Skar si costruì una rudimentale lancia con un bastone e ne infilzò una decina, uno dietro l’altro.
-Te la cavi, eh?- Ridacchiò Adam.
-Vengo da un villaggio di pescatori, dopotutto.- Rispose Skar, uscendo dall’acqua e appendendo i pesci ad un ramo, a testa in giù. -Che ne dici, ci accampiamo qui per pranzo?- Suggerì Skar.
-Beh, sarebbe un peccato non approfittare di quel pesce fresco. Fermiamoci qui, anche se per il pranzo forse è un po’ presto.- Fece Adam, vagamente pensieroso.
-Vorrà dire che staremo un altro po’ in acqua.- Rispose Skar, tuffandosi nel pur non grandissimo corso d’acqua.
-Ti manca tutta l’acqua della Costa di Moga, eh?- Canzonò Adam. Skar fece il morto, con lo sguardo fisso verso il cielo ed ivi si perse, per qualche istante, a contemplare l’azzurro.
-Ho sempre sentito un feeling particolare con l’acqua. Mi fa sentire a mio agio. Le cacce sono molto più difficili, certo, ma non posso dire che mi dispiacciano.- Fece dunque il ragazzo, scrollando le spalle. Adam annuì e fece a sua volta il morto, con sguardo pensieroso.
-Skar, c’è una cosa di cui non ti ho mai parlato, ma che ho pensato solo ora essere una coincidenza piuttosto buffa.- Esordì dunque, stupendosi di non averci mai pensato prima.-
-Dimmi.- Esortò il ragazzo dagli occhi ambra.
-Io sono un cacciatore da molto più tempo di te, è vero, ma l’inizio della mia carriera è molto simile al tuo. Mi spiego: anche io sono stato trovato privo di sensi e tratto in salvo da qualcun altro. Come te, non conservavo memoria di alcun evento della mia vita prima di quel momento, oltre al mio nome.- Skar si drizzò e rivolse uno sguardo stupito all’amico.
-Davvero!?- Adam, ancora galleggiando sul filo dell’acqua con braccia e gambe spalancate, scrollò le spalle.
-Mi sono unito ad un gruppo di cacciatori piuttosto importanti, gli Alastors, che un giorno si sono trovati faccia a faccia con un White Fatalis. Non è finita bene, ma io mi sono salvato. Da quel giorno non ho mai smesso di pensare al Fatalis… non tanto per vendetta, non è stata certo colpa sua se abbiamo varcato il suo territorio e siamo stati attaccati, sono cose a cui un cacciatore deve essere pronto. Tuttavia… esso infestava i miei sogni ed i miei incubi, mormorando giorno dopo giorno il mio nome, sempre più nitidamente. Mi stava chiamando!- Esclamò Adam. -Così, negli anni successivi, ho lavorato sodo, tanto da accumulare ricchezze sufficienti a permettermi di finanziare un viaggio come questo. Ed il resto, beh, lo sai.- Terminò Adam, rimettendosi a sua volta in posizione dritta. Skar lo fissava intensamente.
-Assurdo…-
-Non ho mai pensato di dirtelo semplicemente perché non mi sembrava una coincidenza rilevante.- Spiegò Adam. -Ma ieri pomeriggio mi hai parlato dei tuoi sentimenti riguardo questo viaggio, del tuo sentirti finalmente al tuo posto e del portare a compimento il tuo destino. Te l’ho detto, è esattamente quello che provo per il Fatalis. Le coincidenze iniziano ad essere più d’una, non trovi?- Chiese dunque, entusiasta.
-Sì, immagino di sì.- Rispose Skar, ancora stupito. Adam pose le mani sulle spalle del suo compagno e lo scrollò leggermente, guardandolo dritto negli occhi.
-È, il nostro destino, fratello. Siamo nati per questo.- Skar sorrise ed annuì convinto, suscitando di rimando la stessa reazione in Adam. I due rimasero in silenzio qualche istante.
-Fratello?- Chiese dunque Skar, ridacchiando e sciogliendosi dalla presa.
-Beh, che ne sai, nessuno si ricorda un cazzo, effettivamente potremmo esserlo davvero. In effetti per essere così figo, un po’ del mio DNA devi averlo per forza.-
-Ma sentilo…-

Qualche giorno di marcia più tardi, i nostri raggiunsero la cittadina di Vurke. Non era molto grande, era prevalentemente un porto di pescatori e poche case, dove suddetti pescatori vivevano.
A differenza della calda Costa di Moga, che si trovava molto più a sud, si trattava di un villaggio abbastanza freddo ed avvolto in una sottile nebbiolina che sembrava non diradarsi mai, che filtrava gli altrimenti vivaci colori delle case e degli altri edifici.
Adam camminò tranquillamente attraverso la tranquilla località, diretto alla locanda. Skar ebbe l’impressione che le persone del posto li guardassero quasi con riverenza… certo, le loro armature erano vistose, ma ebbe l’impressione che ci fosse dell’altro. Entrati alla locanda, Adam si interfacciò con la ragazza che la gestiva: si trattava di un edificio a due piani dall’aria rustica ma accogliente: a giudicare dall’età della ragazza, probabilmente era la figlia del proprietario.
-Salve.- Li salutò. -Benvenuti a Vurke, cosa posso fare per voi?- Chiese, dolcemente.
-Buonasera, noi dovremmo arrivare a Khu-Phu e pensavamo di farlo via nave, vorremmo sapere quanto costa e con chi dobbiamo parlare. Inoltre, dal momento che si sta facendo buio e immagino le barche salperanno da domani, credo avremmo bisogno anche di tre di stanze singole.- Disse Adam, posandosi al bancone con aria ammiccante.
-Molto bene, per quanto riguarda le stanze non ho tre singole disponibili, ma ne ho una tripla piuttosto grande con balconcino ed affaccio sul fiume. Posso prepararvela con i letti separati, se volete, è molto comoda.- Adam si rivolse verso Skar, che scrollò le spalle.
-Vada per la tripla con letti separati. Per quanto riguarda la barca, invece?-
-Per quanto riguarda la barca, potete parlarne con mio padre, ve lo vado a chiamare subito. Dato che siete cacciatori, forse potreste aiutarci con un problema che stiamo avendo recentemente con alcuni Plesioth. Sono sicuro che vi farebbe un prezzo di favore.- Disse la ragazza.
-Plesioth, eh? Pare che avrai la tua caccia subacquea, Skar, dopotutto.- Skar sorrise, ma il dialogo fu interrotto dall’avvento di un omone sulla cinquantina.
-Prezzo di favore? Ma quale prezzo di favore, se mi scacciano quelle bestiacce li faccio andare e tornare gratis! Salve, siete cacciatori?- Esordì, parlando a voce molto alta. Era piuttosto alto e muscoloso, con la pelle abbronzata e la testa quasi completamente rasata. Sembrava l’unico a non risentire del freddo, da quelle parti, indossava una t-shirt bianca e dei pantaloni militari verde scuro.
-Sì, salve, mi chiamo Adam e questo è Skar. Fuori dalla porta c’è il nostro amico Smith che sta facendo la guardia al nostro carretto.-
-Siete interessati a liberarci da quella piaga, allora? Sono due Plesioth che devono essersi smarriti e vagano lungo il fiume. Mangiano tutto il pesce e danneggiano i pescherecci, dobbiamo liberarcene. Abbiamo presentato la richiesta formale alla Gilda ma fino ad ora nessun cacciatore ha accettato. Se lo farete voi, vi offrirò non solo il giro in barca ma anche la stanza. Che ne dite?- Adam rise sonoramente, battendo una pacca sulla spalla di Skar e spingendolo avanti.
-Che ne dico? Dico che due Plesioth saranno uno scherzo per questa macchina da guerra del mio amico. Sapete, lui è specializzato in cacce subacquee.- Skar ridacchiò vagamente a disagio, cercando lo sguardo di Adam.
-Non ho mai affrontato un Plesioth, non so bene quanto forti siano.-
-Molto meno di altri mostri che hai già affrontato e decisamente molto meno del Deviljho.- Sminuì Adam, scrollando le spalle. Skar annuì.
-Allora immagino non ci saranno problemi.- Fece, rassicurato.
-Una sola cosa, però.- Fece il gestore della locanda, avvicinandosi ad Adam. -Ti ho visto come guardi mia figlia. Cacciatore o no, levatela dalla testa.-
-Papà!- Protestò la figlia.
-Silenzio, Gemma, vai a preparare la stanza per i signori.- Le ordinò. Lei si allontanò dalla Reception, rossa in volto come un peperone, e si affrettò alla stanza. -Tornando a noi, niente…-
-Niente di niente, ho capito. Oh beh, che ci posso fare.- Completò Adam, scrollando le spalle con aria innocente. Il locandiere lo guardò con sguardo truce.
-Adam, potresti prestarmi il tuo spadone, per la caccia?- S’intromise Skar.
-Il mio spadone?-
-I Plesioth sono deboli all’elemento fuoco, e mi pare di aver letto che sono piuttosto veloci, forse con un’arma corta come le doppie lame potrei avere qualche difficoltà. Per questo ho pensato al tuo spadone, è più utile sia dal punto di vista dell’elemento sia come tipo di arma.- Spiegò dunque il ragazzo, contando sulle dita.
-Beh… va bene, ma… lo sai usare? Nel senso, te la cavi con lo spadone?-
-Sì, lo usavo spesso, il mio spadone migliore lo ha forgiato Smith con i pezzi dell’Uragaan, il Vallo d’Ottone.- Spiegò Skar. -Ho buona familiarità con l’arma.- Aggiunse, per riassumere.
-Molto bene allora, ma riportamela tutta intera o sono dolori.-

Skar era immerso nell’acqua fino alle caviglie. Fissava il fiume dinanzi a sé: era il fiume più largo e profondo del continente, lo spaccava praticamente quasi in due: era il fiume Yu, caratterizzato da un’insolita acqua calda alla sorgente (nei pressi di un vulcano) e poi via via sempre più fredda fino alla foce.
In quel punto, l’acqua era ancora piacevolmente tiepida, in contrasto con la sferzante aria fredda che soffiava sulla città.
-Si sta quasi meglio in acqua che fuori, sai?- Mormorò Skar. -È tiepida.- Aggiunse, volgendosi verso Adam con un sorrisetto.
-Se stai cercando di invogliarmi ad accompagnarti, non funzionerà. Ho altro da fare.- Fece Adam, scrollando le spalle. Skar ridacchiò e tornò a fissare l’acqua. Estrasse lo spadone e se lo posò su una spalla mentre camminava dritto, immergendosi sempre di più.
-In bocca al lupo, amico.- Ammiccò Adam, facendo un cenno con la mano. Skar lo ricambiò, prese fiato e si tuffò nell’acqua semitrasparente.
Adam osservò la sagoma rossa sparire sott’acqua, dopodiché girò i tacchi e se ne andò.

Skar nuotò agilmente e ben presto vide una grossa sagoma muoversi nel fiume, leggermente troppo stretto per la creatura, che aveva spazio per muoversi ma non per decidere dove andare: era costretto ad un infinito avanti e indietro finché non avesse trovato modo di andarsene.
Il punto d’incontro era circa mezzo chilometro dopo aver sorpassato il porto della cittadina di Vurke, tutto sommato abbastanza vicino: sarebbe stato facile tornare indietro. La corrente del fiume, pur non fortissima, lo aveva agevolato fino ad ora a raggiungere quello che si rivelò essere proprio uno dei due Plesioth incriminati. Era piuttosto grosso ma non gigantesco, sembrava a metà tra un drago, un pesce ed uno squalo: aveva il muso di quest’ultimo animale, con delle coriacee pinne arancioni sulle guance e sulla testa. Tali pinne erano presenti anche lungo tutta la schiena e sulla coda dell’essere, quest’ultima usata per muoversi sott’acqua. Oltre alle pinne, aveva un paio di zampe robuste, squamate ed artigliate. Infine aveva due arti arancioni che fungevano sia da ali che da gigantesche pinne, sott’acqua.
Non appena vide Skar, si scagliò contro di lui alla massima velocità con le fauci spalancate: evidentemente le piccole varietà di pesci presenti nel fiume non erano sufficienti come nutrimento, aveva fame. Il cacciatore si spostò di lato evitando il morso, vagamente preoccupato: la fame avrebbe incattivito anche il più mansueto dei mostri rendendolo istantaneamente una minaccia.
Il Plesioth si voltò nuovamente di scatto e tentò un nuovo affondo: era veloce. Skar riuscì nuovamente a schivare e colpì il mostro con una potente spadata ad una gamba, che lasciò un profondo taglio bruciacchiato. Il Plesioth urlò e si voltò verso Skar, spalancò la bocca e sparò un potente getto di acqua pressurizzata che colse il cacciatore alla sprovvista, colpendolo in pieno petto e spedendolo lontano, facendogli cozzare la schiena sul letto del fiume. Il mostro gli fu subito addosso con gli artigli, ebbe a malapena il tempo di rimettersi dritto e nuotare via.
Il cacciatore non fece in tempo a pensare che forse Adam aveva preso la cosa troppo sotto gamba, un potente rumore alle sue spalle attirò la sua attenzione: il secondo Plesioth, grande almeno una volta e mezza il primo, si era tuffato in acqua e scrutava il piccolo cacciatore con il suo ottuso ma spaventoso muso da squalo.
Skar arretrò e si riparò dietro lo spadone giusto in tempo per evitare una micidiale codata dal più grosso dei due Plesioth. Il suo primo istinto fu quello di ritornare al villaggio di Vurke e riorganizzarsi, ma poi si rese conto che se lo avesse fatto, probabilmente i due Plesioth lo avrebbero seguito fuori dall’acqua ed avrebbero seminato il panico in città.
Ma in fondo non era solo per quello, Adam aveva fiducia in lui ed era determinato a dimostrare che tale fiducia era ben riposta.
Mostrami la tua determinazione!
Gli risuonarono nella mente le parole di Adam ed improvvisamente riuscì a ritrovare il controllo. I Plesioth erano veloci ed affamati, ma in fondo i loro attacchi fino ad ora erano stati abbastanza ciclici, non erano impossibili da prevedere. Skar sospirò e puntò lo spadone ai due mostri, con lo sguardo accigliato in un totale stato di concentrazione.
Avrebbe mostrato ad Adam ed ai due Plesioth la sua determinazione, ed avrebbe vinto.
I due Plesioth si scagliarono contemporaneamente all’attacco spalancando le fauci, Skar strizzò gli occhi ed individuò una breccia nell’attacco. Si strinse nello spadone, nuotò dritto verso la breccia: i testoni dei due mostri marini gli sfrecciarono a pochi centimetri l’uno a destra e l’altro a sinistra, egli fece una capriola ed affondò lo spadone nella schiena del più piccolo dei due, che gli sembrava il più debole, in modo da toglierselo dalle scatole il prima possibile e trasformare l’impari scontro in un più accettabile match uno contro uno.
Il Plesioth colpito urlò di dolore, l’altro si girò di scatto e tentò di mordere nuovamente Skar. Egli frappose la spada fra sé ed il mostro e questi serrò il suo potente morso su di essa, senza tuttavia scalfirla. Skar la spinse con più vigore provocando una fiammata soffocata dall’acqua in una nuvola di bolle di vapore che invasero la bocca del mostro e lo costrinsero a sputare. Skar lo colpì con l’elsa della spada in pieno muso facendolo arretrare, poi si aggrappò alla sua pinna caudale mentre esso faceva i salti mortali per scacciarlo.
Il cacciatore rimase appeso per un po’, poi sfruttò lo slancio per raggiungere la superficie e prendere una lunga boccata d’aria, prima di immergersi nuovamente. Trovò i due Plesioth che si riposavano a debita distanza e rimase in attesa di un attacco. Il più grande scattò, lasciando indietro il piccolo. Skar schivò l’affondo ed usò la schiena del mostro come trampolino per scagliarsi contro quello rimasto in disparte e colpirlo con un fendente terribile al collo che tinse l’acqua di rosso. Esso gemette pietosamente e fece per nuotare lontano, ma Skar lo afferrò per la pinna della coda e lo trafisse all’addome, stavolta mortalmente, ritrovandosi finalmente uno alla pari contro il più grande dei due. Esso urlò potentemente, tanto forte che Skar dovette coprirsi le orecchie: si era arrabbiato, e non poco, forse si trattava di genitore e figlio? Naturale che alla morte del pargolo, il genitore si scaldasse. Si scagliò verso Skar con tanta veemenza che Skar, parando con lo spadone, quasi se lo fece sfuggire di mano. I suoi movimenti erano più rapidi ed i suoi attacchi erano diventati più forti, ma tutto sommato sarebbe comunque stato più facile occuparsi di un singolo mostro piuttosto che di due. Lo allontanò con un calcio e si divincolò, parando poi un colpo di pinna che lo fece arretrare, tuttavia da quella posizione fece roteare lo spadone e riuscì a colpire il mostro sul muso un paio di volte, lasciandogli due cicatrici bruciacchiate ed incrociate, piuttosto profonde.
Il Plesioth si scrollò, vagamente intontito, dopodiché ritornò all’attacco.
Skar schivò un ennesimo morso del mostro, ma questi si voltò di scatto e sparò un getto d’acqua pressurizzata che colpì Skar alla schiena, sparandolo sul letto del fiume. Il getto d’acqua continuò, facendo affondare il cacciatore nella fanghiglia per qualche centimetro. Egli tentò di opporre resistenza ma ottenne solo di rimanere senza energie. Il gettò cessò ed egli ansimò, esausto.
Da quella posizione non poteva vedere il Plesioth, ma sicuramente si stava preparando ad attaccare. Usò le ultime energie che gli erano rimaste per riuscire a divincolarsi dalla fanghiglia sul fondo, si voltò verso il Plesioth e vide che si stava avvicinando a velocità folle, sempre con le sue minacciose fauci spalancate. Skar prese a tirare lo spadone con entrambe le mani, anch’esso incastrato sul fondo fangoso.
Il Plesioth si avvicinava, sempre più veloce, sempre più veloce, Skar sudava freddo. Lo spadone finalmente si liberò, il cacciatore lo drizzò dinanzi a sé e chiuse gli occhi.
Il Plesioth, coinvolto nel suo stesso ormai inarrestabile impeto, si conficcò lo spadone giù per la gola: si divincolò per qualche istante, ma poi smise definitivamente di muoversi, salvo un paio di convulsioni.
Skar osò puntare nuovamente il suo sguardo sul mostro e vide che la sua bocca spalancata gli era a pochi centimetri dalla faccia: aveva praticamente ingoiato lo spadone fino all’impugnatura.

Un’ora circa più tardi, Skar riemerse dal molo della città di Vurke: senza accorgersene, si era allontanato parecchio durante lo scontro. Ansimava pesantemente, era esausto. Ad accoglierlo, c’erano il gestore della locanda, Adam ed il vecchio Smith. Adam rideva a vederlo così a corto di fiato, mentre Smith fumava la pipa con aria beffarda.
-Nuotare… controcorrente… è faticoso.- Riuscì ad articolare Skar. Si rimise in piedi e riconsegnò lo spadone che aveva sulla schiena al suo legittimo proprietario.
-Puzza di pesce.- Si lamentò scherzosamente Adam, osservando l’arma e quindi agganciandola dietro la schiena.
-Vai al diavolo, Adam.- Rise Skar. Si chinò nuovamente sull’acqua e raccolse una cima, iniziando a tirare con evidente sforzo. -Allora? Chi mi aiuta a tirarli fuori può prendersi un 10% del materiale che ci ricavo.- Propose Skar. Adam rise e si avvicinò alla corda, aiutando l’amico.
-A me ne spetta di base almeno il 20%, visto che ti ho prestato lo spadone. Se ti aiuto quindi arriviamo al… 30% dei ricavati.-
-Il 30%! 18%, prendere o lasciare.-
-Che ti costa da 18 arrivare a 20? 20%, dai.-
-Vada per il 20.-

Un ragazzo indossava una luccicante armatura completamente aderente al corpo, fatta delle luccicanti squame trattate e raffinate dei Plesioth cacciati qualche giorno prima. Ricalcava interamente le forme anatomiche del corpo umano maschile che vi era sotto, in più era dotata di una sorta di elmetto che ricordava un imbarazzante caschetto di capelli dal gusto molto retrò.
Egli sembrava entusiasta, si guardava allo specchio con un sorriso da orecchio ad orecchio, esaminando la corazza in ogni suo aspetto, mentre Skar ed Adam se ne stavano in un angolino a fissarlo trattenendo a stento una smorfia orripilata.
-È stupenda, signor Smith, grazie. Vale fino all’ultimo zenny.- Mormorò, avvicinandosi ad uno zaino che aveva lasciato posato vicino al muro della piccola stanza dal soffitto basso, aprendolo e prendendo dal suo interno un sacchetto di tintinnanti monete d’oro. Le posò sul tavolo dove Smith posava il gomito osservando il ragazzo con interesse.
-Sono lieto che ti piaccia. Quella roba andava forte quando ero un ragazzo.- Mormorò, indicando il ridicolo elmetto con un sorrisetto. -Mi riporta alla mente dolci ricordi.- Skar ed Adam si voltarono di scatto verso di lui, storcendo il naso, immaginandosi il vecchio fabbro con un caschetto di capelli neri.
-Potete controllare, se volete, c’è tutto.- Il ragazzo socchiuse gli occhi azzurri scintillando di una bellezza molto androgina. -Non mi sognerei mai di far arrabbiare due cacciatori prestanti come voi.- Aggiunse, rivolgendosi a Skar ed Adam, che collegarono solo dopo qualche istante che doveva trattarsi di un apprezzamento, storditi com’erano dalla bruttezza della corazza. Il ragazzo si congedò e trotterellò fuori dalla stanza, felice come una pasqua della sua nuova armatura aderente che permetteva di vedere anche il minimo movimento delle natiche quando camminava.
-Smith, se ti sognerai mai di farmi un’armatura del genere, ti assassinerò nel sonno.- Fece Adam, tentando di togliersi dalla mente la spiacevole immagine delle natiche del ragazzo che se ne andava. Skar si avvicinò al sacchetto e ne rovesciò il contenuto sul tavolo e li impilò in tre mucchietti di diverse dimensioni.
-Il 20% ad Adam, il 40% a me ed il 40% a Smith. Ecco fatto.- Adam fece per intascare la propria quota, dopodiché la spinse nuovamente sul tavolo.
-Metto la mia quota nel fondo comune per questo viaggio.- Sentenziò. Smith, che non aveva nemmeno toccato la propria parte, annuì solennemente.
-Altrettanto.- Si aggiunse. Skar sorrise, era andata come si aspettava. Con due dita, fece crollare anche la pila di monete che consistevano nella sua parte.
-Molto bene, allora ributtiamo tutto quanto nel sacco.-

I tre si trovavano già a Khu-Phu. Dal momento che probabilmente si sarebbero fermati lì per un po’, avevano affittato un intero appartamento per un mese, ed era lì che avevano ricevuto il ragazzo. Si trattava di un modesto bilocale al piano terra di un edificio color salmone di tre piani. Le pareti interne erano giallognole ed il soffitto era basso; era dotato di una stanza adibita a soggiorno e cucina, ed una stanza da letto con due letti separati. Adam e Skar avrebbero dormito sul divano in soggiorno, a turno. Smith aveva stretto un accordo simile a quello che aveva fatto nella città di Yuunh con un fabbro nelle vicinanze, lo avrebbe aiutato con i suoi lavori in cambio dell’accesso libero alla forgia.
Khu-Phu era una delle città più grandi che Adam avesse mai visto e sicuramente la più grande che Skar avesse mai visto. Era colorata e vivace, le strade erano affollate di centinaia di abitanti che camminavano affaccendati o semplicemente per svago tra le infinite bancarelle che aprivano ogni mattina e chiudevano ogni sera. Era perlopiù una città portuale, infatti il porto era enorme e zeppo di navi attraccate: nel punto dove si affacciava Khu-Phu, il fiume Yu si allargava quasi a perdita d’occhio, tanto da sembrare un lago.
Mentre Smith si dava da fare alla forgia, Adam e Skar camminavano per la città tenendo l’elmo sotto il braccio. La fonte di Adam aveva detto di essere un mercante di pelli pregiate, pertanto i due stavano cercando tra tutte le bancarelle di pellame e abbigliamento che trovavano.
-Salve.- Salutò Adam per l’ennesima volta. -Cercavo il signor… ehm… “Urika”?- Chiamò, affacciandosi ad una bancarella ornata di tende rossastre, piena di pelli di svariato genere appese. Una voce femminile ridacchiò alla domanda di Adam.
-Urika è un nome femminile.- Spiegò dunque, fra le risa. -Sono io. Chi mi cerca?- Era una donna piuttosto giovane, probabilmente più o meno dell’età di Adam. Abbronzata, lineamenti taglienti, labbra carnose, naso dritto ed occhi vagamente a mandorla, ingranditi dal trucco. Ad Adam si allargò istantaneamente il sorriso.
-Chi se lo sarebbe aspettato che la mia fonte di informazioni si sarebbe rivelata essere una donna così affascinante?- Si esibì in un vago inchino, indicando sé stesso e Skar. -Sono Adam, molto piacere. Lui è il mio amico Skar.- All’essere indicato, il giovane cacciatore nella Volvidon si esibì a sua volta in un vago inchino.
-Fonte? Adam? Ah, certo, ho capito chi sei. Sei quello del Fatalis.- Esclamò, schioccando le dita. -Piacere mio, comunque.- Aggiunse, ricambiando il cenno dei due cacciatori.
-Saremmo lieti di ascoltare quello che hai da dire al riguardo.- Fece Adam, con finta solennità. Lei sorrise al cacciatore, coprendosi la bocca con una mano. Guardò dunque il cielo per un istante.
-Tra un’ora chiudo per andare a pranzo. Possiamo vederci direttamente da qualche parte per mangiare, che ne dite?- Propose.
-Sarebbe un piacere.- Disse Adam.
-Non siamo molto pratici del posto, a dire il vero.- S’intromise Skar. -Possiamo raggiungerti qui alla bancarella tra un’ora? Poi andremo dovunque tu voglia andare per pranzo insieme, così non rischiamo di perderci.- Suggerì dunque. La donna annuì.
-Certamente, non ci avevo pensato. Allora vi aspetto qui tra un’ora. Ora torno nel retrobottega, devo finire di tagliare, a più tardi!-
-A più tardi, Urika.- Salutò Adam con fare ammiccante. Skar fece per andarsene, ma l’amico lo trattenne per il braccio, facendogli cenno di guardare. La donna si era diretta verso il retrobottega, dando le spalle ai nostri, ed Adam ne approfittò per studiare ogni sua curva minuziosamente, invitando Skar a fare altrettanto. Dopo un minuto di silenziosa contemplazione, i due si allontanarono.
-Ma hai visto che sventola? Cazzo, altro che vecchi eremiti puzzolenti. Questa si che è una Fonte con la “F” maiuscola. Questa si che è vita! IO AMO KHU-PHU!- Esclamò Adam a gran voce, alzando le braccia al cielo mentre trotterellava tra la folla. Skar fu dapprima colto dall’imbarazzo e dalla tentazione di far finta di non conoscere l’amico. Poi rise, mise le mani in tasca e lo seguì con flemma.

Un’ora abbondante più tardi, i nostri erano seduti ad un tavolino rotondo, occupando tre sedie su quattro. Sul tavolo tre grandi piatti vuoti, pieni di resti di ossa o minuscoli frammenti di carne impossibili da raggiungere con le posate.
-Allora.- Urika spostò i piatti dal tavolo e vi stese sopra una mappa abbastanza approssimativa della zona. -Quando ho visto quell’enorme drago bianco ero in questo punto. È sfrecciato sopra di me come un missile, perciò non sono sicura di aver visto bene, ma mi sembrava avesse quattro zampe ed un paio di ali, proprio come i Fatalis.- Esordì la donna.
-Proprio come i Fatalis.- Acconsentì Adam, scambiandosi uno sguardo vittorioso con Skar.
-Ovviamente non posso esserne sicura, ma il biglietto diceva…-
-Diceva anche se era solo un’impressione, confermo, non stiamo facendo nessun contratto vincolante, tranquilla.- La rassicurò Adam, sorridendo. -Non avevo nessun punto di partenza, anche un’impressione era meglio di nulla.- Le spiegò. Lei sorrise di rimando ed annuì.
-Bene. Dunque… il drago era diretto in questa direzione.- Proseguì la donna, indicando un percorso sulla mappa con il suo indice affusolato. -Proseguendo da quella parte, si arriva a questa catena montuosa, che è dove l’ho visto calarsi in picchiata, quindi pensavo che potrebbe aver nidificato da quelle parti.- Suggerì. -Oppure che stava andando a cacciare lì, il che significa che comunque il suo nido non dovrebbe essere troppo distante.- Suggerì la donna. Indicò tre punti sulla mappa. -Questi sono i rilievi più alti nei pressi di dove ho avvistato il Fatalis, potrebbero essere buoni punti per trovarlo.- Concluse, specchiandosi negli occhi dei suoi due interlocutori. Skar annuì, convinto, mentre Adam continuò a non dire una parola per diversi minuti, fissando la ragazza negli occhi con sguardo indagatore.
-Uhm.- Mormorò, infine, carezzandosi la barbetta. Urika ridacchiò e distolse lo sguardo, vagamente in imbarazzo.
-Ho detto qualcosa di ridicolo?- Chiese, vagamente stizzita.
-Affatto.- Le disse Adam, puntandole l’indice contro. Poi si alzò in piedi e camminò intorno al tavolo. -Spirito di osservazione, senso dell’orientamento, mentalità del predatore. Vendi pelli di mostri e per tua ammissione eri nel pieno di questa selva, quando hai visto il Fatalis.- Fece Adam, indicando un punto verde nella mappa. -Senza contare che hai divorato quello che altre ragazze mangerebbero in una settimana sotto i nostri occhi, in venti minuti.- Smise di camminare intorno al tavolo, posizionandosi dietro la donna. Le posò le mani sulle spalle e si avvicinò al suo orecchio con il viso. -Sei una cacciatrice, vero?- Lei arrossì e distolse lo sguardo. -Ho ragione, ho toccato un nervo scoperto, sei una cacciatrice.- Fece Adam, ridacchiando ed indicandola.
-Abbassa la voce, per favore.- Adam si guardò intorno ed iniziò a fare calcoli mentali.
-Ti sei staccata dalla Gilda?- La donna storse il naso, Skar la osservò a sua volta e non riuscì ad evitare di parlare, nonostante stesse tentando di starne fuori.
-Ti hanno cacciata.- Azzardò. Un muscolo si contrasse sulla mandibola della donna, confermando l’ipotesi. -Ti hanno proibito di cacciare, ma tu lo fai lo stesso e rivendi le pelli dei mostri in nero. Per questo vuoi che ce ne stiamo zitti.- Lei si agitò sulla sedia, visibilmente a disagio.
-Non ti preoccupare, anche noi stiamo operando fuori dalla Gilda.- La rassicurò Adam. -E non diremo a nessuno di quello che stai facendo, sono sicuro che hai i tuoi motivi. Scusa se ti abbiamo messo a disagio giocando a fare i detective, non avevamo intenzione di denunciarti.- Aggiunse, ponendosi una mano al cuore. Lei gli sorrise colpevole e con una vena di tristezza nello sguardo.
-Grazie.- Mormorò.
-In cambio di favori sessuali, s’intende. SCHERZAVO!- Si affrettò ad aggiungere, proteggendosi, vedendo la mano della ragazza che si chiudeva in un minaccioso pugno. -Scherzavo.- Ripeté, più lentamente. Lei riaprì la mano e gli dette una spinta tanto forte da ribaltarlo dalla sedia.
-Pessimo scherzo.-

Adam piantò un’ultima volta il suo picchetto ed arrivò finalmente in cima alla seconda delle montagne che probabilmente avrebbero ospitato il Fatalis. Si raddrizzò ed offrì la mano a Skar, che fece altrettanto. I due si stiracchiarono e ripresero fiato, guardandosi intorno.
-Anche qui, bella vista ma nessun Fatalis.- Mormorò Adam, bevendo un sorso d’acqua. -Cazzo, è ghiacciata. Fa freddino quassù.- Commentò dunque. Skar non rispose, si sedette a terra un istante.
-Quante ne dobbiamo ancora scalare?-
-Beh, ne abbiamo viste due su cinque, in quest’area. Poi ci sono quelle due isolate dall’altra parte di Khu-Phu, dove andremo domani, se il Fatalis non è qui.- Fece Adam, spiegando una mappa che aveva arrotolata in tasca ed indicando mano a mano i punti a Skar.
-Niente male.- Sospirò questi. -Forza, torniamo indietro.- Aggiunse, rimettendosi in piedi ed iniziando a calarsi lungo la ripida discesa, aiutandosi con i picchetti.
Scalarono tutte e cinque le montagne quel giorno: nonostante il loro imperturbabile fisico da cacciatore, arrivarono a fine giornata esausti.
Oltre che completamente a mani vuote: non c’era traccia del Fatalis né vi era alcun indizio che lasciasse presupporre che aveva nidificato da quelle parti.
-Cinque su cinque, zero totale. Non ci si può credere.- Si lamentava a voce alta Adam, strappando grossi morsi da un succulento cosciotto arrosto. Skar, che poco distante stava mangiando degli spaghetti con le bacchette da una ciotola enorme, annuì con la testa allo sguardo incredulo di Urika. Ella li fissava con aria stupefatta e dispiaciuta da dietro un piatto di costicine.
-Assurdo, non ci posso credere. Cinque montagne e nessuna che avesse la benché minima traccia?-
-Come ho detto, zero totale. Spero che domani saremo più fortunati.- Fece Adam, accompagnando la frase con il gesto delle spallucce. -Ne posso avere un altro, per favore? Grazie.- Fece al cameriere, che sospirò.
-Questa sera vi porto a fare un giro per tirarci su di morale.- Propose Urika.
-Di’ un po’, Urika, ma il tuo fidanzato non se la prende a vederti sempre in giro con noi?- Indagò Adam. Skar fece finta di nulla, ma da dietro la ciotola di spaghetti scrutò entrambi: ovviamente la domanda dell’amico era tutto tranne che una domanda innocente. Lei parve intuirlo e ridacchiò.
-Non mi pare di aver mai detto di essere fidanzata.- Disse.
-Andiamo, non ci credo che una bella ragazza come te è single. Avrai come minimo la fila.- Insistette Adam, mentre afferrava al volo il piatto che il cameriere gli porgeva.
-Ai ragazzi in genere non piace che la loro fidanzata sia più forte di loro, quando scoprono che ho il sangue del cacciatore finisce sempre male. Ho avuto al massimo avventure occasionali con qualche cacciatore itinerante.- Mormorò. Skar sollevò la ciotola e la inclinò per berne la minestra rimasta sul fondo. -Come voi due.- Il ragazzo inspirò e si strozzò con la minestra, dovendo dunque tossicchiare per espellerla, il che provocò un modesto schizzo che sporcò la tovaglia.
-S-scusate, mi è andato uno spaghetto nel nas… scusate.- Si scusò, imbarazzato, asciugandosi le guance e tamponando le macchie sulla tovaglia. Il cameriere gli lanciò un’occhiataccia terrificante.
-Capisco.- Fece Adam, la cui distrazione per la scenetta del compagno era durata appena un istante. Seguì una modesta pausa di silenzio, rotto solo dal tossicchiare contenuto di Skar. Adam ed Urika si stavano fissando intensamente, anche se più che un flirt sembrava si stessero studiando come due avversari. Circa mezz’ora più tardi, i nostri stavano passeggiando per la città, si erano fatti un drink in un locale ed ora camminavano un po’ alticci lungo il molo.
-Allora nei giorni feriali i locali chiudono presto anche in città importanti come Khu-Phu. Mi sarei aspettato più night life.- Fece Adam, camminando in equilibrio su una fila di mattonelle rialzate.
-Sarà pure una delle città più grandi del continente, ma è pur sempre una città di pescatori e marinai. Gente vecchio stampo.- Rispose Urika.
-E che ci fa una persona come te qui? Non ti annoi?- Indagò Adam, ponendosi davanti a lei e camminando all’indietro.
-Non sono qui in maniera fissa. Ho trascorso qui un anno, e probabilmente tra qualche mese me ne andrò. Mi piace cambiare.- Disse, scrollando le spalle.
-Quindi magari ti incontreremo ancora, dopotutto.- Fece Adam, ammiccando. Lei rise.
-Siamo ancora qui, e tu pensi già a quando ci saluteremo? Goditi il tuo soggiorno, intanto.- Lui le puntò l’indice contro e sorrise.
-Ne ho tutta l’intenzione.-
Skar, rimasto qualche passo indietro, li osservava: c’era della chimica tra i due, era piuttosto evidente. Adam era piuttosto esplicito nel dimostrarlo, ma anche lei con il suo linguaggio del corpo stava facendo di tutto per attirare il cacciatore veterano tra le sue braccia. Probabilmente presto avrebbero avuto bisogno di un po’ di privacy.
-Ho un’idea.- Esordì Urika. -Perché non venite nel mio appartamento? Ho qualcosa da bere messo via per le occasioni, potremmo finire la serata lì.- Propose. Skar sorrise confermando i suoi sospetti, aveva più o meno appena proposto ad Adam di appartarsi. Certo, nella domanda c’era anche lui, ma era evidente che fosse solo una forma di cortesia: la donna aveva occhi solo per Adam.
-Mi sembra un’ottima idea.- Rispose questi, sorridendo da orecchio a orecchio.
-Ah, io… forse dovrei tornare a casa, credo che al vecchio Smith serva una mano per delle… cose… di cui mi aveva parlato… stamattina.- Arrangiò Skar dunque, realizzando che era il momento di andarsene. Adam e Urika espressero una cortese resistenza ma poi accettarono il fato che li voleva soli nell’appartamento della donna e si incamminarono lentamente verso quest’ultimo.
Skar rincasò, si spogliò dell’armatura, bevve un tè caldo e se ne andò a dormire sul letto nonostante non fosse il suo turno, sicuro che Adam non sarebbe rincasato quella notte.
Si svegliò il mattino dopo, ben riposato, ed andò in cucina a fare colazione: di Adam ancora nemmeno l’ombra.
-’Giorno Skar.- Salutò Smith.
-Ciao Smith.-
-Adam?- Domandò. Skar scosse la testa e scrollò le spalle. -Ah, ha finalmente combinato con la panterona, vero?- Domandò, suscitando una risata in Skar. -Ci ha messo un po’, devo dire.-
-Un po’? Ossia, due giorni?-
-Quella lo divorava con gli occhi, andiamo, tre ore di cottura e anche il più ripieno dei Gargwa è già pronto per essere servito in un vassoio d’argento.- Skar rise nuovamente alla metafora.
-Ma è una pantera o un Gargwa allora?- Domandò, sorseggiando dalla sua tazza fumante.
-Caro mio, le donne sono entrambe le cose in percentuali variabili.-
-Sei in vena di perle di saggezza questa mattina, eh Smith?- Il vecchietto ridacchiò.
-Forse. Forza, se non hai nulla da fare vienimi a dare una mano alla forgia, magari impari qualcosa. Così la prossima volta che ti abbandoniamo in un vulcano ti forgi un’armatura più elegante.- Skar annuì ed i due si incamminarono verso il modesto negozio dell’armaiolo.

-Quindi ora siamo fratelli di spadone.- Commentò Adam, mentre camminava con Skar su una stradina pianeggiante, con l’ombra di un’imponente montagna all’orizzonte.
-È bello, vero? Smith ci lavorava da quando è arrivato, ieri lo abbiamo finito insieme. Era uno spadone fatto con la coriacea pinna dorsale del Plesioth, ovviamente raffinata ed ulteriormente temprata, sino a diventare praticamente indistruttibile. L’arma era intrisa dell’elemento acqua.
-Lo è. Come mai questo cambio?- Skar scrollò le spalle.
-Beh, ho pensato che se incontriamo il White Fatalis non è il massimo farmi trovare con delle armi del suo stesso elemento. Non gli farei nulla.- Spiegò.
-Certo, ma perché hai cambiato tipo di arma? Non sarebbe stato meglio farsi forgiare una lancia-fucile o delle doppie lame?- Domandò Adam.
-A dire il vero, ho usato abbastanza anche lo spadone in passato. Ho buona familiarità con l’arma.-
-Quindi hai buona familiarità sia con la lancia-fucile, sia con le doppie lame, sia con lo spadone?- Interrogò Adam, vagamente scettico.
-Non sono maestro di nessuna di queste armi, né delle altre che uso. Conosco le combinazioni base, ho buona manualità e le so sfruttare a mio vantaggio, certo, ma non è che mi vanti di essere questo gran maestro d’armi. Mi piace usarne diverse, tutto qua.- Adam ridacchiò.
-È proprio qui che ti volevo. Anche a me è capitato di usare altre armi, ovviamente, non è la fine del mondo, ma so benissimo che la mia arma principale è lo spadone. Per progredire nelle arti della caccia è fondamentale viaggiare, conoscere nuovi posti e nuovi mostri, prendere nota di tutto ciò che vedi e usarlo a tuo vantaggio, certo. Ma prima o poi, incontrerai degli avversari che non potrai battere in nessun modo se non con un confronto diretto. E a quel punto, la maestria nell’uso di un’arma ti salverà la vita. Mi spiego, non puoi trovarti intrappolato in uno spazio di cento metri quadrati contro un Deviljho inferocito e pensare cazzo, vorrei proprio aver portato la mia lancia-fucile invece dello spadone. La tua arma dev’essere l’estensione del tuo stesso braccio, devi sentirla tua e domarla, come il mostro da cui la hai ricavata.- Spiegò Adam. Skar ascoltò, in silenzio, rendendosi conto che, nonostante cambiare arma a seconda delle circostanze fosse una buona tattica, avere la padronanza totale di una singola arma e saperla adattare alle circostanze diverse era tutt’altra cosa. Non sempre avrebbe avuto tempo di prepararsi in anticipo, del resto.
-Credo tu abbia ragione. Grazie, non l’avevo mai vista sotto questo punto di vista. Mi prenderò del tempo per pensarci.- Rispose Skar.
-Credi, eh? Certo che ho ragione.- Fece Adam, ridendo fragorosamente.
-Tanto lo so che stai solo tentando di fare il grosso per non parlare di quello che è successo ieri sera tra te e la pantera-gargwa. Io sono discreto, lo sai, ma Smith vorrà i dettagli.-
-PANTERA-GARGWA? HAHAH MA CHE CAZ-

Skar inspirò affannosamente, tremando di freddo. La neve gli invase le narici e la gola, sputacchiò e rotolò sul fianco: era svenuto sulla neve. Avvertì un dolore lancinante all’addome e notò che la sua armatura Volvidon era incrinata ed aveva una modesta ferita bruciacchiata, che stava macchiando la neve circostante di un macabro rosso.
-Adam.- Mormorò dunque, a mezza voce. -ADAM!- Urlò poi, a voce più alta. Nessuno gli rispose, intorno a lui solo una distesa bianca ed un vento sferzante. A pochi metri da lui, un altro fagotto sanguinolento.

Adam e Skar quel mattino si erano alzati di buon’ora. In programma c’era la scalata dell’ultimo dei cinque rilievi dove poteva essere il Fatalis e dunque, statisticamente, quello dove avrebbero dovuto trovare qualcosa. Fecero un’abbondante colazione, si fecero coraggio e partirono all’avventura con gli zaini pieni di provviste: era un rilievo piuttosto alto e irto di difficoltà.

Skar strisciò sino alla sagoma a pochi metri da lui e la rigirò, ansimando pesantemente nonostante l’esiguo sforzo: il freddo gli consumava le energie.
Il fagotto si rivelò essere Urika, aveva una brutta ferita al petto e alla gamba, anch’esse bruciacchiate. Skar le si avvicinò alla bocca e le tastò il polso: respirava e c’era battito, nonostante entrambe le funzioni fossero flebili ed effimere.

-Vengo con voi!- Esclamò una voce femminile alle loro spalle, poco prima che partissero. Adam si girò sorridendo, l’aveva riconosciuta dalla prima sillaba.
-Urika. WOW.- Aggiunse poi, in meraviglia: la ragazza era avvolta da una complessa armatura prevalentemente di placche blu piuttosto massicce, decorata qua e là con ciuffi di pelliccia bianca e corna gialle: un’armatura ricavata dal leggendario Zinogre. L’elmo ne lasciava scoperta la frangia, ornando la testa della donna con due luccicanti corna gialle che sembravano ancora sprizzare elettricità. Agganciata alla schiena, una sorta di ascia ripiegata dalle fattezze dello stesso mostro.

-ADAM!- Chiamò ancora Skar, facendo pressione sulla perdita di sangue che Urika subiva dalla gamba, che al momento gli sembrava la più drastica. Sperò non avesse centrato l’arteria femorale. Si slacciò l’armatura dell’avambraccio destro e si strappò la manica del vestito che aveva sotto, appallottolandola nella ferita. Con la seconda manica creò una rudimentale benda che legò più stretta che poté. Cercò ancora l’amico nelle vicinanze, ma poi lo sguardo gli cadde su Urika: doveva portarla a valle al più presto, o sarebbe morta dissanguata.

Dopo ore ed ore di salita, in silenzio a causa della bufera che rendeva difficili le comunicazioni, un’imponente sagoma si stagliò all’orizzonte. Era il White Fatalis?
Il mostro non lasciò ai nostri nemmeno il tempo di chiederselo: i suoi occhi rossi brillarono nella loro direzione e in un secondo fu tutto buio.

Skar guardò in alto: pareva che lui ed Urika avessero fatto un volo di almeno duecento metri verso il basso, rispetto a dov’erano prima. Si mise la ragazza in spalla ed iniziò la discesa, costringendosi a non ansimare e tenere la bocca chiusa per sprecare il poco fiato che gli rimaneva.
-Resisti ragazza, resisti.- La pregò Skar. -Adam non me lo perdonerebbe mai.- Aggiunse. La forte eppure affusolata mano della ragazza prese il bicipite del ragazzo e lo strinse leggerissimamente, per fargli capire che era cosciente.
-Gra… zie…- Riuscì solo a mormorare.
-Non sforzarti di parlare, cerca solo di rimanere cosciente.- Le suggerì lui, continuando a procedere alla massima velocità che la neve gli consentiva. A circa metà della discesa, la neve iniziò a scarseggiare ed i primi alberi fecero la loro apparizione. Il ragazzo collassò in ginocchio e posò un istante Urika sul sottile manto bianco: notò con orrore che aveva perso i sensi e le sue mani erano piene del suo sangue.
-No, no, Urika. Ehi, resta con me. Ti prego, Urika, ti prego.- Tentò di scuoterla Skar, senza successo. Iniziò a darle dei lievi schiaffetti sulle guance, fattesi gelide. -Il freddo, il freddo. Come…- Esordì, tamburellandosi sul mento. Ebbe dunque un’idea, si tolse la Volvidon e la mise alla ragazza sopra l’armatura che già indossava, sperando che l’interno imbottito la tenesse più al caldo. Nel farlo, la ferita all’addome pulsò terribilmente ed il ragazzo se la dovette premere per un istante. Strinse i denti, si rimise in piedi e si sferrò un pugno all’addome, frustrato ed arrabbiato. L’adrenalina iniziò a salirgli al cervello e, guardandosi intorno e notando tutti quegli alberi, ebbe un’idea.
Circa venti minuti più tardi, il ragazzo sanguinolento fece il suo ingresso in città correndo a perdifiato, trascinando un grosso blocco di corteccia dove aveva fatto adagiare Urika, coprendola con armature, foglie e tutto ciò che aveva. Corse sino all’appartamento che avevano affittato ed aprì la porta con una spallata tanto forte da far traballare i cardini.
-SMITH!! MI SERVONO BENDE!!- Urlò, trascinando la ragazza sino al divano, posandovela sopra ed iniziando a spogliarla delle armature. Smith fece cadere la rivista che stava leggendo e la sua pipa e corse in bagno, dove tenevano il necessario per le medicazioni.
-Non è meglio portarla dal dottore?- Domandò il vecchio, porgendo ciò che gli veniva richiesto.
-Non sapevo dove trovarlo e non avevo tempo di cercarlo. Ovatta e disinfettante. Ce l’abbiamo un coagulante?- Skar versò il disinfettante dapprima sulla ferita aperta, poi fece un impacco con l’ovatta e pulì accuratamente entrambe le ferite della ragazza.
-Credo di sì, aspetta.- Smith frugò nella borsa delle medicine che aveva portato e ne estrasse una boccetta di denso liquame nerastro. -Ecco qua.- Skar glielo strappò quasi dalla mano e versò piccole quantità di sostanza su entrambe le ferite della donna. La ferita sul petto smise presto di sanguinare mentre per quella sulla gamba ci vollero molteplici applicazioni. Alla fine la sostanza nera, già naturalmente densa, si addensò ancora di più a contatto con l’aria e presto si formò una sorta di tappo che fermava quasi completamente il sangue.
-Andrà bene?- Domandò Skar.
-Credo di sì.- Fece Smith, incrociando le braccia. -Che cosa è successo? Dov’è Adam? Non dirmi che…- Azzardò dunque il vecchio.
-No, non credo. Sento che è ancora vivo. Siamo stati attaccati da qualcosa e lo abbiamo perso di vista. Mi sono svegliato accanto a lei, di Adam non c’era traccia.- Skar si avvicinò alla bocca della ragazza e le mise una mano sul polso. Gli gelò il sangue: nulla.
-Credo… credo sia in arresto.- Mormorò. -Cazzo.- Aggiunse, per poi ritrovare la freddezza necessaria a continuare. Le strappò la maglietta che indossava, scoprendo clavicole e parte del petto: posò dunque le mani una sull’altra proprio al centro ed iniziò a fare su e giù, cantando fra sé e sé una canzoncina che lo aiutava a tenere il ritmo corretto. Dopo un minuto di frenetico su e giù, posò di nuovo la guancia vicino alla bocca della ragazza.
-Prova la respirazione.- Suggerì Smith, accendendosi la pipa nervosamente. Skar eseguì, aprendo leggermente la bocca della ragazza. -Aspetta, non… devi inclinare…- Esordì il vecchio, poi però si disse che sarebbe stata meglio una dimostrazione pratica. Afferrò il capo della ragazza e lo sollevò, riversandolo leggermente all’indietro. -Ecco, altrimenti la lingua blocca il flusso. Tienila così.-
-Ok.- Rispose Skar, afferrando la testa di Urika come gliela porgeva Smith ed iniziando finalmente a soffiare. Uno, due, tre tentativi, poi riprese a fare su e giù sul petto. Passò un altro minuto di totale silenzio.
-Skar…- Esordì Smith.
-Non dirlo nemmeno! NO!- Il ragazzo si rivolse ad Urika. -Non ti azzardare.- Le intimò, continuando a fare su e giù e senza smettere di canticchiare ormai a mezza voce una melodia sempre più triste. Riprovò con la respirazione artificiale, ancora senza risultato, Smith gli posò una mano sulla spalla.
-Skar… basta.- Skar si scrollò di dosso il fabbro e riprese con la rianimazione e la sua canzoncina.
-Andiamo, andiamo, andiamo, andiamo, NOO!- Urlò infine, battendo un pugno sul petto della ragazza, dove prima stava facendo pressione. La donna scattò immediatamente seduta in un singolo, avido respiro che risuonò in tutta la stanza, per poi ricadere distesa sul divano, nuovamente incosciente ma finalmente fuori pericolo. Skar ansimò si lasciò cadere a terra, seduto, mentre Smith raccoglieva la pipa che gli era caduta.
-Che io sia dannato, ‘sti cazzo di cacciatori sono indistruttibili.- Fece, ridacchiando e rimettendo ovatta e disinfettante nella borsa dei medicinali.
-Aspetta, Smith.- Lo ammonì Skar, indicando il proprio addome sanguinante. -Ne servirebbe un po’ anche a me.-

Il giorno dopo, Skar insisteva per ripartire immediatamente alla ricerca di Adam, ma Smith era assolutamente contrario e fece del suo meglio per impedirglielo: i due litigarono quasi tutta la mattina.
-Sei ancora convalescente, pezzo d’idiota! Sono stanco di raccogliere i tuoi pezzi, sei un cazzo di colabrodo ormai!-
-Sto abbastanza bene da partire! Devo trovarlo, non ho intenzione di affrontare nessun mostro! Voglio solo riportarlo a casa, potrebbe essere ferito, potrebbe aver bisogno d’aiuto!- La discussione continuò su quella falsa riga per ore, mentre Urika dormiva nell’altra stanza.
-Potrebbe…- Esordì Smith, ma venne interrotto dall’apertura della porta. Da dietro la soglia apparve Adam, molto sudato e dall’aria preoccupata.
-Skar… Urika…- Boccheggiò. Skar salutò con la mano ed indicò la stanza da letto dove Urika riposava pacificamente.
-Sta bene.- Rassicurò dunque Smith, vedendo che la preoccupazione di Adam non scemava. -Skar l’ha salvata.- Adam sorrise genuinamente e si lasciò cadere su una sedia.
-Meno male.- Mormorò solamente, respirando affannosamente mentre si versava un bicchiere d’acqua. La sua armatura era illibata e lui non sembrava avere un singolo graffio: era indenne.
-Adam ma… il drago? Era il Fatalis?- Chiese Skar, divorato dalla curiosità.
-So dove andare, Skar.- Gli rispose Adam. -So dove trovare il Fatalis, finalmente. Lo so per certo.-
-Era lui dunque? Sei scappato per riorganizzarti e tornare in forze?- Fece Skar, speranzoso, ma Adam scosse la testa.
-Dimenticati quello che hai visto lassù, il Fatalis è da tutt’altra parte.- Rispose, lasciando basiti i presenti.
-Ma… e tu come fai a saperlo, allora? È successo qualcosa?- Adam annuì.
-Lassù… è successo molto più di “qualcosa”, caro Skar.-

La sera stessa, Urika riprese finalmente conoscenza: Adam e Skar festeggiarono al suo capezzale le portarono cibo ed acqua. Dopo due giorni, fu quasi completamente ristabilita e, con l’aiuto dei due neo-compagni decise di tornare al lavoro nella sua tenda di pellami.
-Guarda un po’, maledizione.- Mormorò, mentre raccoglieva una pelle che le era appena caduta. -Partecipo ad una singola caccia seria dopo anni ed ecco come vengo ridotta senza nemmeno vedere in faccia il drago.- Ridacchiò, posando la pelle sul bancone. -Devo essere piuttosto arrugginita.- Skar ridacchiò a sua volta.
-Se questo è il caso, io non ho proprio scuse visto che ho fatto la tua stessa fine e non ho mai smesso di cacciare.- Fece, scoprendo la ferita che aveva all’addome, ormai quasi cicatrizzata ma ancora di un forte color purpureo. Urika si tappò la bocca con la mano.
-E tu mi hai trascinato giù dalla montagna in quelle condizioni?- Chiese, incredula. Skar scrollò le spalle.
-Forza dell’adrenalina, immagino. Il punto è che credo che quel mostro fosse semplicemente fuori dalla nostra portata.- Adam ascoltava i due parlare con un sorrisetto mentre fingeva di essere concentrato nel ripiegare pelli.
-E come mai Adam è indenne?- Skar scrollò le spalle.
-Non me lo ha ancora voluto dire, ma non aveva letteralmente nemmeno un graffio, perciò sono portato a credere che non abbia combattuto. Ha detto che lassù è successo “molto più che qualcosa”, ma quando ho provato ad indagare ha iniziato a fare il misterioso.- Urika sbuffò.
-Tipico.- Fece, incrociando le braccia.
-Ipotizzo… ipotizzo che sia in qualche modo riuscito a dialogare con il mostro. Forse era davvero il Fatalis, o il suo spirito, e gli ha detto dove trovarlo.- Azzardò Skar, per poi scrollare le spalle. -Non ho idea, immagino che me lo dirà, quando sarà il momento. Oppure piomberemo in grembo al Fatalis e non ne saprò mai nulla, chi può dirlo.- Concluse. Urika sospirò.
-Devi avere molta pazienza per viaggiare con un simile personaggio.- Poco distante, Adam non riuscì ad evitare di ridacchiare. Si voltò verso i due compagni e si scusò alzando una mano.
-Scusate, mi è tornata in mente una barzelletta.- Inventò, ben cosciente che non ci avrebbero creduto.
-Lo so benissimo che stai ascoltando, Adam.- Lo freddò Urika.
-Chi, IO?-
-Proprio tu, brutto maniaco. Chissà cosa mi hai fatto mentre ero incosciente, altro che.- Adam si avvicinò di corsa e le puntò l’indice contro con fare scherzoso.
-Hey, non sono stato io ad approfittare delle “manovre di rianimazione” per slinguazzarti e toccarti le tette.- Adam mollò una pacca a Skar facendogli cadere tutto quello che aveva in mano.
-Cosa?-
-Adam, ma che diavolo dici!- Protestò il ragazzo, ricambiando la pacca.
-Quali manovre di rianimazione?- Insistette Urika. -Nessuno mi ha detto nulla.-
-Oh no, Skar non lo ha raccontato nemmeno a me se è per questo. Ho saputo tutto da Smith.-
-Non c’è niente da dire. Ho praticato la rianimazione cardio-polmonare, che per la cronaca si fa qui.- Indicò il centro del petto di Adam. -Non su una tetta, altrimenti si spaccano le costole.-
-Guarda come si aizza, guardalo, si vede che ha qualcosa da nascondere.- Suggerì Adam, a mezza voce, rivolgendosi a Urika.
-E nella respirazione artificiale non si “slinguazza” un bel niente, se ci metti la lingua non serve a un cazzo. Deve passare aria.- Si giustificò Skar. -E mi infervoro perché è imbarazzante.- Aggiunse, incrociando le braccia e distogliendo lo sguardo.
-Anche la respirazione? Quindi dopo avermi trascinato giù dalla montagna mi hai praticato rianimazione e respirazione artificiale?- Domandò Urika, rivolgendosi a Skar, che boccheggiò.
-Io non… non avevo scelta, non respiravi e non avevo idea di dove potevo trovare un dottore! Mi dispiace, spero tu non ci veda malizia.- Si scusò.
-Ma di che ti scusi, Skar! Ti devo la vita, letteralmente! E hai fatto tutto con quel buco sulla pancia, io… credo che non troverò mai il modo adeguato per ringraziarti.- Fece Urika, sentitamente, esibendosi in un inchino verso Skar.
-Beh, io… insomma, ho fatto quello che bisognava. Prego.- Adam ridacchiò e si allontanò dalla scena: all’insaputa dei suoi due compagni, era riuscito a cambiare completamente l’argomento della conversazione, facendogli dimenticare la storia del Fatalis per un po’.

-SKAR!! URIKA!!- Urlò Adam, anche se le parole vennero soffocate dalla bufera di neve: i suoi due amici erano stati sbalzati via da uno strano raggio di energia rossastro, per poi precipitare verso il basso ed essere inghiottiti nella neve. Estrasse lo spadone e lo fece roteare, alzando la guardia. -MALEDETTO!!- Urlò alla sagoma dagli occhi rossi, scagliandovisi contro.
-Ancora qui. Non visto.- Mormorò una doppia voce cavernosa da un punto imprecisato, identificabile tuttavia nella sagoma draghesca. Adam smise di correre, lo stupore aveva sopraffatto la rabbia, sostituendola temporaneamente.
-Chi è? Chi parla?- Chiamò Adam, a vuoto. Il drago seminascosto dalla bufera fece un paio di passi in avanti, scoprendo un’enorme zampa. In quell’istante, Adam eslcuse definitivamente che potesse trattarsi del White Fatalis: le sue scaglie risplendevano di luce bianca ed erano indubbiamente imbiancate dalla neve, ma da vicino si notava una distinta tonalità dorata. Il muso del drago fece capolino dall’oscurità, palesandosi: era piatto ed allungato, con due grosse corna dorate, la stessa tinta del resto del corpo del drago, che ora aveva ripiegato le mastodontiche ali. Avvicinatosi così tanto ad Adam, parve riconoscerlo come un vecchio amico. Sembrava senziente, come il Kirin, ma almeno sembrava non stesse tentando di ucciderlo.
-Guerriero Bianco.- Mormorò. -Perché qui?-
-E tu chi diavolo sei? E cosa significa “Guerriero Bianco”? Sei il secondo che mi chiama così.- Il drago si mise in posizione seduta. Adam ebbe l’impressione che fosse stupito dalle sue parole.
-Tu non sapere…- Mormorò, con aria incredula. -Io, Shagaru Magala. Io Dorato, aspettare Dorato.- Adam, senza riporre lo spadone, tentennò un istante.
-Cos… lo vedo che sei dorato. Sei dorato e aspetti… dorato? Che cosa dovrebbe significare, e che cosa c’entro io?- Il dragone scosse la testa.
-Io no può insegnare. Tu no può capire.-
-Facciamo un tentativo, non sono stupido come credi.- Lo Shagaru Magala scosse nuovamente la testa.
-Tu no stupido, ma io no può insegnare. Una cosa però io può dire.- Fece il drago, rialzandosi in piedi. -Dove trovare quello che tu cerca.- Ad Adam brillarono gli occhi.
-Cosa? Stai parlando del White Fatalis?- Domandò dunque, speranzoso. Il drago non confermò né smentì.
-Quello che tu cerca più di tutto. Tuo destino.-
-Sì! Sì! Dov’è?-
-Tuo destino si manifesterà dove tutto è iniziato.-

-Il villaggio di Kokoto. È li che dobbiamo andare.- Mormorò Adam, indicando un punto piuttosto lontano sulla mappa. -Il Fatalis è da quelle parti. È proprio da queste parti che sono stato tratto in salvo, privo di memoria. È il punto d’inizio di tutte le mie avventure.-
-Lontanuccio.- Fece Skar.
-Sì, ma questa volta è quella buona.- Rassicurò Adam. -Ne sono al 100% convinto.- Skar annuì.
-Molto bene, allora. Quando partiamo?- Domandò quindi.
-Domani mattina.- Rispose Adam. -Tu sei dei nostri, Urika?- La ragazza scosse il capo.
-Ho capito che ho bisogno di fare un po’ di allenamento, prima di tornare a cacciare prede così ambiziose.- Mormorò, segnando una vaga delusione nei volti di Adam e Skar. -Ma presto lascerò Khu-Phu, lo sapete che sono una mercante itinerante. Qualcosa mi dice che ci incontreremo di nuovo.- Rassicurò, sorridendo. Altrettanto fece Adam, mentre alzava il pollice vittorioso.
-Non ne dubito!- Esclamò.
I tre tornarono nell’appartamento che il gruppo di Adam aveva affittato: Urika aveva dimenticato lì il suo equipaggiamento al termine della convalescenza e doveva dunque recuperarlo prima che i nostri partissero.
-Smith, buone notizie! Sappiamo dove andare!- Esclamò Adam, aprendo la porta con un calcio che la fece sbattere. Smith sobbalzò e gli sfuggì dalle mani un pezzo di metallo che stava esaminando con la lente di ingrandimento.
-Ah, cazzo! Siete già tornati?- Fece, tentando di recuperare pezzi di metallo azzurri e corna gialle sparse sul tappeto. -Bene, benissimo, dove si va?- Aggiunse, in evidente imbarazzo.
-K-Kokoto. Il villaggio di Kokoto. Che diavolo stai facendo?-
-Che succ… EHI, quella è la mia arma!- Esclamò Urika, facendosi largo ed entrando.
-Aspetta, aspetta, te la rimonto in un secondo, scusa! È che… non ne avevo mai viste di simili e… voglio dire, cos’è? Una spada che si trasforma in ascia? È un meccanismo ingegnoso! È un problema se prendo appunti?- Domandò il vecchio, alzando un foglio di appunti che già aveva preso. Urika lo osservò basita e vagamente preoccupata per la propria arma.
-S-sì, è una spadascia, normalmente è un’ascia ma quando raggiunge una certa carica si può trasformare in spada rivelando il suo potenziale nascosto. È un oggetto unico che mi è stato costruito da… una persona a me molto cara, in passato. Puoi prendere tutti gli appunti che vuoi.- Concesse la ragazza.
-Magnifico, grazie. Dev’essere stata una persona dal grande ingegno.- Mormorò Smith, che aveva quasi raccolto tutti i pezzi. Urika si lasciò sfuggire un sorriso nostalgico mentre guardava verso il basso.
-Già…- Fece, con aria triste. Smith afferrò il meccanismo centrale grigio antracite, gli avvitò il manico e lo strinse con veemenza. Poi, alla velocità della luce, incastrò le placche di armatura e corna una sull’altra, in modo da ricavarne un bellissimo spadone blu e giallo. Questo, al termine dell’assemblaggio, fece scattare automaticamente un meccanismo interno per cui la lama venne spinta verso l’alto su una rotaia e si ripiegò all’indietro, trasformando l’arma in un’ascia.
-WOW!- Esclamò Adam, ammirato, mentre Skar fischiava.
-Cavoli, che arma.- Commentò quest’ultimo.
-Grazie.- Mormorò Urika, riprendendo la sua fedele spadascia Zinogre ed agganciandosela dietro la schiena. -Riporto tutto a casa e ci mangiamo un ultimo boccone insieme prima di separarci, va bene?- Propose dunque, afferrando anche le sue corazze, che erano state chiuse in un sacco di iuta. Adam ridacchiò sonoramente.
-Certo che sei insaziabile.-

Adam, Skar e Smith si rimisero in viaggio di buona lena il mattino seguente. Sapendo con precisione dove dovevano andare, attraversarono facilmente il continente risalendo dapprima il fiume Yu e poi percorrendo l’ultimo centinaio di chilometri a piedi. Seguirono i sentieri programmati e nulla di eccezionale successe durante il viaggio. In una settimana scarsa, raggiunsero il ridente villaggio di Kokoto.
-È piuttosto diverso da come lo ricordo.- Mormorò Adam, sorridendo con aria nostalgica. -Non ci torno da anni, ormai.-
-Cambiamenti positivi o negativi?- Chiese Skar, osservando la cittadina: si trattava di un villaggio non grandissimo, ma comunque vivo e colorato, con diverse file di edifici in pietra. Una fila di bancarelle offrivano un ricco assortimento di beni di ogni genere, attirando avventori anche dai villaggi vicini.
-Quando ci vivevo io erano quattro case di legno piene di muffa e muschio.- Spiegò Adam, dirigendosi verso la locanda. -Giudica tu.- Skar sorrise ad immaginare Adam agli esordi della sua carriera, poi lo seguì all’interno dell’edificio trascinando il solito carretto.
-Salve, siamo in tre.- Salutò Adam, alzando tre dita. La locanda era modesta ma sembrava molto accogliente.
-Vanno bene una doppia e una singola?- Chiese il ragazzo alla reception, un teenager dai capelli e gli occhi scuri.
-Sì, con letti separati la doppia, possibilmente.- Il ragazzo annuì ed iniziò a frugare nei cassetti. -Che fine ha fatto l’Eroe di Kokoto?- Chiese dunque, facendo sobbalzare il ragazzo.
-Morto. Due anni fa. Di vecchiaia.- Fece dunque, intristito.
-Oh, diamine. Che peccato, era un gran brav’uomo.-
-Lo conoscevi?- Adam annuì ed indicò un edificio fuori dalla finestra.
-Quella è stata casa mia per quasi sei anni, poi me ne sono andato in cerca di fortuna. C’è ancora la spada dell’Eroe nel masso, dietro, vero?- Il ragazzo sorrise ed annuì.
-Non ce la toglie nessuno, quella.- Disse, poi iniziò a riflettere. -Aspetta, tu sei… Adam?- Il veterano cacciatore annuì solennemente.
-In persona.-
-Lo sapevo! L’Eroe di Kokoto non faceva che parlare di te! Sapevo che prima o poi saresti tornato.- Fece, entusiasta.
-Sì… beh, al momento è una visita veloce. Ho una faccenda da sbrigare.- Disse Adam. -Ma vedo che il villaggio è molto cresciuto, potrei anche pensare di stabilirmi da queste parti, il posto sembra non mancare.- Il ragazzo annuì sorridendo.
-Mio fratello Andry ne sarà entusiasta.-

-Ehi, Skar.- Esordì improvvisamente Adam, disteso sul letto a guardare il soffitto. Si era fatto buio in fretta, avevano deciso che sarebbero ripartiti il giorno dopo. La meta finale era Castle Schrade, le rovine di quello che un tempo doveva essere stato un castello, a mezza giornata di cammino da Kokoto: lì avrebbero trovato il Fatalis Bianco.
-Sì?- Chiese Skar, che ancora stava finendo di slacciarsi uno stivale.
-Volevo solo dirti che io e Urika non abbiamo una relazione. Siamo due adulti e ci siamo divertiti qualche notte e chissà, se saremo ancora entrambi single ci divertiremo ancora, ma siamo ben consapevoli che non c’è niente di serio tra noi.- Mormorò Adam. Skar non seppe cosa rispondere a quell’affermazione così improvvisa.
-Uhm, capisco. Ed è un bene o un male?- Domandò, credendo che l’amico fosse in vena di confidenze.
-Lo sto dicendo per te, Skar. Lei ti piace, non è vero?- Skar lo guardò stranito.
-Uhm, no? Che diavolo stai dicendo?- Adam scrollò le spalle.
-Così, non so, avevo avuto l’impressione che ci fosse del tenero tra voi.- Skar vi rifletté.
-Mah, credo mi fosse solo molto grata di averla salvata. E questo mi metteva piuttosto in imbarazzo, non lo nego. Magari hai scambiato questa tensione per altro, non saprei.- Adam si rigirò su un lato.
-Tanto meglio se è così, magari un pensierino ce lo farò io allora.- Fece, beffardo. Skar si liberò dello stivale e si lasciò cadere sul letto, fissando il soffitto.
-A dire il vero Adam, non ho mai pensato a nessuna persona, in quel senso. Non saprei dirti perché, credo non sia semplicemente mai capitato, forse, non so.-
-Ti senti incompleto, vero?- Lo freddò Adam. Skar ci rifletté e si rese conto che era esattamente ciò che provava, chiedendosi come avesse fatto l’amico a capirlo al volo.
-S-sì, io… sì, non saprei spiegarlo meglio. Non riesco a pensare a qualcun altro sentimentalmente se sento di essere a mia volta spaccato in due.- Mormorò dunque. Adam sorrise sotto i baffi.
-Lo so. Provo esattamente le stesse cose.- Si voltò verso l’amico. -Forse ha a che fare con questa faccenda del Fatalis. Se davvero è il nostro destino, magari dopo averlo portato a termine supereremo questo senso di inadeguatezza.-
I due stettero in silenzio qualche minuto, poi bussò alla porta Smith. I due lo fecero entrare, il vecchio reggeva tre boccali ed una bottiglia di pregiato vino rosso.
-Beh… se davvero domani avremo modo di affrontare il Bianco, immagino che il viaggio si stia avvicinando al suo termine. Ho pensato che dovremmo brindare.- Fece. Adam si scostò per farlo entrare ed i tre passarono una bella nottata a ridere e a parlare di qualunque cosa gli capitasse in mente.
Eppure, nonostante le parole del vecchio Smith fossero ragionevolmente giuste, Adam e Skar condividevano la segreta, inspiegabile sensazione che in fondo il loro viaggio fosse appena iniziato.
Il mattino dopo, Skar si svegliò di soprassalto abbagliato da un raggio di luce che filtrava dalla finestra. Si strofinò gli occhi e rimase ancora accoccolato sotto le coperte per qualche minuto. Si voltò alla sua sinistra e vide che il letto di Adam era disfatto: forse era andato a lavarsi? Con orrore vide che tutte le sue corazze erano sparite, incluso lo spadone. Si alzò di scatto ed andò a bussare alla porta di Smith, chiedendo se fosse con lui. L’anziano smentì e Skar si bardò della Volvidon più in fretta che potè, afferrò lo spadone Plesioth che gli era stato forgiato dal fabbro e corse a perdifiato verso il punto della mappa che Adam gli aveva indicato essere Castle Schrade.
Perché era partito senza di lui? Perché era partito senza avvisare nessuno? Era forse impazzito? Se il Kirin aveva sbaragliato loro due e Luke, figurarsi il Fatalis che, ad ammissione di Adam stesso, doveva essere ancora più forte!
Skar corse, corse, corse a più non posso per ore, sino a vedere delle rovine in lontananza. Accelerò, con il cuore in gola, e quando fece il suo ingresso nell’area principale di Castle Schrade, si paralizzò dinanzi a ciò che gli si parò di fronte.

Verso le tre di notte, Adam si alzò di soppiatto, facendo la massima attenzione a non svegliare Skar. L’udito dei cacciatori era particolarmente fine, pertanto decise di trasportare la sua corazza fuori dalla porta, un pezzo alla volta, e poi indossarla a distanza di sicurezza dalla stanza. Recuperato anche il suo fedele spadone Rathalos, se lo agganciò alla schiena e partì alla volta di Castle Schrade, da solo.
Perché da solo? Non seppe esattamente cosa lo spinse ad agire in quel modo, eppure seppe che era la cosa giusta da fare. Lo sapeva e basta, era una sorta di impulso, irrazionale e immotivato, che lo portava ad effettuare quella che a chiunque sarebbe parsa la scelta più stupida.
Un istinto.
Ed era lo stesso istinto primordiale che lo aveva spinto a cercare il Fatalis, lo stesso istinto che lo aveva portato ad essere dov’era in quel momento. Era un istinto di cui fidarsi.
Correndo a ritmo sostenuto, arrivò a Castle Schrade in poche ore: una sorta di aura bianca eterea avvolgeva la zona, che era stata invasa da cirri e cumulonembi tuonanti e carichi di pioggia.
Eppure, Adam ebbe l’impressione di essere l’unico a riuscire a vedere quella strana aura biancastra.
Rallentò mano a mano che si avvicinava alle rovine del castello, a cui arrivò praticamente camminando mentre la pioggia iniziava a ticchettargli sull’armatura.
-Sei arrivato.- Lo accolse una voce saggia e cavernosa: nel bel mezzo del cortile di Castle Schrade, c’era un enorme dragone ricoperto di scaglie bianche e grige. I suoi lunghi, pericolosi artigli erano neri, aveva due paia di corna ricurve che gli ornavano la mastodontica testa allungata, dove si aggrappava anche una una sorta di pelliccia bianca che gli dava l’aria di avere una folta barba canuta. I suoi spietati occhietti pulsavano di energia rossa, così come faceva il suo petto che, nonostante fosse prevalentemente grigio scuro, era talvolta attraversato da minacciosi lampi rossi.
-White Fatalis.- Lo salutò Adam. -Eccoti, finalmente.- Il dragone gli fece un cenno con il capo.
-Ti aspetto da un bel po’, Guerriero Bianco. Anzi, Adam.-
-Conosci il mio nome?- Il Fatalis annuì.
-Questo e molto altro, Adam. Dovresti averlo capito che noi due siamo molto legati.- Adam annuì, sorridendo da un lato.
-Sei molto eloquente, gli altri Anziani parlanti che ho incontrato a stento mettevano le parole in fila.- Il Fatalis scosse il capo e sollevò una zampa.
-Voi umani parlate qui.- Indicò la testa di Adam con uno dei suoi giganteschi artigli. -Noi Guardiani parliamo qui.- Mormorò, indicando invece il cuore del cacciatore. -Migliore è la tua affinità con un Guardiano, migliore sarà la tua comprensione delle sue parole. Ognuno di voi Guerrieri è affine a un Guardiano specifico: capisce anche gli intenti degli altri Guardiani e riesce a comunicarci, ma solo con uno di loro avrà un’intesa perfetta.- Spiegò il Fatalis. -Nel tuo caso, sono io.- Aggiunse infine, ritraendo la zampa. Adam annuì.
-Quindi non sono l’unico. Iniziavo a sospettarlo, sia il Kirin che lo Shagaru Magala sembravano aspettare qualcuno.- Il Fatalis annuì all’affermazione di Adam. -Quindi forse anche il mio compagno è uno di questi “Guerrieri”?-
-Non posso dare una risposta diretta a questa domanda. La verità giace sepolta nel cuore di Skar, egli solo troverà la via.- Adam fece un sorriso sbilenco.
-Non mi sembra di aver mai detto che si chiamasse Skar. Allora lo conosci?- Il Fatalis sembrò esibirsi in una smorfia divertita.
-Touché.- Mormorò. -Potrei averne sentito parlare. Ma non siamo qui per lui, Adam.- Adam alzò lo spadone.
-Giusto. Siamo qui per me. Cosa succederà ora, esattamente?-
-Ci batteremo. Se ne sarai degno, riceverai la mia forza. Altrimenti perirai, ed io attenderò il prossimo Guerriero Bianco.- Spiegò il Fatalis.
-Quanti ci hanno già provato, prima di me?- Il drago parve sorridere di nuovo sotto i baffi.
-Nove.-
-Immagino non ci sia riuscito nessuno.- Fece Adam, nascondendo dietro il sarcasmo una notevole preoccupazione. Il Bianco scosse il capo.
-Non sarei qui, altrimenti.- Adam iniziò a sudare freddo. Sarebbe stato il decimo cadavere da aggiungere alla lista delle vittime del temibile drago bianco?
-Chiaro.-
-Sei pronto, Adam?-
-Fatti sotto!- Il drago si mise in piedi su due zampe e gonfiò il petto: esso venne percorso da minacciose saette rosso sangue. Dopodiché esplose un ruggito talmente forte da far arretrare Adam. Il cacciatore piantò la spada a terra e vide che il drago sembrava svanire in un bagliore bianco: il bagliore si ridusse sino a diventare della dimensione di un essere umano, di cui assunse anche le fattezze. Adam osservò dunque incredulo il cacciatore in armatura bianca che gli si stava scagliando contro brandendo uno spadone di pura luce: la corazza richiamava il tema del White Fatalis, era longilinea e quasi interamente bianca, a parte sugli avambracci e sulle gambe, dove montava una serie di spuntoni neri rivolti all’esterno. Alcuni dettagli minori, inoltre, erano rossi. L’elmo era prevalentemente bianco e completamente chiuso, il cacciatore poteva vedere all’esterno solo tramite quello che sembrava un visore in vetro nero. Dello stesso colore un lungo corno posto all’estremità posteriore della testa, mentre le altre due grosse corna ricurve che partivano dalle guance e terminavano sopra le clavicole riprendevano il tema bianco generale dell’armatura.
-Cazzo!- Esclamò Adam, indietreggiando in tempo per schivare un fendente orizzontale: non si aspettava questo tipo di lotta, pertanto fu colto alla sprovvista: aggrottò le sopracciglia e si ripeté che non sarebbe successo di nuovo.
Non sarebbe diventato il decimo cadavere.
Contrattaccò con il suo spadone, che cozzò contro quello di luce del Fatalis sprigionando all’impatto scintille e lampi rossi: capì in un istante che l’avversario non era altro che sé stesso, o una sua proiezione. Usava la stessa arma ed aveva lo stesso identico stile, era come combattere allo specchio. Adam sfruttò la cosa a suo vantaggio, riuscendo a prevedere quasi alla perfezione i colpi del suo nemico, anche se gli costò molta fatica: prevedere i colpi dell’avversario non significava necessariamente riuscire a pararli, significava solamente sapere in anticipo come sarebbe morto se non avesse parato alla svelta. L’avversario sembrò intuire questo vantaggio di Adam, pertanto sferrò un’ultima spadata e poi si esibì in un balzo all’indietro, e poi verso l’alto: con stupore, Adam lo osservò decollare e poi trasformarsi gradualmente di nuovo nel drago che era la sua forma originale.
-Eh, così non vale però.- Protestò, lanciandosi poi a terra per schivare una terribile scarica di fulmini rossi e neri che fecero esplodere il terreno. Il Fatalis atterrò e colpì Adam con una codata, spedendolo contro uno dei muri della fortezza, iniziò dunque a caricarlo e mano a mano che si avvicinava assumeva nuovamente le fattezze del cacciatore con la spada sguainata. Egli conficcò la spada a pochi centimetri dalla testa di Adam, che era riuscito a schivare in tempo e allontanò il suo nemico con un calcio. Egli abbandonò la spada ed indietreggiò, ma gliene si formò immediatamente un’altra in mano. Colpì Adam con una serie di fendenti orizzontali e verticali che lo costrinsero a parare passivamente mentre cercava un varco. Infine si girò e trasformò l’ultimo fendente orizzontale in una micidiale codata che Adam parò a fatica. Il drago gli sferrò un’artigliata che lo fece rotolare via, poi con un fulmine fece esplodere la terra sotto di lui, spedendolo in aria. Non contento, mentre era in aria, lo raggiunse e lo colpì con una frustata della coda, che Adam parò ma non poté fare a meno di venire scagliato ancora più in alto ad una velocità che gli faceva traballare le guance anche sotto l’armatura. Infine la salita cessò, ed egli si ritrovò a precipitare verso il basso da un’altezza spropositata. Sopra di lui, il Fatalis si trasformò nuovamente nella sua controparte umanoide e fece roteare lo spadone.
-Ma stai scherzando?- Si lamentò Adam, vedendolo avvicinarsi. Lottando contro il vento, alzò anche il proprio spadone e parò tutti i colpi che gli vennero inferti, meno uno che parò solo parzialmente: ciò gli costò un atroce squarcio all’addome ed un colpo tanto poderoso da aumentare esponenzialmente la sua velocità di caduta. Impattò a terra con una violenza tale da creare un modesto cratere, sputacchiò sangue e saliva e fu sul punto di perdere i sensi, ma vide che la minacciosa lama di luce calava nuovamente su di lui. Si sentì invaso di una forza che non sapeva di avere, il dolore all’addome lo abbandonò temporaneamente ed i suoi occhi si fecero bianchi mentre rotolava di lato per schivare il colpo. Il Fatalis sembrò stupirsene, per un istante lo stette a guardare mentre si rialzava.
-Interessante.- Mormorò, per poi tornare alla carica. La misteriosa energia abbandonò Adam così com’era arrivata ed il dolore all’addome lo costrinse quasi alle ginocchia, se non si fosse aggrappato prontamente allo spadone. Sputò ancora sangue, ma poi vide che il nemico si avvicinava e a sovrastare il dolore ci pensò la rabbia. Non poteva ancora morire, no, avrebbe venduto cara la pelle. Svuotò completamente la mente e sentì la propria spada come mai prima d’ora, come un’estensione del proprio corpo. La fece roteare e parò il colpo della lama di luce per un pelo.
I due guerrieri incrociarono le lame una, due, tre volte, le forze stavano seriamente minacciando di abbandonare Adam ed il Fatalis ne approfittò per sferrargli un fendente orizzontale veramente spietato, che Adam riuscì a parare ma che causò l’irreparabile: il suo inseparabile spadone si era spezzato a metà, la punta si era staccata ed ora volteggiava a pochi centimetri dalla faccia di Adam, come a rallentatore. Il ragazzo ricordò quando gli era stata forgiata, le mille avventure che ci aveva vissuto insieme, gli innumerevoli mostri che ci aveva sconfitto. Fu come se gli avessero ucciso un figlio. La sua mente già di per sé annebbiata si colmò di pura ira primordiale ed egli lasciò andare il manico della spada, per afferrare la metà superiore con entrambe le mani e conficcarla in pieno petto al Fatalis, che appena fu sfiorato perse le sue fattezze umanoidi e tornò ad essere il drago di sempre. Adam urlò con quanto fiato aveva in gola e spinse, spinse la lama, conficcandola sempre più a fondo mentre fiamme e tuoni si sprigionavano dal contatto, bruciacchiandogli il viso. L’energia sprigionatasi dal contatto fu tale da sfaldare completamente l’armatura Rathalos argentata che indossava, che volò via pezzo dopo pezzo. Dopo qualche minuto di contatto, l’energia cessò. Il Fatalis sembrò accasciarsi, ma prima che la sua testa toccasse terra si trasformò in luce pura ed avvolse Adam dalla testa ai piedi. Quando la luce svanì, Adam si rese conto di indossare l’armatura bianca che fino a poco prima indossava il suo avversario. Si tastò l’addome, la ferita era sparita e non aveva segni delle altre bruciature che si era procurato. A dirla tutta, non si era mai sentito meglio, era carico di una strana energia che non avrebbe mai saputo spiegare a parole. Dentro di sé sentiva i fulmini del Fatalis ribollirgli nel sangue, nello stomaco, nei muscoli, ovunque. Si sentiva vivo.
Qualche ora più tardi, sentì dei frenetici passi alla sua destra. Si voltò e vide il volto stralunato di Skar, che lo fissava come se avesse visto un fantasma.
-Ehi, Skar.- Lo salutò, noncurante. In mano reggeva i due pezzi del suo spadone, con aria sconsolata. -Guarda, si è rotto… non hai idea di quanto ci ero affezionato. Bastardo d’un Fatalis.-

-Wow.- Fu l’unico commento che Skar riuscì ad articolare, quando Adam terminò di raccontargli la sua esperienza paranormale: i due stavano camminando lentamente verso Kokoto, ed Adam aveva approfittato per spiegare per filo e per segno cosa era successo.
-Già.-
-Quindi ora hai i poteri del Fatalis dentro di te?- Adam scrollò le spalle.
-Credo di sì, almeno in parte. Non so come attivarli, non so nemmeno se sia una cosa che funziona a comando o se semplicemente… succederà. Ma farò del mio meglio per scoprirlo, affronterò un allenamento estenuante ogni giorno, se necessario.- Detto ciò, Adam sferrò una pacca sulla spalla al suo amico. -Ora tocca a te. Hai sentito quello che ti ho detto, no? Il Fatalis ti conosceva, e non è una coincidenza che tu provassi esattamente le mie stesse sensazioni. Credo che da qualche parte ci sia un Anziano che ti aspetta, Skar.- Skar sospirò.
-Tu credi, eh? Non lo so, in effetti la sensazione che ho provato durante tutto il viaggio non è scemata nemmeno un po’. Però non saprei dove iniziare a cer… Ah.-
-Uhm? Illuminazione?- Chiese Adam.
-È solo che… beh, tu sei stato ritrovato da queste parti senza memoria, e proprio qui è apparso il Fatalis. Potrebbe non essere una coincidenza. Sembra che il nostro viaggio personale debba concludersi proprio dove è iniziato, dopotutto.- Riflettè Skar.
-Ha senso. Si torna alla Costa di Moga, dunque?- Fece Adam, sorridente.
-Adam, tu hai trovato il tuo Anziano. Non sei obbligato a venire, se non vuoi. Tecnicamente, la missione è terminata.- Adam lo guardò storto, poi gli posò una mano sulla spalla.
-Credo che l’obiettivo della nostra missione sia cambiato, Skar. Non so bene cosa dovrei fare di questi poteri, ma credo che io e te facciamo parte di un meccanismo molto più grande di noi stessi. Dobbiamo restare uniti, Skar.- Pronunciò, solenne. -Ti andrebbe di fondare un clan, insieme?- Propose dunque. A Skar brillarono gli occhi, poi abbassò lo sguardo e ridacchiò.
-Sarebbe fantastico. Riparliamone se tornerò vivo da quest’ultima prova.- Terminò, sorridendo.
-Ho piena fiducia in te, Skar.-
-TU!- Li interruppe una voce familiare, alle porte di Kokoto. Smith stava correndo verso di loro alla massima velocità che le sue vecchie gambe gli consentivano, con il suo enorme martello da forgia in spalla. Arrivato dinanzi ad Adam, quest’ultimo dovette fare un balzo indietro per evitare che il martello gli schiacciasse le dita dei piedi: l’arnese affondò sulla ghiaia per qualche centimetro, sollevando un modesto polverone.
-Smith, vecchio mio, calmati.- Mormorò Adam ridacchiando vagamente colpevole.
-Vorrei incazzarmi perché sei stato incosciente, però vedo che indossi già un’armatura Fatalis e quindi immagino sia finita bene. E quindi sai che c’è? MI INCAZZO perché non hai avuto la fottuta pazienza di aspettare che lo vedessi anche io. Quando cazzo lo vedo adesso un Fatalis, io? Porca merda, guarda un po’.- Si lamentò a gran voce. Adam sospirò.
-Mi dispiace, Smith. Dovevo farlo da solo.-
-Ti dispiace? TI DISPIACE!? Cioè io sono al tramonto della mia vita, speravo di vedere finalmente un bell’Anziano e invece mi tocca crepare a bocca asciutta! Vaffanculo Adam, con il cuore.- Mormorò, lasciandosi cadere dunque a terra, seduto, respirando affannosamente per lo sforzo. Infine parve calmarsi. -Fammi vedere quell’armatura, almeno. Sembra un po’ grezza, se vuoi potrei raffinarla un po’.- Mormorò. -Sarebbe un onore lavorare sulle scaglie di un Fatalis, prima di andare all’altro mondo.- Fece, scherzando sulla sua morte per impietosire Adam.
-Certamente, in effetti pizzica un bel po’.- Come a ricordarsi di qualcosa, Adam fece cadere un sacco ai piedi di Smith. -Ho riportato questa. Non so se si possa fare qualcosa, i pezzi sembrano esserci tutti, ma…-
-Porca puttana, è a brandelli. In tutta la mia vita, non ho mai visto un danno del genere.- Scosse il capo. -Mi servirebbero tanti materiali per ripararla che tanto vale forgiarne una nuova. Mi dispiace, puoi tenerla come ricordo immagino.- Adam sospirò ed annuì sconsolato.
-In un solo colpo addio alla mia armatura preferita e a… AH!- Esclamò Adam, afferrando il suo spadone da dietro la schiena: la lama, irrimediabilmente spezzata, era tenuta insieme da dello spago, per puri motivi pratici. -Per l’armatura, me la posso anche mettere via, ma… perdere questa spada è stato un colpo al cuore. Ti prego, Smith, dimmi che puoi fare qualcosa.- Supplicò il cacciatore. Smith la guardò dubbioso, prendendo i due pezzi ed esaminando il punto di rottura.
-Beh… purtroppo per uno spadone l’integrità strutturale è fondamentale. In questo stato…- Si interruppe e spalancò gli occhi, come se gli fosse venuta in mente una cosa.
-Si può fare qualcosa?- Intuì Adam, speranzoso. Smith rimase in silenzio qualche istante e si accese la pipa.
-Come spadone è spacciato, te l’ho detto. L’integrità strutturale per uno spadone è tutto. Tuttavia… beh, hai presente l’arma di Urika, no? Quella metà spada e metà ascia.- Mise la pipa in bocca ed iniziò a parlare aprendone un lato solo mentre accostava i due pezzi di lama davanti ad Adam. -Vedi, se la fisso così… poi il meccanismo la riporta indietro e… tac, ecco l’ascia. Poi gira così e tac, ecco la spada. Ovviamente va un po’ alleggerita e probabilmente avrò bisogno di qualche materiale ma… beh, si può fare.- Adam la osservò dubbioso.
-Dovrei imparare ad usare una nuova arma, dunque.- Fece. Smith scrollò le spalle.
-Oh beh, sei giovane. Puoi ancora imparare tante cose.- Sminuì. -Oppure la tieni come arma cerimoniale, non so, e ti fai forgiare un altro spadone.- Propose. -In ogni caso, quello è l’unico modo di salvare il tuo spadone. L’unico che mi venga in mente, perlomeno. Poi se conosci altri fabbri a cui rivolgerti, ti assicuro che non mi offenderò. Capisco l’affetto per l’arma e so di non sapere tutto, magari c’è qualche metodo di cui non ho mai sentito parlare.- Concluse infine Smith, scrollando le spalle nuovamente.
-No, spadascia sia. Va bene così. Al massimo se proprio non mi ci trovo, farò come hai detto tu e la terrò come arma cerimoniale, e tu avrai l’onore di forgiarmi un altro spadone.- Concluse Adam ridacchiando. -Ti ringrazio, Smith.- Aggiunse poi, più serio.
-Tornando a noi… mi volete spiegare com’è andata?-

-Non mi sarei mai aspettato di vederlo tornare intero, con un’impresa di tali proporzioni in gioco.- Fece il capovillaggio di Moga, ridendo sguaiatamente, indicando Adam, Skar e Smith che scendevano da una nave appena attraccata al porto.
-Salve capovillaggio. È un piacere rivederti. Parli del carretto? Beh, mica lo trascinavamo nelle aree pericolose.- Ridacchiò Skar, incerto. L’anziana guida del villaggio rise sonoramente e si alzò in piedi, camminando verso i tre avventori.
-Ma quale carretto, io parlo di questa testa dura. Bentornato, vecchio mio.- Salutò, abbracciando calorosamente Smith, che tentò immediatamente di allontanarsi.
-Hai una fiatella di arowana che stenderebbe anche un Rathalos, lasciami andare vecchio di merda!- Protestò, dimenandosi sino a liberarsi. -Non mi sei mancato neanche un po’.- Il capovillaggio rise e tese la mano verso Skar ed Adam, stringendola con vigore.
-Salute anche a voi, cacciatori. È un piacere rivederti, Skar. Mi sembri cento volte più maturo di quando sei partito.- Lo squadrò dubbioso. -Ma non mi sembri tornato per restare, vero?- Skar sorrise colpevole.
-SKAAR!!- Urlò una voce femminile. Correndo tanto veloce da spedire all’aria qualunque cosa sul tragitto, Zuccherino saltò al collo di Skar e lo abbracciò piangendo commossa. Poi, un nanosecondo dopo si separò e fece per dargli uno schiaffo, che il ragazzo parò meccanicamente.
-Ciao Zuccherino.-
-Ehilà.- La salutò Adam ammiccando. Lei non gli rivolse più di un cenno.
-Dopo avermi lasciato qui da sola come una cretina, hai anche il coraggio di mandarmi quella suoletta come rimpiazzo?- Skar ed Adam si guardarono, dubbiosi.
-S-suoletta?-
-Sì! Quel cretino alto due metri che se ne sta sempre zitto! NON LO SOPPORTO!! Non mi sta mai a sentire!!- A quell’affermazione, i due cacciatori capirono.
-Luke? È qui?- Domandò Adam, curioso. Notò che molto del rancore verso il ragazzo era svanito, al sentirlo nominare.
-Non ora, sta cacciando un paio di Rathian Rosa.- Mormorò Zuccherino, accigliata.
-Zuccherino, lascia respirare i nostri ospiti. Skar ripartirà a breve.- La ragazza guardò il capovillaggio e poi Skar, alternando.
-Davvero? È così, Skar? Mi pianti di nuovo?- Domandò. Skar sospirò, confermando i dubbi della ragazza. La reazione di questa fu tanto esplosiva che persino Luke e le due Rathian, impegnati in un’intensa lotta decine di chilometri lontano, si interruppero e rivolsero lo sguardo verso Moga. I due draghi si guardarono tra loro con aria interrogativa, poi rivolsero lo sguardo verso Luke, che scrollò le spalle e scosse la testa.

Skar stava remando da solo verso il mare aperto. I pescatori gli avevano fornito una piccola mappa nautica spiegandogli dove lo avevano trovato con precisione, pertanto egli si stava dirigendo lì ad esplorare. Nel frattempo, Smith ed Adam lo osservavano da uno strapiombo sul mare piuttosto alto.
Il giovane cacciatore remò e remò, sino a raggiungere grossomodo il luogo del suo ritrovamento. A quel punto fece calare in acqua un lunghissimo spago con un modesto peso legato in fondo: una rudimentale ancora, non molto grande ma sufficiente per la piccola imbarcazione. Infine raccolse le due lame Lagiacrus, se le assicurò alla schiena e si tuffò in acqua. Nuotò e nuotò verso il basso, poi vide una sorta di flebile luce azzurrognola sul fondo: accelerò e la raggiunse, notando che si trattava dell’ingresso ad un’intricata serie di tunnel che lo avrebbero spinto ancora più in profondità. A garantire quella surreale illuminazione, una sorta di alga fluorescente. Il ragazzo continuò a nuotare, utilizzando alcune delle sue scorte di ossigeno per non dover risalire: tutte le grotte andavano a finire in un unico grande cunicolo. Sembrava una fenditura nell’isola roccia, era visibile il cielo. Skar provò a risalire in superficie per orientarsi, ma gli strapiombi erano troppo alti perché si vedesse qualcosa: avrebbe dovuto scalarli. Rimase dunque un istante indeciso sul da farsi: proseguire per vedere dove andava a finire il cunicolo, o risalire per vedere dove stava andando? L’acqua sembrò tremare, Skar intuì che qualcosa fosse in arrivo e fu pertanto lesto a nascondersi in un’insenatura. Il gigantesco mostro gli passò a pochi centimetri dalla faccia: prima vide passare due enormi corna orizzontali ricurve giallastre, poi una folta e lunga barba dorata, infine un mastodontico corpo da cetaceo, con due possenti pinne pettorali ed una possente pinna caudale che terminava con due protuberanze. Il mostro si allontanò, dirigendosi verso una grotta visibile in lontananza, senza badare a Skar.
Ma Skar seppe, nel momento in cui lo vide passare, che quel mostro era la sua metà. Lo riconobbe, era il Goldbeard Ceadeus, o Ceadeus Barbadoro, aveva letto di lui in qualche libro. Era più grande di qualunque altra cosa Skar avesse mai visto, la sua sola visione lo lasciò a bocca spalancata. Lo percepì dentro di sé, e sentì chiamare il proprio nome dalla creatura a gran voce. Fu quasi tentato di seguirlo, alla cieca, ma poi si disse che molto probabilmente non ne sarebbe uscito vincitore. Affrontare un Anziano da solo dopo soli tre anni di caccia? Ma come gli era venuto in mente? Uno scontro frontale non lo avrebbe mai visto vincitore. Tentò di ripensare ai libri che aveva letto e gli sovvenne un dettaglio: il Ceadeus, il mostro principale era un gigantesco mostro marino bianco, con un corno sottosviluppato ed uno invece cresciuto a dismisura, tanto da coprirgli un occhio. Il Barbadoro non era propriamente una sua sottospecie, bensì la sua forma adulta: acquisiva quel colorito dorato con l’età, e sempre con l’età anche il corno sottosviluppato cresceva, andando a coprire anche il secondo occhio dell’essere. Questo significava che il mostro, nonostante il suo incredibile potere percettivo, era quasi completamente cieco, o perlomeno aveva una visuale molto ridotta. Skar si convinse che se fosse stato attento sarebbe riuscito a passare inosservato, pertanto deglutì e seguì il mostro più silenziosamente che poté. Lo seguì sino a quella che doveva essere la sua tana, forse era appena rientrato da una caccia: si trattava di una gigantesca grotta che un tempo doveva essere stata una città. C’erano resti di costruzioni qua e là, due balestre dall’aria ammuffita ma ancora minacciosa ed infine una potente Ammazzadraghi, un meccanismo che faceva scaturire dei micidiali pali appuntiti e perforanti, di un materiale quasi indistruttibile. Non sarebbe stato abbastanza per abbattere un Anziano con un colpo solo, ma gli avrebbe comunque fatto danni ingenti. All’interno della grotta filtrava una flebile luce solare da un’apertura a centinaia di metri sul soffitto, dall’aria inarrivabile. Skar osservò il mostro raggomitolarsi e mettersi a dormire, pertanto si avvicinò circospetto alle armi disseminate nelle rovine. Il meccanismo delle ormai arrugginite balestre sembrava essere ancora attivo: probabilmente non avrebbero retto il fuoco a ripetizione, ma forse potevano ancora sparare uno o due colpi. L’Ammazzadraghi era ridotta piuttosto male, uno dei tre pali era persino spezzato, ma Skar ne osservò i meccanismi interni e pensò di poterla riparare, con un equipaggiamento adeguato. Si voltò impaurito verso il Barbadoro, ma egli ancora sembrava non notarlo, pertanto uscì dalla grotta ed iniziò a scalare la stretta gola dove si trovava prima. Arrivato in cima si guardò intorno, capendo più o meno dove si trovava e dirigendosi dunque verso il villaggio.
In fondo, chi aveva detto che avrebbe dovuto affrontare il Goldbeard Ceadeus proprio adesso? Ricordò la sua lotta contro il Deviljho: una settimana di preparazione. Preparazione, era da molto tempo che non affrontava cacce così impegnative da solo, ma lui aveva sempre fatto della preparazione il suo punto forte. E sicuramente aveva bisogno del suo punto forte per battere quell’Anziano, specie dato che non poteva contare sull’aiuto di nessuno.
Passò dunque i tre giorni successivi ad accertarsi di riuscire a passare inosservato, tornando ogni giorno nella grotta e studiando le abitudini del Barbadoro. Le studiò, le ripeté, le assimilò, le comprese, sino a riuscire ad entrare quasi completamente nella testa del mostro, complice probabilmente la loro affinità. Quattro giorni poi gli servirono per riparare l’Ammazzadraghi, aveva deciso di fare pieno uso di tutto ciò che la grotta poteva offrirgli. Un ultimo giorno lo utilizzò per spargere trappole ed esplosivi in punti strategici della grotta, effettuare collegamenti ed armare a dovere le balestre. Il nono giorno se lo prese per rivedere la sua strategia da capo a piedi e per prepararsi mentalmente, ed il decimo giorno fu pronto.
-Prima che tu vada.- Mormorò Smith, porgendo un ingombrante oggetto a Skar. -Vorrei che tu avessi questa.- Skar prese quella che doveva essere un’arma e la osservò: era una lancia, lunga e spessa, interamente verde scuro, a parte per i numerosi spuntoni che la percorrevano, gialli. Lo scudo che vi era abbinato era del medesimo colore, con l’aggiunta di qualche decorazione rossa. Sembrava ricreare la faccia del…
-Deviljho.- Mormorò Skar.
-Sì. Ho forgiato questa lancia-fucile con i pezzi del Deviljho che mi hai portato quando lo hai cacciato. Spero ti sia d’aiuto, so che hai un’affinità speciale con questo tipo di arma.- Mormorò Smith. Skar si rigirò la lancia fra le mani, facendo tintinnare le catene che la attraversavano trasversalmente.
-È magnifica Smith. Grazie.-
-È una delle poche lance-fucile intrise dell’elemento Drago, sai? Credo ti sarà utile contro il Barbadoro, se non erro è particolarmente vulnerabile a quest’ultimo.- Fece Smith, Skar annuì.
-Lo sarà senz’altro.-

Skar aspettava all’imboccatura del solito cunicolo il Ceadeus, ed esso si presentò come sempre alla solita ora, trovandosi dinanzi il cacciatore.
-Guardiano Barbuto. Sei infine giunto al mio cospetto.- La voce del mostro era bassa e profonda, faceva vibrare la cassa toracica di Skar, che annuì.
-Sono pronto.- Mormorò, tentando di svuotare la mente e mantenere la calma. Estrasse la lancia-fucile Deviljho ed alzò lo scudo, in posizione difensiva.
-Ne hai tutta l’aria. Possiamo iniziare, dunque.- Il Ceadeus ruggì, poi colpì Skar con una codata che questi parò, venendo comunque sbalzato all’indietro. Fece fuoco mirando alle spalle del Ceadeus e fece esplodere un barile esplosivo, che ne fece esplodere un altro, innescando una reazione a catena che distrusse l’entrata del cunicolo: a quel punto, il Ceadeus poteva andare solo in una direzione. Com’era prevedibile, il mostro si ritrovò costretto a percorrere il cunicolo, pertanto Skar sparò a degli altri barili esplosivi che aveva piazzato qua e là, stordendo il mostro e facendolo arretrare ancora di più, senza dargli pace. Dopo qualche minuto di assalto, il Ceadeus si ritirò nella sua grotta e Skar lo seguì: appena entrato, afferrò due spaghi che aveva lasciato incastrati vicino al varco e li strattonò con forza: le due balestre fecero fuoco contemporaneamente, una delle due si sbriciolò dopo il colpo. L’unico dardo che spararono si divise in tanti piccoli aghi, di cui la buona parte riuscì a conficcarsi nella coriacea pelle del mostro marino: i punti colpiti iniziarono a ricoprirsi di chiazze violacee, il veleno dei dardi stava iniziando ad entrare in circolo. Il Ceadeus ruggì ed urlò di dolore, voltandosi poi verso Skar e sparandogli un getto d’acqua ad alta pressione che gli spezzò la guardia e lo fece rotolare lontano, sino a sbattere contro il muro. Skar fece in tempo appena a riprendersi e ad alzare lo scudo, vide che il Barbadoro gli si stava scagliando contro a bocca spalancata con tutto il suo corpo. Il giovane cacciatore riuscì ad incastrare lo scudo e la lancia in bocca al nemico ed i due stettero in stallo per qualche minuto, fin quando Skar imprecò ed iniziò a caricare il wyvern’s fire, maledicendosi: avrebbe voluto tenere il micidiale attacco caricato per dopo. Il colpo esplose dalla punta della lancia scacciando il Goldbeard ma senza creargli molto danno, apparentemente. Skar, da vicino, notò che gli esplosivi avevano danneggiato una delle corna, pertanto sferrò un micidiale colpo di lancia a quest’ultima, facendola traballare ma senza riuscire tuttavia a spezzarla: il Ceadeus, indispettito, si voltò fulmineo con una codata che spalmò nuovamente il cacciatore sul muro: corazze superficiali dell’armatura Volvidon si incrinarono e si spezzarono, lasciando Skar pericolosamente alleggerito. Egli si affrettò a nuotare via mentre il Ceadeus sparava un secondo getto d’acqua: lo schivò per un pelo, ma la forza del getto fu tale da creare una corrente sufficiente a mandarlo alla deriva di nuovo: stava davvero combattendo il signore degli abissi, sott’acqua non c’era storia. Skar osservò la propria lancia, era surriscaldata a causa del wyvern’s fire e non sarebbe riuscita a replicarlo per qualche tempo. Imprecò ed iniziò a nuotare verso l’Ammazzadraghi, con il Ceadeus alle calcagna. Per un pelo riuscì ad arrivare al tasto di accensione e lo premette con una gomitata tremenda. I pali perforanti iniziarono a girare e poi vennero scagliati fuori alla massima velocità, dove un istante prima c’era il Ceadeus.
Tuttavia esso era stato avvolto da una nuvola di bolle e sembrava essere svanito nel nulla: al suo posto, un cacciatore in armatura prevalentemente nera con un motivo di righine dorate tutto intorno. Era piuttosto massiccia ma non troppo, in alcuni punti era quasi attillata: la placca più grossa era posta a coprire pettorali e spalle. La vita era caratterizzata da una sorta di gonna corazzata con un appariscente drappo dorato sul davanti e l’elmo aveva una forma vagamente canina, ricordava quello dell’antico dio egizio Anubi. L’essere stringeva quella che sembrava essere una lancia fatta interamente di luce, e al momento la stava calando su Skar ad una velocità preoccupante. La sua sopraggiunta piccolezza lo salvò dall’essere trafitto dall’Ammazzadraghi, che ora non sarebbe più potuto essere usata per un bel pezzo. Skar alzò lo scudo e si protesse dall’attacco, imprecando: aveva completamente rimosso questo dettaglio dal racconto di Adam, o meglio, non aveva minimamente pensato che anche il Ceadeus avrebbe potuto trasformarsi. Schivata l’Ammazzadraghi, il Ceadeus ritornò immediatamente in forma di mostro marino: tale forma gli dava una supremazia totale finché si trovava a combattere in acqua. Skar passò i successivi minuti a tentare di difendersi, senza riuscire a contrattaccare: in pochi minuti venne completamente spogliato della sua armatura Volvidon e della lancia Deviljho ed iniziò ad accusare pesantemente i colpi. Ormai non poteva più continuare, aveva bisogno di un’idea, in fretta: si guardò intorno ed il suo sguardo si fissò sull’Ammazzadraghi, poco distante: vide per un istante un minuscolo bagliore nei pressi del tasto di accensione. Dunque nuotò più velocemente che poté, dando sfogo alle sue ultime energie e, con un urlo disumano, premette l’interruttore con entrambi i gomiti, rannicchiandovicisi sopra. Il Ceadeus mutò nuovamente forma e si trasformò in cacciatore per evitare i micidiali pali perforanti, dopodiché riuscì ad infilzare Skar in piena schiena. Egli urlò di dolore ed il sangue iniziò a tingere l’acqua di rosso.
-Non hai ancora capito che non funziona l’Ammazzadraghi, con me? Sono deluso, eri partito molto bene. In fondo sei uguale agli altri sedici che hanno provato, prima di te.- Mormorò il drago, con solenne voce doppia. Skar ridacchiò nervosamente, colto dagli spasmi.
-Sei tu che non capisci. Sei esattamente dove ti voglio.- Riuscì a balbettare. Il Ceadeus si guardò intorno senza capire e notò che gli spuntoni dell’Ammazzadraghi non erano ancora partiti: ma certo, era passato troppo poco tempo, doveva per forza essere stato un bluff. Ma a cosa era servito? Guardò prima alla sua sinistra, poi a destra, notando che una delle balestre era puntata verso di lui.
-Interessante.- Mormorò. Skar combatté contro il dolore ed urlò, strattonando il piccolo spago che aveva visto luccicare nei pressi dell’interruttore: la balestra fece fuoco e, data l’esigua distanza, il colpo non fece in tempo a dividersi nei piccoli aghi avvelenati, risultando pertanto in un enorme dardo di circa un metro e mezzo che perforò in piena fronte il Ceadeus.

Circa mezz’ora più tardi, un individuo nella corazza integrale nera e dorata del Ceadeus Barbadoro camminò a passi lenti nel Villaggio di Moga. Adam, Smith, Luke, il capovillaggio e tutti gli altri scattarono in piedi, incerti.
-… Skar?- Domandò Adam. L’individuo si tolse l’elmo, rivelando il viso sorridente e stralunato di Skar. Il villaggio esplose in un boato di gioia e ne seguirono giorni e giorni di festeggiamenti.
E così Adam e Skar, consci dei loro nuovi poteri, decisero di fondare un clan riconosciuto ufficialmente dalla gilda, il cui quartier generale venne stabilito nell’ormai disabitato Castle Schrade: esso venne completamente ristrutturato e dotato dei più moderni comfort e pian piano decine di giovani reclute si unirono al gruppo, dando genesi ad una stirpe di cacciatori delle cui mirabolanti imprese si sarebbe parlato per migliaia di generazioni.
La storia dei leggendari cacciatori Adam e Skar era appena agli inizi.


#2

Ti faccio un piccolo appunto banalissimo: in mh lo scudo è sulla destra, non sulla sinistra :wink:

Allora, aggiungo che è molto intrigante, l’unico consiglio che mi viene da darti è di ridurre gli spiegoni, farli piccoli piccoli. Insomma, sei su monster hunter square, qua in molti siamo dei veterani, dubito che a qualcuno serva sapere cos’è la gilda


#3

Complimenti! :clap: Mi è davvero piaciuta! Non vedo l’ora che arrivi la prossima parte.


#4

Riguardo all’appunto per carità tecnicamente hai ragione, ma essendo una storia non può seguire al 100% le meccaniche di gioco (se no col cappero un deviljho andava giù così banalmente), per cui ammetto di essermi preso qua e la qualche licenza in merito lol

Riguardo gli spiegoni, sono spiacente, ma la stanno leggendo anche amici che di mh non sanno granché, temo di non poterli evitare.
Senza contare che vorrei la mia storia fosse fruibile a veterani e non :slight_smile:

Ringrazio tutti per i complimenti comunque!


#5

VIVA GLI SPIEGONI, mhgen è il quarto capitolo a cui gioco e la cosa della gilda che è un organo politico non la sapevo (anche perché non mi sono mai particolarmente interessato alla storia) cmq davvero bella storia spero che il prossimo capitolo uscirà presto. Volevo anche sapere se hai scritto altre storie basate su mh? se si potresti mandarmi i link?


#6

Nu, è la prima :c
Ho scritto prevalentemente storie di fantascienza e una a sfondo Final Fantasy. Al momento ne sto scrivendo una fantasy, un thriller e questa.

Con l’occasione, posto il nuovo, breve pezzo che ho scritto ieri.
P.S. Non penso che siano classificabili come “capitoli”, sono più che altro “pezzi di capitolo” lol. Incollarli a pezzi viene facile a me in modo che appena ho qualcosa la posto, inoltre ho imparato che si leggono anche più volentieri in dosi più piccole. Magari quando finisco un capitolo, edito il primo post e lo metto per intero, in modo che il primo post diventi una specie di indice.


Una grossa creatura vagamente serpentiforme se ne stava rannicchiata sott’acqua, riposando. La schiena era prevalentemente blu dalla coda alla testa, irta di corna e spuntoni marroni, mentre la pancia, il sotto delle zampe, del collo e di parte della coda erano di un grigio chiaro quasi bianco.
In lontananza, due figure umanoidi impattarono pesantemente contro l’acqua, creando nuvole di bolle intorno a loro. Tale rumore non sfuggì al lucertolone dormiente, che spalancò gli occhi gialli e si riassestò, pronto alla battaglia contro questi due intrusi. Ora che non era più rannicchiato, si poteva osservarlo nella sua interezza: aveva una lunga coda, quattro zampe abbastanza muscolose, il collo lungo e largo come quello di un cobra e la testa decisamente rettiliana, vagamente somigliante a quella di un alligatore, con tanto di spaventose fauci appuntite come coltelli. Era un Lagiacrus, un drago sottomarino che poteva utilizzare l’elettricità che gli scorreva nel corpo per sferrare temibili attacchi elettrici. L 'essere ruggì ferocemente, per poi scagliarsi contro i due cacciatori, uno in corazza verde ed uno in corazza rossa.
Adam e Skar lo videro arrivare e si scansarono giusto in tempo per schivare una carica spietata del mostro. Estrassero quindi le loro armi, approfittando di quella posizione per colpire il mostro ai fianchi rispettivamente con un fendente ed un affondo di lancia.
Il Lagiacrus accusò il colpo, si girò con una zampata che colpì Skar alla spalla, facendolo arretrare senza causargli gran danni. Ora si rivolgeva a lui: spalancò le fauci e fece per attaccare, ma Skar parò il colpo con lo scudo, mentre Adam infliggeva un secondo fendente alla schiena del mostro, con violenza tale da spezzargli uno degli spuntoni marroni che vi crescevano. Tali spuntoni e le corna del Lagiacrus iniziarono ad illuminarsi di blu quando egli gemette. Skar si sbracciò per far allontanare Adam, ma sott’acqua la comunicazione era difficile. Una scarica elettrica si propagò dal mostro e colpì entrambi i cacciatori, facendoli rotolare via sott’acqua. In men che non si dica i nostri si rialzarono, tuttavia Adam venne colpito anche da una codata all’addome che lo fece indietreggiare solo di poco.
“Non male.” Pensò il ragazzo in armatura rossa, stringendo più forte la spada tra le mani.
Skar approfittò del fatto che il mostro si era distratto con Adam per puntargli la sua lancia-fucile al collo e sparare tre colpi dalla distanza, per poi ricaricare. Il mostro sembrò non accusare molto i colpi, ma Skar seppe che li aveva sentiti, perché si voltò verso di lui e ruggì nuovamente, propagando un’onda d’urto nell’acqua che Skar parò con lo scudo.
Adam, dietro il mostro, approfittò di quella posizione per affondare la sua lama nella coda del Lagiacrus. Essa resistette, ma Adam sferrò un altro micidiale fendente nello stesso esatto punto e l’ultimo metro e mezzo di coda del Lagiacrus venne amputato di netto. Il mostro guaì in preda al dolore, calando la testa. Da quella posizione, Skar potè fracassargli le corna con un tremendo colpo di lancia, come aveva fatto con il Deviljho, usandola come un martello. Il Lagiacrus, in balìa totale dei suoi aggressori, si rovesciò supino ed iniziò a nuotare via con andamento malfermo, in preda agli spasmi. Si avvicinò alla costa ed uscì dall’acqua con un balzo. Skar ed Adam si sbrigarono a nuotare verso quella direzione ed emersero dall’acqua, ma trovarono il Lagiacrus ad aspettarli con gli spuntoni illuminati di blu. Il mostro aprì le fauci e sparò due sfere azzurre di energia elettrica che colpirono in pieno Skar ed Adam, appena emersi dall’acqua e ancora con la guardia bassa. Skar volò via di qualche metro, cadendo in acqua, mentre Adam indietreggiò un paio di passi e si inginocchiò, puntando a terra anche il pugno, assorbendo in questo modo l’impatto. Si rialzò, volse il suo sguardo contro il Lagiacrus, estrasse il suo spadone e caricò il mostro, correndo con quanta forza avesse nelle gambe.
Skar si riprese dopo qualche istante, scosse la testa disorientato e poi tornò alla carica verso la terraferma. Uscì dall’acqua, sguainò la lancia e si trovò di fronte al Lagiacrus che giaceva su un fianco, totalmente inerme. Sul torace, lo solcava un’enorme cicatrice carbonizzata, probabilmente lasciatagli dal suo compagno Adam, che ora stava rinfoderando lo spadone. Skar non aveva mai messo K.O. un Lagiacrus così in fretta, mentre Adam non solo aveva posto fine alla vita del mostro in qualche minuto, ma sembrava anche indenne e, a dirla tutta, non sembrava nemmeno stanco.
-“Bella caccia, mi sono divertito!”- Esclamò Adam, avvicinandosi a Skar e dandogli una pacchetta sulla spalla.
-“Beh… è stata una caccia… rapida.”- Articolò Skar, stupito.
-“Già, questi Lagiacrus isolani non sono un granché. Un giorno ti darò una mano a cacciarne uno d’avorio.”- Fece Adam, sorridente.
-“D’avorio?”-
-“Sì, il Lagiacrus D’Avorio. È molto più potente di questi Lagiacrus comuni. Poi dovrebbe esisterne una variante ancora più potente, il Lagiacrus Abissale, ma non ho ancora avuto il piacere di incontrarne uno. Sai, il mio spadone infuocato e le cacce subacquee non vanno molto d’accordo.”- Spiegò Adam quindi, annuendo con veemenza.
-“Capisco. Wow, chi l’avrebbe mai detto che esistevano così tanti Lagiacrus.”- Rispose Skar, sognante, vedendosi già indossare una splendida armatura d’avorio.
-“Rimanda a dopo i viaggi mentali, Skar. Inizia a scuoiare questo drago, io vado a recuperarne le corna e la coda, sott’acqua.”- Invitò Adam, avviandosi verso l’acqua.
-“Certamente.”- Confermò Skar, estraendo un grosso coltello e mettendosi all’opera.

Qualche ora più tardi, i ragazzi avevano lasciato i nuovi materiali ricavati dal Lagiacrus all’abile fabbro wyvern del villaggio.
-“Finalmente mi porti questa roba, Skar, era ora. Non vedevo l’ora di completarti la corazza, sai? Raramente mi capita di lavorare con materiali pregiati come queste scaglie.”- Li accolse il piccolo artigiano. Era un essere minuto, dall’apparenza anziana, con delle sopracciglia folte e bianche. La sua pelle era giallastra e gli arti sottili non lasciavano presagire la grande forza che invece dimostrava, brandendo quel grosso martello da forgia come se fosse una piuma: tale era la fisionomia dei wyveriani.
-“Ciao vecchio Smith. Sì, non riuscivo mai a trovare il tempo a causa delle missioni della Gilda. Però ora il nostro amico mi ha chiesto di fare un viaggio con lui e, se dovessi accettare, vorrei essere pronto.”- L’artigiano wyvern scrutò il carrello di materiali che gli veniva offerto ed emise un ululato di soddisfatto stupore.
-“Mamma mia, quanta bella roba! Qui ti ci viene fuori altro che un elmo! Bene, bene, eccellente. Ah sì, comunque? Un viaggio? E questo ragazzo, chi sarebbe?”- Chiese il vecchietto.
-“Mi chiamo Adam, onorato.”- Si presentò Adam, facendosi avanti.
-“L’onore è mio, ragazzone. Ma che bella armatura Rathalos indossi, non avrei saputo fare di meglio. Sembra un po’ usurata, però. Se vuoi posso darti una mano a rinforzarla? Ah, beh, chiaramente posso farlo solo se mi porti qualche pezzo di Rathalos.”- Commentò l’artigiano, divagando completamente.
-“In effetti una rimodernata sarebbe quello che ci vuole, signor… uhm…”- Esordì il ragazzo con l’armatura rossa e nera.
-“Ah, grazie a quei geni dei miei genitori, il mio nome è in wyveriano antico, che risulta quasi impronunciabile per buona parte di voi umani. Per via del mio lavoro, mi chiamano “Smith”, pertanto se vuoi puoi fare altrettanto.”- Sminuì il vecchio fabbro. Adam annuì.
-“D’accordo, signor Smith.”-
-“Tornando a noi, che dicevate di questo viaggio?”- Sembrò ricordarsi quest’ultimo.
-“Ho proposto a Skar di venire a cacciare una preda molto ambiziosa con me. Vorrei assemblare una squadra d’elite di cacciatori.”- Spiegò Adam. Il vecchio sembrò pensieroso.
-“Una preda ambiziosa, eh? Te lo leggo negli occhi, andate a caccia di un Drago Anziano, eh?”- Adam arrossì vagamente, Skar invece ridacchiò.
-“Non ti si può nascondere nulla, vecchio Smith.”-
-“Sono stato giovane anche io, sapete. Avessi la vostra età, me ne verrei con voi al volo! Anche perché senza cacciatori nel villaggio non mi rimane molto da fare. Cosa dovrei forgiare? Cancelli e parti di nave? Che noia mortale…”- Si lamentò il vecchio wyveriano, facendo ridacchiare Skar ed Adam.
-“Quanto pensi ci vorrà per l’elmo?”- Chiese poi Skar.
-“Ragazzo mio, lo sai che sono il migliore, per domani sarà tutto pronto.”- Rispose l’artigiano, gonfiando il petto. Adam e Skar si scambiarono un cenno d’assenso.
-“Allora mentre l’elmo è in preparazione, mi metterò a pensare seriamente al nostro viaggio, Adam.”- Comunicò Skar. Adam annuì, posandogli una mano sulla spalla.
-“Io mi sono accampato nel bosco qui accanto. Se dovessi avere bisogno di qualunque cosa, sarò lì.”-


#7

potresti mandarmi le storie di fantascienza?


#8

Carissimo, apprezzo l’interessamento, ti piace davvero così tanto come scrivo? [si commuove]
Ti farò avere sicuramente qualcosa nei prossimi giorni ^^


#9

Grazie mille :grinning:


#10

-“Wow, ti sta divinamente, Skar.”- Furono le parole di saluto di Adam, il giorno dopo. Skar si era recato al suo accampamento di primo mattino, per chiedergli di accompagnarlo a raccogliere dei materiali.
-“Ti ringrazio, Adam.”- Il ragazzo dagli occhi ambrati indossava un’elegante armatura celeste e bianca, con degli spuntoni arancioni sulle spalle e sulla sommità dell’elmo, che il ragazzo non indossava per farsi riconoscere da Adam. Sembrava un’armatura abbastanza leggera, ma l’apparenza ingannava: era fatta delle coriacee scaglie del Lagiacrus. Il petto e le spalle erano rinforzati da placche di corazza supplementari, così come i gomiti. Il torso duro dell’armatura staccava con il materiale più morbido dei fianchi, la pelle del drago elettrico, che terminava quasi al ginocchio del cacciatore, come se fosse un lungo cappotto. L’elmo era integrale ed, esclusa la lunga cresta arancione, piatto. Era quasi tutto celeste, inclusa una lastra di metallo sporgente che copriva il mento del cacciatore; sul viso tuttavia vi era una sorta di maschera supplementare bianca, con un piccolo foro unico da dove il cacciatore poteva guardare fuori. L’insieme risultava in un’armatura semplice, elegante e minacciosa.
-“Cosa dobbiamo raccogliere?”- Chiese Adam, mentre i due si addentravano nel bosco.
-“Funghi blu, erbe e miele. Se ci scappa, anche qualche insettamaro”- Adam fece mente locale e contò gli ingredienti sulle dita. Poi si sciolse in un gran sorriso.
-“Prepari medicine per il viaggio?”- Skar arrossì sotto l’elmo e distolse lo sguardo.
-“Lo so che devo prendere una decisione al più presto, ma vorrei pensarci per quest’ultima mattinata. A pranzo ti darò la risposta definitiva. Ovviamente se dovesse essere affermativa, non voglio trovarmi impreparato, ergo ho deciso di raccogliere un po’ di ingredienti, che comunque non fanno male.”- Adam sorrise ed acconsentì, sperando per il meglio.
La verità era che, in cuor suo, Skar aveva già deciso. Chi voleva prendere in giro? Era da quando Adam glielo aveva proposto, che aveva iniziato a prepararsi per il viaggio. Prima finendo di farsi forgiare l’armatura Lagiacrus, poi raccogliendo materiali. Si era ingannato, convincendosi che erano cose che prima o poi avrebbe dovuto fare e che aveva solo preso la palla al balzo, se poi gli fossero servite per il viaggio tanto meglio. Buffonate, lo sapeva benissimo che non ci sarebbero stati “se”: dal momento in cui Adam si era presentato, Skar aveva avuto la sensazione che la sua vita avrebbe avuto una svolta. Sentiva che presto se ne sarebbe andato dal villaggio.
La verità era che sarebbe partito e lo sapeva, gli serviva solamente del tempo per convincersi che fosse la cosa migliore.
-“Hai già raccolto altri consensi per questo viaggio?”- Chiese improvvisamente Skar.
-“Uno solo, per ora. Si tratta di un abilissimo spadaccino di nome Luke.”- Spiegò Adam, scrollando le spalle.
-“Capisco. E ti sta aspettando da qualche parte?”- Indagò Skar, curioso.
-“Al Porto di Tanzia, ha una stanzetta affittata in una locanda. Non ti preoccupare, comunque, questa faccenda non deve metterti fretta nella tua decisione. Luke aspetterà quanto c’è da aspettare. È un tipo silenzioso, non starà male da solo.”- Si affrettò ad aggiungere Adam, abbassandosi un momento per raccogliere un piccolo funghetto blu che gli stava per sfuggire.
-“Capisco, ok.”-
-“Ehi, Skar, ecco cosa mancava. Dove diavolo è la tua lancia?”- Sbottò all’improvviso Adam, indicando il suo compagno, che al momento era equipaggiato con uno scudo dall’aria piuttosto leggera ed una spada di cui si intravedeva solo l’elsa rossa agganciata alla vita. -“È da stamattina che cerco di capire che cosa manca al tuo solito look.”- Skar ridacchiò.
-“Non la ho portata, è un’arma troppo ingombrante se devo solo raccogliere materiali.”- Il ragazzo si fermò un secondo ed estrasse la spada per mostrarla ad Adam: era un corto spadino ad una mano, con la lama verde ricamata finemente, con la punta divisa in due. -“Ho portato il mio Secta Nulo, una spada paralizzante ricavata da pezzi di Bnahabra.”-
-“Bnahabra? Sono quella specie di Vespoid che girano da queste parti, vero?”- Indagò Adam, pensieroso.
-“Precisamente. È un’arma molto leggera, va benissimo per scampagnate come questa in cui devo solo… raccogliere funghi.”- Spiegò Skar, con fare noncurante, rinfoderando l’arma e proseguendo nella sua missione di raccolta.
-“Adoro come analizzi ogni singola azione della tua vita con pragmaticità senza rendertene conto.”- Esternò Adam, ridacchiando soavemente. Skar ne fu vagamente imbarazzato, ma il casco integrale della Lagiacrus non lo lasciò intendere. I due cacciatori passarono buona parte della mattina a raccogliere materiali e poi li portarono alla capanna di Skar, dove pestarono gli ingredienti, li diluirono e mischiarono sino ad ottenere svariati tipi di medicinali.
-“Era da un pezzo che non facevo un’uscita solamente per prendere risorse. Stavo agli sgoccioli.”- Notò Skar, chiudendo infine il baule che conteneva le sue cose.
-“Sono quei piccoli compiti ingrati che non va di fare a nessuno ma che prima o poi bisogna fare.”- Si accodò Adam, incrociando le braccia.
-“Andiamo a pranzo?”- Propose Skar al suo interlocutore, che annuì con veemenza. I due raggiunsero la mensa felyne del giorno prima ed ordinarono un pasto abbastanza leggero a base di pane e pesce.
-“Per quanto riguarda il nostro viaggio…”- Esordì Skar.
-“Viaggio?”- Lo intercettò una squillante voce femminile. Una ragazza vestita con un abito moderatamente elegante e stranamente coprente, per quel villaggio, si avvicinò ai due cacciatori. Sembrava quasi una specie di divisa scolastica, con le lunghe calze bianche, la gonna nera, la camicetta bianca ed un bel fiocco rosso al collo. Completava il quadro un cappello rosso che poteva rassomigliare quello di un marinaretto. Era una delle divise della Gilda, la ragazza era appunto la referente della Gilda di quel villaggio, si occupava dello smistamento delle missioni.
-“Ehi, Zuccherino. Come stai?”- Salutò Skar.
-“Non cambiare argomento, ho sentito che parlavi di un viaggio. Te ne vai? Dove vai?”- Lo bombardò la ragazza, con fare severo.
-“Questo gentiluomo seduto accanto a me mi propone un viaggio di lavoro, in cui lo aiuto a cacciare un Anziano in cambio di trentamila Zenny.”- Spiegò Skar, scrollando le spalle.
-“Piacere, Adam.”- Si presentò quest’ultimo, sentendosi chiamato in causa.
-“Trentamila Zenny?!? MA… è una cifra esorbitante! Aspetta… un ANZIANO? Non se ne parla, Skar, è fuori dalla tua portata, ti prego, ti farai solo ammazzare! Certo, però, trentamila non sono pochi. In quanti sareste?”- La ragazza non diede segno di aver visto né sentito Adam, continuò il suo pseudo-monologo parlando come una mitragliatrice e con sbalzi di tonalità che facevano sobbalzare i due cacciatori.
-“Zuccherino, per favore, non urlare, lo sai che ho l’udito sensibile.”- La pregò Skar, indicandosi le orecchie con sguardo supplichevole.
-“La mia idea era di essere almeno in cinque, cinque tra i cacciatori migliori di tutto il mondo. Sto viaggiando in lungo e in largo in cerca di persone che stuzzichino il mio interesse, e Skar è uno di essi.”- Spiegò Adam. La ragazza lo scrutò dubbiosa.
-“Deduco che non sia una missione della Gilda, allora?”- Chiese dunque.
-“Affermativo, saremo una squadra di professionisti pagata dal sottoscritto.”- Confermò l’abile cacciatore dagli occhi verdi.
-“Skar, dovrei ricordarti quanto rischioso sia operare aldifuori della Gilda, se doveste trovarvi nei guai nessuno verrà a salvarvi! E se dovesse succederti qualcosa, cosa farei poi io?”- Skar sospirò e calò il silenzio, in cui Adam osservò prima lei e poi lui, e poi lei nuovamente, poi gli si accese una lampadina.
-“Ah… ma voi due siete… state insieme?”- Chiese, dunque. Skar rise di gusto e quasi si strozzò con il cibo.
-“Ma certo, stiamo per sposarci.”-
-“E piantala di scherzare, Skar! Se dovessi morire, la Gilda non manderebbe mai più missioni in questo villaggio e io verrei licenziata, il che potrebbe succedere comunque se stai via per troppo tempo! Senza contare le tragedie varie che potrebbero succedere a questa povera gente senza avere un cacciatore a difenderli a portata di mano.”- Sbottò la ragazza, chiarendo le idee ad Adam. Skar sospirò nuovamente e bevette.
-“Ora capisco meglio la situazione, Skar. Non serve che tu decida ora, puoi prenderti dell’altro tempo, non immaginavo che la cosa fosse così delicata.”- Si premurò Adam, ponendo una mano sulla spalla di Skar scrollò le spalle.
-“Zuccherino la ingigantisce un po’ ma non nego che è un tarlo che fatica ad abbandonarmi. Eppure…”- Esordì Skar.
-“Eppure cosa? Non starai pensando seriamente di partire?”- Fece la ragazza, arrabbiata.
-“Il fatto è, Zuccherino, che Adam mi ha fatto notare una cosa. Se rimarrò per sempre in quest’isola a cacciare i mostri di quest’isola, non migliorerò mai come cacciatore. Rimarrò stagnante nella mia pozza di mediocrità. Che cosa faremmo se domani, chessò, dovesse apparire un altro Deviljho? E magari attaccasse direttamente il villaggio all’improvviso, senza darmi il tempo per organizzare le trappole? E se attaccasse qualcosa di anche peggio del Deviljho? Se attaccasse un Alatreon o qualche altro Anziano? Se continuo a prendermela con i Qurupeco, non sarò mai in grado di affrontare altro.”- Vomitò Skar tutto d’un fiato, facendo tentennare la ragazza.
-“Ma fino ad ora è sempre bastato questo…”-
-“Fino ad ora sì, ma domani? Sono l’unico cacciatore di questo villaggio e in quanto tale ritengo di avere delle responsabilità ben precise. Responsabilità a cui non sempre riuscirò a tener fede, Zuccherino, se il mio livello rimane statico. Questo viaggio mi offre l’opportunità di vedere altre parti del mondo, confrontarmi con realtà di altri cacciatori, affrontare nuovi mostri più pericolosi. Insomma, di crescere.”- Aggiunse Skar, facendo calare il silenzio. Zuccherino sembrò passare dalla rabbia alla tristezza più totale: Adam si stupì a tale cambiamento repentino, constatando un’emotività esagerata, quasi comica, nella ragazza.
-“Verrò con te, Adam.”- Dichiarò dunque Skar, alzandosi dal tavolo e tendendo la mano verso il suo nuovo compagno. Egli si avvicinò e la strinse vigorosamente, con un sorriso da orecchio a orecchio e un’espressione infuocata: le loro mani si strinsero con virilità ed i due si scrutarono reciprocamente nel silenzio creatosi.
-“Sarò onorato di averti al mio fianco, Skar della Costa di Moga.”- Pronunciò Adam, solenne. Poi si rivolse alla ragazza, indicando Skar. -“Te lo riporterò tutto intero, non temere.”- Ammiccò dunque. La ragazza scoppiò in un pianto esagerato, inginocchiandosi a terra, lasciando Adam e Skar interdetti. Il ragazzo dagli occhi ambrati fu il primo a riprendersi e ad avvicinarsi alla ragazza, consolandola, mentre Adam si risiedeva sulla grossolana sedia in legno intagliato della mensa. Osservò Skar che portava via la ragazza dandole delle leggere pacche di conforto sulla schiena e, sentendo i singhiozzi allontanarsi, si rivolse al felyne che da dietro il bancone seguiva la scena con gli occhi spalancati.
-“Penso di piacerle.”-


#11

Ovviamente non voglio interferire con la tua opera, questo è solo un consiglio che mi è venuto in mente: in futuro potresti marcare il fatto che la missione si possa fare in 5 poichè non è una missione commissionata dalla gilda, che invece ha il limite a 4 per un motivo di trama (o meglio, di lore) ben preciso, non è solo gameplay


#12

A dire il vero non ho mai giocato multiplayer, avendo solo mh3u, acquistato quando i server già erano chiusi, quindi nemmeno sapevo ci fosse un limite, cinque è un numero che ho sparato un po’ a caso xD
Lo terrò a mente comunque per il futuro, grazie.


#13

Il limite è 4 cacciatori ed è stato messo dal capo della gilda, cioè il fratello del capo di kokoto. La limitazione è stata messa per commemorare la morte della moglie di quest’ultimo, avvenuta in una caccia (indovina un po’) fatta da 5 cacciatori contro un monoblos


#14

(Colgo questo nuovo post come occasione per ringraziare Cor_Tauri delle preziose informazioni \ò)


La mattina dopo, Adam e Skar si alzarono di buon’ora. Informato del viaggio, l’anziano e bonario capo del villaggio fece dono a Skar di una sorta di carretto in legno, simile a quello che aveva usato per trasportare le botti di esplosivo intorno al Deviljho, solo un po’ più solido ed elaborato. Skar vi pose le sue cose e, tra i pianti disperati di Zuccherino (che lo seguì praticamente strisciando fino all’imbarcazione) ed il caloroso saluto del resto del villaggio, si avvicinò alla nave mercantile che lo avrebbe portato al Porto di Tanzia.
-“Aspettate!”- Esclamò una voce roca. I due cacciatori si voltarono verso colui che li stava chiamando, identificandolo nel vecchio Smith, il fabbro wyveriano.
-“Vecchio Smith, cosa… dove andate con quella roba?”- Il vecchio infatti si stava avvicinando con un voluminoso fagotto verde, più grande di lui, probabilmente ricolmo di attrezzi da forgiatura.
-“Senti un po’, lo sai cosa forgiavo prima che tu venissi qui?”- Chiese lui, stizzito.
-“Cancelli e pezzi di barca? Credo tu me l’abbia raccontato qualche decina di volte.”- Lo schernì Skar. Il vecchio sbuffò, posando a terra il suo ingombrante fagotto.
-“Cancelli e pezzi di barca, esattamente. E sai cosa non ho più voglia di forgiare in tutta la mia vita?”-
-“Sospetto che la risposta sia cancelli e pezzi di barca.”- Lo anticipò Skar.
-“Cancelli e pezzi di barca, precisamente. Quando sei arrivato tu, Skar, hai iniziato a portarmi dei materiali pregiati su cui valeva davvero la pena di lavorare, chiedendomi di forgiarti delle armature, il che per me era un sogno che si realizzava. E chi l’avrebbe detto che sarei riuscito a diventare il fabbro personale di un cacciatore anche qui, in questa sperduta isola remota? Fatto sta che, per sopperire alla mia mancanza, ho insegnato a Junior ed un altro paio di ragazzi a forgiare i famosi cancelli ed i pezzi di barca che servivano di routine, perché io ero impegnato a fare le armature. Ed ora… non vedo perché, visto che loro sono perfettamente in grado di continuare con il loro entusiasmante operato, dovrei rimettermi io a forgiare cancelli. E pezzi di barca.”- Spiegò l’anziano wyveriano, accendendosi una lunga pipa. Essa scintillò di un poco incoraggiante color verde acido e poi iniziò a fumare.
-“E quindi?”- Insistette Skar.
-“E quindi, ho deciso. Vengo con voi. Sempre se la compagnia di un vecchio può essere gradita.”- Terminò, rivolgendosi ad Adam.
-“Un abile fabbro wyveriano vorrebbe accompagnarmi nella mia avventura ed io dovrei sognarmi di rifiutare? Se è sicuro di non creare problemi al villaggio, accetto la sua candidatura con gaudio.”- Esclamò Adam, tendendo la mano al fabbro, che la strinse con un sorriso sghembo.
-“Benissimo, allora è deciso. Solo, non darmi del “lei”, mi fai sentire più vecchio di quanto non sia.”- Chiese il vecchio, ridacchiando e contagiando Adam e Skar.
E così il gruppo, arricchito di un nuovo, prezioso alleato, salì sul mercantile diretto a Tanzia.
Tanzia era un notevole snodo commerciale: non era densamente abitata, ma vi erano decine di attività commerciali. Fabbri, pescivendoli e rivenditori di vario genere, ristoranti, alberghi e chi più ne ha più ne metta: era sicuramente una delle principali arterie commerciali del tempo. Adam indicò un albergo dall’aria semplice ma accogliente, posto a breve distanza dal mare.
-“Aspettatemi qui al molo, non vorrei lasciare il nostro carretto incustodito. Vado a chiamare Luke, ci vorrà qualche minuto.”- Dispose Adam. Skar ed il fabbro annuirono, posandosi al carro con le braccia conserte, attendendo il loro nuovo compagno di viaggio.
-“Sei in ansia, giovane Skar, te lo leggo negli occhi.”- Mormorò il fabbro, rimestando la pipa per non far spegnere la brace che vi bruciava dentro. Skar lo scrutò, poi sospirò.
-“Come potrei non esserlo? Chissà se sarò all’altezza delle aspettative di Adam. Vecchio Smith, in tutta onestà non mi considero tanto in gamba quanto vuole farmi credere Adam. E se avesse preso un abbaglio?”-
-“Tutto è possibile, ragazzo mio. Ma questo non lo saprai se non farai del tuo meglio.”-
-“E se il mio meglio non fosse sufficiente?”- Sospirò Skar, esasperato.
-“Se il tuo meglio non fosse sufficiente… direi che hai ben altro di cui preoccuparti, non penserei molto a deludere Adam. Mettiamo che siamo contro l’Anziano e all’improvviso il tuo meglio “non bastasse”. Che fine pensi che potresti fare?”- Fece notare il saggio fabbro, facendo deglutire Skar.
-“Incoraggiante.”-
-“In un certo senso, lo è. Questo ti insegna che devi dare sempre il meglio di te stesso, e non lo devi fare per non deludere gli altri, lo devi fare per te stesso. Per quanto riguarda Adam… credo che sappia quel che fa, non mi è sembrato per nulla uno sprovveduto. Se è venuto fino al dimenticato Villaggio di Moga solamente per chiederti di venire con lui, peraltro senza nemmeno essere sicuro che avresti accettato… significa che si fida molto di te e delle tue capacità. Non sei il primo cacciatore che vede, lo hai sentito, fa il cacciatore da più di cinque anni. Hai idea di quante persone abbia visto?”- Lo fece ragionare il fabbro wyveriano.
-“Eppure è venuto a cercare me.”- Osservò Skar.
-“Esatto. Francamente, non ho idea di come siano gli altri cacciatori, ma tu mi sembri davvero in gamba Skar. Mi voglio fidare dell’intuizione di quel ragazzo e, di conseguenza, delle tue capacità.”- Concluse il vecchio Smith. Skar venne colpito da quelle parole, parole che aveva rivolto lui stesso al giovane Adam, giusto un paio di giorni prima.
“Io credo che tu ci creda fermamente, e sono disposto a fidarmi della tua intuizione”
Fidarsi della sua intuizione, la sua intuizione implicava anche l’alta opinione che aveva di Skar? Probabilmente sì, e lui si era dichiarato disposto a fidarsi. Un po’ rasserenato, ma non del tutto convinto, Skar si mise il cuore in pace e decise, almeno ragionevolmente, di fidarsi di Adam completamente.
Tempestivo fu l’arrivo di quest’ultimo, che faceva da cicerone ad un altra figura alle sue spalle, indicandogli il carretto. Skar li salutò con la mano, osservando l’uomo che si ergeva dietro Adam. “Si ergeva” erano proprio le parole più indicate per descrivere la figura: era alto, immensamente, almeno due metri, se non qualcosina in più, ulteriormente pompato dal generoso cappello in vimini piatto e schiacciato che indossava, sulla cui sommità era posta una piuma rossa ornamentale. Skar riconobbe la divisa, era un Dogi Yukumo, un tradizionale abito da spadaccino. Le spalle erano scoperte, tuttavia un paio di maniche blu coprivano il braccio dal bicipite in giù, preludio ad un paio di guanti del medesimo colore. E sempre del medesimo colore era la semplice camiciola con il colletto alto che il cacciatore indossava sul torso. Alla cinta, portava una sorta di drappo arancione molto ampio, che gli copriva una gamba fino quasi al ginocchio. Indossava inoltre degli ampi pantaloni molto larghi tutti blu, con delle decorazioni arancioni vicino alla caviglia. I piedi, quasi nascosti dallo strascico del pantalone, lasciavano intravedere una sorta di sandalo in legno. Adagiata sulla schiena del cacciatore, una meravigliosa e sfavillante katana con la lunga lama seghettata sul lato non affilato. L’impugnatura era nera e blu, con minorissime decorazioni gialle, che però dimostravano la cura con cui era stata forgiata l’arma.
-“Ragazzi, lui è Luke.”- Lo presentò Adam. Egli si scostò il capello dal viso, dimostrandosi un ragazzo più o meno della stessa età di Adam, con il volto magro, una chioma di capelli castani ribelle, dei profondi occhi grigi ed un appuntito pizzetto sporgente.
-“Salve a tutti.”- Salutò egli, tetro, senza accennare a un sorriso.
-“Salve, piacere, sono Skar.”- Si presentò il cacciatore dagli occhi ambrati, offrendo la mano che venne pigramente stretta dal suo alto interlocutore.
-“Molto piacere, puoi chiamarmi Smith.”- Si presentò invece il fabbro. Per stringergli la mano, Luke dovette letteralmente inginocchiarsi, per poi rialzarsi con flemma.
-“Prossima tappa, Adam?”- Chiese dunque Skar, messo vagamente a disagio dal silenzio innaturale di Luke, che non proferì parola per tutto il resto del tempo né diede altri particolari segni di essere vivo.
-“C’è un ultima persona con cui vorrei parlare per chiedergli se vuole unirsi a noi, dopodiché potremo iniziare la nostra ricerca.”- Mormorò Adam, con una vena scoraggiata che non sfuggì a Skar.
-“Qualcosa non ti convince?”- Si premurò quindi. Adam scosse la testa.
-“Questo cacciatore di cui andremo in cerca ha delle capacità veramente eccezionali, probabilmente è il migliore cacciatore che abbia mai conosciuto. C’è solo un piccolo problema.”- Terminò Adam, pensieroso.
-“Sarebbe?”-
-“Non vuole più fare il cacciatore.”-


#15

Questa parte è stata davvero davvero bella, complimenti


#16

Ti ringrazio, anche se dobbiamo ancora entrare nel vivo mi fa piacere sia apprezzabile ^-^

(P.s.
Mi sono accorto di un piccolo errore che ho sistemato. )


#17

In una stretta locanda piuttosto affollata, una figura alta e massiccia se ne stava seduta su uno sgabello, con un grosso attrezzo tra le mani: una cornamusa di metallo. Indossava un mantello con un cappuccio verde acido, probabilmente in pelle di Slagoth, mentre indossava abiti color sabbia al di sotto di esso, inclusi un paio di guanti con le dita scoperte.
Soffiava e premeva tasti ritmicamente, e dai tubi dello strumento musicale si propagava una musica piacevole e forte, che faceva esultare gli omaccioni armati di boccali di birra che si affollavano intorno al palco, rialzato di una quarantina di centimetri.
L’interno della locanda era prevalentemente in legno, ed in fondo ad essa si era fermato un gruppo di cacciatori a noi ben noto. Terminata la sua canzone, il suonatore si alzò dal minuscolo sgabello su cui stava accomodato e scese dal palco.
-“Devo interrompere lo spettacolo solo per qualche minuto, signori, scusate.”-Si congedò, gentilmente, dal suo pubblico. Prese a camminare verso i tre avventori bardati con le loro armature che li rendevano fin troppo appariscenti: soprattutto lo spadone di Adam, era impossibile non guardarlo. Quest’ultimo era di spalle e non si accorse dell’arrivo del musicista, tantomeno diede cenno di averlo visto Luke, che si era accomodato sulla sedia stiracchiandosi completamente, occupando un quarto del locale da solo.
-“Ehm…”-Fu quindi Skar ad accorgersene per primo, indicandolo e tentando di attirare l’attenzione di Adam. Egli si voltò e fece un gran sorriso al suonatore di cornamusa.
-“Ehilà Dave. Bello spettacolo, mi è piaciuta la canzone di stasera.”- L’uomo chiamato Dave si guardò intorno dubbioso, scrutando Adam con fare inquisitorio.
-“Che ci fai qui, Adam? Sei di nuovo qui per tentare di convincermi?”-Tagliò corto, il suonatore Dave.
-“Sono venuto a mostrarti che alla fine qualche compagno di viaggio lo ho trovato, hai visto? Sono due professionisti, questi qui.”-Si vantò Adam, allargando la sua posizione sulla sedia.
-“We.”-Salutò Luke, per poi tornare ad immergersi nella silenziosa contemplazione delle proprie mani giunte sopra l’addome.
-“Piacere, Skar… non sono un professionista.”-Non riuscì a non aggiungere Skar, suscitando una risata di Adam con annessa pacca sulla spalla. Skar pensò tra sé e sé che viste le poderose pacche di Adam, la nuova armatura Lagiacrus non sarebbe durata molto.
-“Fa il modesto. Ha steso un Deviljho da solo.”-Dave salutò Skar con un cenno ammirato e sorpreso, quest’ultimo avrebbe voluto controbattere parlando della lunga preparazione ma si disse che sarebbe stato inutilmente polemico pertanto lasciò perdere.
-“Sono contento che tu abbia trovato qualcuno per accompagnarti nella tua folle impresa, Adam. Siamo amici da una vita e ti voglio bene, ma lo sai che questo non è più il mio mondo.”-Adam sorseggiò dal suo calice che conteneva un liquido rossastro dall’aria alcolica, facendo un mezzo sorriso.
-“Lo sai che è nella tua natura. Sei nato per essere un cacciatore, benedetto alla nascita con forza e resistenza sovraumane. Tutto in te è caccia, persino la cornamusa che stringi in mano or ora e che ti piace strimpellare in questi locali per sbarcare il lunario, in realtà non è altro che un corno da caccia. Prima lo accetterai, prima sarai in pace con te stesso e potrai vivere serenamente.”-Pronunciò Adam, solenne. Dave parve innervosirsi e distolse lo sguardo.
-“È vero, è un corno da caccia. La noia del cacciare prede sempre uguali mi aveva sconfitto a tal punto da provare con armi diverse, in modo da sperimentare nuove tattiche, ma non c’è stato nulla da fare: la facilità dei compiti assegnatomi era disarmante, non c’era brivido, non c’era avventura, nessun mostro riusciva veramente a mettermi alla prova. Quando ho provato questa cornamusa di metallo, ho scoperto che emetteva un suono e che questo suono mi piaceva, e ho scoperto la mia vera vocazione. Ora sono sereno, Adam, perché devi venire a sconvolgermi la vita?!”-Sbottò egli dunque, in un crescendo di rabbia.
-“Perché questa non è la tua vita, e lo sai benissimo anche tu! E se tu decidessi di affrontare con me questo Anziano… scopriresti che non è una preda semplice come le altre. Potrebbe essere una sfida degna di questo nome, finalmente! Potresti specializzarti nella caccia agli Anziani! Ci sono un migliaio di opportunità!”-Protestò Adam, infervorato ma senza perdere il suo tono entusiasta contagioso.
-“Non sai nemmeno se questo coso esiste o no! E smettila di decidere tu cosa è meglio per la mia vita!”-Fu la categorica risposta di Dave, prima di dare le spalle ad Adam ed andarsene.
-“Lo senti, vero Dave?”-Chiese Adam, a mezza voce, facendo fermare Dave, che non si voltò ma tese un orecchio. -“Il richiamo della caccia. Lo so che lo senti, non puoi non sentirlo.”-Dave non rispose subito, strinse un pugno, come se fosse stato colpito ad un punto scoperto. Poi tornò ad allontanarsi.
-“Abbi cura di te, Adam.”-Salutò, freddamente.
-“Saremo in un accampamento poco fuori città fino alle dodici di domani mattina! Sai dove trovarmi, se vorrai venire con noi! Pensaci davvero, ti chiedo solo questo, Dave, pensaci!”-Esclamò Adam a voce alta ad un Dave ormai lontano, che si apprestava a riprendere il suo spettacolo musicale.

La mattina dopo, il gruppo si svegliò ad un orario generoso, cucinò sulla fiamma viva del pesce pescato da Skar ed attese l’orario della partenza solennemente. Adam era seduto sul carro e tamburellava con un piede tradendo l’impazienza, Skar se ne stava a terra intento a tenere viva una fiamma indebolita dal vento, mentre Luke se ne stava completamente sdraiato sull’erba, abbracciato alla sua lunghissima katana.
Delle campane risuonarono in lontananza, improvvisamente.
-“È mezzogiorno.”-Osservò l’anziano fabbro wyveriano, mentre lucidava il suo enorme martello da forgia, tentando di liberarlo da un’impurità piuttosto coriacea. Adam sospirò.
-“Aspettiamo ancora mezz’oretta. Verrà, deve venire.”-Fece quindi, stringendo un pugno vagamente frustrato. Skar allora smise di rimestare il fuoco e si voltò a guardarlo: sembrava preoccupato e distante, probabilmente temeva che il suo amico non sarebbe venuto. Con la coda dell’occhio lanciò uno sguardo anche a Luke, che aveva l’aria di essere profondamente addormentato. Aveva già fatto l’errore di credere che dormisse e parlare di lui in terza persona solamente per sentirlo mormorare “sono sveglio” con quel suo inquietante tono pacato e profondo, pertanto non disse nulla.
Il fabbro wyveriano scrollò le spalle all’esternazione di Adam e continuò a lucidare il suo martello con più foga, passandolo occasionalmente sopra la fiamma sperando di sciogliere l’incrostazione.
Mezz’ora passò, abbondante, ma nessuno lo fece notare ad Adam. Ad un certo punto, Skar disegnò un cerchio a terra con un rametto, poi pose il rametto in piedi giusto al centro, affondandolo nel terreno, ed osservò l’ombra di quest’ultimo posarsi su uno dei bordi della figura geometrica.
-“È quasi l’una e venti, Adam. Credo che non verrà.”-Adam osservò il suo compagno di squadra e la rozza meridiana che aveva abbozzato sul pavimento, quindi sospirò. Non trovò nulla da ribattere, ma si concesse ancora dieci minuti di attesa.
Ma fu inutile, Dave non si presentò, né si sarebbe presentato se avessero aspettato anche una settimana. Allora Adam prese la, seppur sofferta, decisione di partire senza di lui. Radunò il suo gruppo e partì verso la loro prima meta: una catena montuosa ghiacciata abbastanza distante da dove si trovavano ora, denominata Cresta dell’Agnaktor per via della sua forma ripida simile appunto alla cresta di questo temibile mostro lavico.


#18

Mh, la cresta dell’agnaktor eh? Penso di poter intuire il mostro che potrebbero trovarci…


#19

Ragazzi un piccolo avviso, non ho abbandonato la storia, ma c’è un concorso di scrittura con in palio una sponsorizzazione che… non dico che lo vorrei vincere perché è utopistico, ma quantomeno vorrei classificarmi.
Scade il 15 ottobre, quindi fino a quella data darò priorità prevalentemente allo scritto per quel concorso (in quanto ne ho dovuto iniziare uno nuovo).
Quindi nulla, probabilmente questa storia di MH rallenterà o andrà in pausa.


#20

Ma certo, fai bene. Poi dicci come va :kissing_heart:

Cosa stai scrivendo per questo concorso? Se è legittimo chiedere